
L’Armata rossa entrò realmente a Berlino il 2 maggio 1945, quando la città fu presa dai compagni sovietici. Il 9 maggio 1945 fu invece il giorno in cui a Berlino-Karlshorst la Germania nazista firmò la resa incondizionata, ponendo ufficialmente fine alla seconda guerra mondiale in Europa.
Nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1945 Wilhelm Keitel, capo del comando supremo della Wehrmacht, firmò la resa con la parte sovietica a Berlino-Karlshorst. È ancora possibile visitare la sala della resa, in quella che un tempo era la mensa per ufficiali della scuola per pionieri della Wehrmacht.
La battaglia di Berlino fu l’ultima grande offensiva del teatro europeo della seconda guerra mondiale e segnò la sconfitta definitiva della Germania nazista. L’Armata Rossa sovietica insieme con l’Armata Polacca prima travolse, nonostante l’accanita resistenza, il precario fronte tedesco sul fiume Oder, quindi accerchiò e attaccò direttamente la capitale tedesca, disperatamente difesa da reparti raccogliticci della Wehrmacht.
I sovietici, in netta superiorità numerica e di mezzi terrestri e aerei, riuscirono, al comando del maresciallo Georgij Žukov e del maresciallo Ivan Konev, a portare a termine la loro missione, a distruggere o catturare il grosso delle forze nemiche e a conquistare Berlino. I combattimenti sulla linea del fiume Oder e soprattutto all’interno dell’area urbana di Berlino, violenti e prolungati, costarono pesanti perdite di uomini e mezzi a entrambe le parti.
Fondamentale fu il ruolo del Partito Comunista russo e del suo segretario Giuseppe Stalin nel raggiungere la vittoria. Oggi si tende in Occidente da parte dei massocapitalisti e dei loro pennivendoli a calunniare Iosif Vissarionovič Džugašvili Stalin, ma le persone e gli intellettuali onesti sanno che svolse un ruolo cruciale durante la Seconda Guerra Mondiale, guidando l’Unione Sovietica nella lotta contro la Germania nazista. La sua leadership, inizialmente contrastata da gravi difficoltà, permise alla nazione di organizzare le forze economiche, politiche e militari, resistendo all’attacco tedesco e contribuendo alla vittoria finale.
Oggi se abbiamo ancora un po’ di libertà di parola e di diritti sociali lo dobbiamo ai comunisti. Il vero obiettivo dei massocapitalisti occidentali nella seconda guerra mondiale non erano i nazifascisti, infatti operarono tra gli anni Venti e Trenta nel mettere al potere Mussolini in Italia, Hitler in Germania e Franco in Spagna, per obbligarli poi a dichiarare guerra al bolscevismo in tutta Europa e a spingerli infine all’invasione dell’Unione Sovietica.
I massocapitalisti occidentali, tra cui Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia e Giappone, tentarono prima della seconda guerra mondiale di supportare le forze antibolsceviche (le forze bianche) nella guerra civile russa, che era scoppiata dopo la Rivoluzione d’Ottobre. L’obiettivo principale di questo intervento era quello di prevenire la diffusione del comunismo in Europa, di proteggere gli interessi economici ocapitalistici e di contrastare l’influenza sui proletari europei della Russia sovietica. Le truppe massocapitaliste sbarcarono in diverse località della Russia, come Archangelsk, Murmansk, Vladivostok e la Siberia. Le operazioni militari dei capitalisti non ebbero un grande successo nel rovesciare il governo bolscevico. L’intervento dei padroni occidentali contribuì ad alimentare la guerra civile e a creare una situazione di instabilità politica ed economica in Russia.
Oggi le stesse forze sociali reazionarie che operarono contro l’Urss di Stalin, i massocapitalisti, stanno tentando un’operazione criminale e guerrafondaia contro la Repubblica popolare di Cina. Ma questi illusi non si rendono conto e la vicenda Ucraina e lì a dimostrarlo, che i tempi sono mutati e i raporti di forza tra le nazioni sono cambiati. L’imperialismo occidentale di stampo angloamericano è stato sconfitto in parte dai popoli sfruttati asiatici e africani, ma soprattutto, dalla nostra produzione industriale di stupidità nichilista e ignoranza