domenica, Agosto 9

I TORTI DI COLORO CHE HANNO VANDALIZZATO LA REDAZIONE DEL GIORNALE LA STAMPA DI TORINO E QUELLE DEI “GIORNALISTI” VELINARI

di Redazione

Una banda di strani personaggi con prassi fascista, sicuramente infiltrati in abiti pro palestinesi eterodiretti da un governo reazionario, hanno invaso la redazione in sciopero de La Stampa di Torino. Con chi sciopera si dovrebbe solidarizzare, se si è comunisti. La finalità politica dell’azione era di creare l’irrazionale paura del terrorismo tra le masse. E quindi tutti i media all’unisono si sono accodati a sbraitare contro Francesca Albanese e sul pericolo brigatista tra le fila dei filopalestinesi e il clima d’odio imperante nel paese. Sembrava di assistere ad un’azione concertata. E chi ha gli stumenti per poter organizzare un’azione così precisa contro un movimento così esteso come quello a favore dei palestinesi e contro la giurista italiana, esperta di diritto internazionale, specializzata in diritti umani e Medio Oriente. Che dal 2022 è relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Riuscire a screditare in un colpo solo, due soggetti così critici nei confronti di uno Stato come Israele, richiede una grande capacità manovriera e di infiltrazione che solo uno dei servizi segreti più efficienti al mondo può avere. E l’israeliano Mossad possiede sicuramente questa capacità.

Ma chi più dei massocapitalisti e dei loro fiancheggiatori sa odiare le classi subalterne? Vedi come hanno raccontato per anni Gaza e i popoli come i palestinesi e slavi considerati nei fatti come razze inferiori, mentre israeliani, angloamericani e soci sarebbero brava gente democratica, nonostante migliaia di morti ogni anno per le strade e le scuole delle loro città e dei paesi da loro invasi. Infatti i massocapitalisti in crisi economica e politica, stanno per l’ennesima volta, tentando di organizzare, tramite i naziucraini e i nazisti nella Ue, lo smembramento della Russia per rubargli le materie prime, considerate da costoro fondamentali per il mantenimento del loro potere di classe.

Comunque torniamo ai fatti di Torino. Tutti a gridare alle brigate rosse, quindi al pericolo comunista. Un pericolo ben alimentato proprio dalla sistematica falsificazione giornalistica di quale ideologia e prassi avevano ed hanno i vertici di quella organizzazione e con chi se la intendevano: Cia, Mossad, Sismi, Sisde, Gladio. Tutto provato da magistrati e pochi giornalisti coraggiosi. Perché non si racconta nel mainstream chi sono realmente personaggi come Mario Moretti, iscritto all’Asan Giovane Italia, organizzazione giovanile degli studenti medi del Movimento Sociale Italiano. Il fascista Mario Moretti era un frequentatore dei nobili Casati Stampa di Soncino, proprietari di Villa San Martino ad Arcore, prima del piduista Silvio Berlusconi. Il vecchio Alessandro Casati Stampa fu ministro della Difesa nel primo dopoguerra, quando nasceva in tutta Europa l’organizzazione Stay-behind che in Italia abbiamo conosciuto come Gladio e di cui il proprietario successivo era come piduista membro effettivo. Nonostante la sua militanza politica e queste frequentazioni attorno a Mario Moretti si è costruito il mito del brigatista “rosso”.

Nascondendo sui media sistematicamente la lotta che i comunisti hanno svolto, da quando si sono organizzati in soggetto politico, contro ogni pratica di tipo terroristico. Da Marx-Engels in lotta politica all’interno dell’Internazionale contro Bakunin e Mazzini, considerando tali azioni dannose per il proletariato e figlie della logica criminale borghese. Alla lotta teorica e pratica di Lenin che ne L’estremismo malattia infantile del comunismo saggio contro le pratiche terroristiche-avventuriste, dei socialisti-rivoluzionari di cui lui stesso fu vittima per mano di Fanja Kaplan, una ventottenne attivista del Partito Socialista Rivoluzionario che lo ferì con tre colpi di pistola. Azione che dimostrava che l’attitudine avventurista è l’esatto opposto di quella che deve avere chi aspiri a essere rivoluzionario non solo a parole, ma anche nei fatti. Da dove arrivano. certe pratiche e teorie? Lo sviluppo del capitalismo tende inesorabilmente a proletarizzare ampi strati della piccola borghesia e del ceto medio, portando alcuni suoi membri ad abbandonarsi “con facilità a un rivoluzionarismo estremistico”, impotente, osserva a ragione Lenin, per la sua carenza di “tenacia, spirito organizzativo, disciplina e fermezza” . Tali piccolo-borghesi o esponenti dei ceti medi, in genere intellettuali, sono – denuncia Lenin – restii a sottomettersi alla disciplina di Partito e non dispongono di un chiaro programma politico. La difficoltà ad attuare i loro astratti ideali li spinge a confondere la concretezza della pratica rivoluzionaria con “la tangibilità immediata e la sensazionalità dei risultati”, come conferma la prassi anche di tanti odierni “movimentisti” che, spesso, mira più ad azioni in grado di suscitare scalpore, piuttosto che lavorare per produrre risultati duraturi nel processo di accumulazione delle forze. Questi movimenti estremisti così deboli nell’analisi teorica e nella comprensione del funzionamento della dittatura massonico capitalista e degli apparati statali come i servizi segreti, spessissimo ne diventano vittime. Come la Kaplan a cui armò la mano la più grande spia britannica di quel periodo l’ebreo ucraino Reilly George Sidney.*

