lunedì, Ottobre 12

«GUERRA IBRIDA CREATIVA»: NEMICI A CONVENIENZA E PERICOLI REALI

NATO-Russia

05 Ottobre 2026

di Ennio Remondino

La «guerra ibrida” fatta di spie, sabotaggi presunti, droni capricciosi, minacce creative, frottole caricaturali. E l’allarme quotidiano. Esempio: la Russia il nemico nominale, la confusione paranoica e pericolosa di alleati d’avventura. Con Putin perdente che la sua propaganda riesce ad usarla solo in casa, mentre noi abbiamo politici che chiedono di vietare i cartoni animati di Masha e Orso.

Dopo ‘antisemita’ l’accusa di ‘filo russo’

Sull’accusa di «antisemita» usata come arma politica s’è detto molto ed è pratica di diffamazione politica ormai nota. Più articolata e grottesca l’accusa di «filo-russo», per chiunque critichi la politica NATO/UE, il «sostegno non negoziabile» al regime ucraino con qualche problema di corruzione, o le politiche di riarmo europeo in corso. Qualcuno neghi episodi strumentalizzati per creare allarmi di vicina aggressione russa all’Europa: dai droni a Lipsia e sulle Repubbliche Baltiche ai droni sbandati sui confini tra l’Ucraina e le nazioni vicine. Notizie friabili per fare titolo qualche giorno e morire dimenticate senza vergogna.

‘Info Ops’ e ‘Psy Ops’

Per i tecnici di cose militari sono ‘Info Ops’ (operazioni informative), e ‘Psy Ops’ (Operazioni Psicologiche). Azioni politico-militari a difesa di governi in caduta libera di consensi per le condizioni energetiche, sociali ed economiche delle nazioni e dei popoli europei che hanno imposto scelte onerose. Modello esemplare d’allarmismo, le rivelazioni del quotidiano spagnolo El Mundo su piani Mosca di attacchi con droni in Europa prendendo di mira i paesi del Mediterraneo: Francia, Spagna e Italia. Con dettagli lituani. «Droni Gerbera sparati da container porta-droni imbarcati su navi mercantili della ‘flotta ombra’ russa», con tanto di mappe. Tutti a smentire la palla, ma a titoli fatti.

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La Russia e i «baltici bellicosi»

Fonte reale citata da El Mundo è lituana e anonima. In massimo. La Lituania sollecita da tempo il confronto armato con Mosca sulla regione russa di Kaliningrad, incastonata tra Lituania e Polonia. Estonia, Lettonia e Lituania chiedono 500 milioni di euro dalla UE per un sistema di difesa contro i droni che sorvolano le tre repubbliche baltiche, quei droni ucraini che Mosca accusa Vilnius di far decollare dal proprio territorio e che colpiscono le aree intorno a San Pietroburgo. Ora la Lituania ha deciso di togliere dalla Costituzione il divieto di ospitare di armi di distruzione di massa e basi militari straniere. La Nato è servita.

La nuova ‘Cortina di ferro’

La Lituania, che a gennaio assumerà la presidenza dell’Unione Europea, assieme alla altre due repubbliche baltiche, ha forze armate poco più che simboliche. Ed ecco la spinta alla nuova ‘cortina di ferro’ modello Ucraina coinvolgendo Ue e NATO. E qui, il sospetto di ‘due Europa’ tra Nord e Sud. La spaccatura tra l’Europa mediterranea e quella nord orientale bellicista (almeno a parole), che vuole evitare a ogni costo una trattativa promossa dalla Casa Bianca che porterebbe alla fine del conflitto con una sconfitta ucraina, sempre più evidente. Sul tema la narrazione di un Putin quasi disperato del segretario generale Nato Mark Rutte.

La Russia minacciosa o sconfitta?

Curiosamente, l’assenza di segnali concreti di piani russi di attacco all’Europa denunciata da ministri e servizi segreti titolati determina proprio l’incremento delle dichiarazioni di ‘allarme ibrido’ per un attacco di Mosca. «I Paesi europei alimentano le tensioni perché vogliono continuare a sostenere militarmente l’Ucraina», ha dichiarato Vladimir Putin il 25 settembre. Crederci o meno, sono scelte e valutazioni personali vostre. Putin – rileva il cronista -, ha definito una provocazione le dichiarazioni dal ministro della Difesa estone su un possibile conflitto. «Il circo è partito -ha detto- ma i clown sono rimasti».

L’Onu e la ‘catastrofe’ ucraina

Volker Türk, alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani traccia un quadro drammatico di una situazione in costante deterioramento. Türk ha descritto le dimensioni di una «catastrofe per i diritti umani che cresce e si intensifica di settimana in settimana, con livelli scioccanti di violenza sessuale contro i civili e i prigionieri di guerra».

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