Reilly George Sidney

Sino alla lotta fatta dal Partito Comunista Italiano contro il terrorismo di ogni colore in Italia e al prezioso contributo autonomo dato per capirne le origini e la gestione reale da parte dell’atlantismo anticomunista che ancora oggi si manifesta nella politica dei partiti della seconda e piduistica Repubblica e sui media nonostante il P.C.I. non ci sia più nei fatti dalla morte in circostanze sospette di Enrico Berlinguer.

Il P.C.I. non c’è più ma stranamente certe formazioni prototerrroristiche e giustificazioniste del fenomeno sono ben radicate nella società. E’ evidente che se i giornalisti in questo periodo storico non hanno il coraggio di dire la verità emersa dal lavoro delle stesse Commissioni stragi, Moro e Mafia, come si può pensare di non rischiare di rivivere quel fenomeno?

Confondere un processo rivoluzionario di massa, come fu la Rivoluzione russa, con un atto di terrorismo è stato il lavoro costante dei media dal 1917 in poi. Aver fatto questo sporco lavoro di disinformazione ha generato quei comportamenti che sono il prodotto dell’ideologia dominante massocapitalista che fa del terrorismo una sua prassi e che in Italia abbiamo ben conosciuto con le stragi, da Portella della Ginestra a Piazza Fontana, a Brescia e a Bologna, alle stragi sui treni, agli omicidi di politici che volevano far entrare i comunisti nel governo del paese, come Aldo Moro. Insomma il terrorismo serve alla classe al potere per infangare il Movimento comunista ed essendo al governo può utilizzare ogni forma di provocazione per alimentarlo.

Una società, come la nostra, che fa della menzogna la sua prassi costitutiva, può affrancarsi da quelle brutte pratiche, solo se da le gambe politiche e sociali in modo particolare all’aricolo 21 della Costituzione e nella ricostruzione del soggetto politico che fa della democrazia sostanziale e non formale uno dei suoi obiettivi primari, diffondendo nella società la prassi del centralismo democratico come momento di scelta della sua classe dirigente.

Articolo 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Questo programma contenuto. nell’articolo 21 della Costituzione è stato realizzato? No! E per quale ragione? La libertà di espressione prevede una società egualitaria senza divisioni di classe e quindi comunista. Vi sembra di vivere in una società egualitaria? Come si può definire libera la stampa in Italia, ma in generale nel mondo occidentale quando tutti i media sono espressione di interessi privati? Chi da la linea politica ai media? Gli interessi economici che la finanziano, ovvero i massocapitalisti! E i massocapitalisti come i Berlusconi, tessera loggia massonica P2 1816, oppure Carlo De Benedetti maestro della loggia Cavour del Grande Oriente di Torino, padrone di Domani e in parte de La Repubblica, La Stampa, Secolo XIX con i figli e soci degli Agnelli come John Elkann. Famiglie tutte interne a organizzazioni massoniche internazionali come la Masonic Executive Commitee, il Gruppo dei 17, il Bilderberg e la Trilateral Commission. Per non parlare di giornali come Libero, Il Tempo, il Giornale, tutti di proprietà della famiglia Angelucci.

Per raggiungere una vera libertà di espressione occorre rimuovere le cause che la impediscono. Per giungere a ciò in primis occorre che la proprietà dei mezzzi d’informazione sia pubblica e gestita direttamente dai lavoratori del settore, congiuntamente e pariteticamente con le organizzazioni politiche e sociali che ne rappresentano gli interessi generali. Se non si procede in questa direzione la libertà d’informazione e di espressione resta una semplice utopia e i giornalisti rimangono de facto la lunga mano colta, di una classe, il più delle volte, ignorante e priva di umanità: i massocapitalisti.

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