lunedì, Ottobre 12

BOSNIA ERZEGOVINA: ELEZIONI TRA OPPOSTI NAZIONALISMI

Balcani

04 Ottobre 2026

di rem

In Bosnia Erzegovina il voto in elezioni assurdamente complesse: la Presidenza tripartita e la Camera dei rappresentanti dello Stato, oltre agli organi istituzionali delle due ‘entità’ che compongono il Paese: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina e la Republika Srpska. Questo in un paese di 3,5 milioni di persone, un po’ meno della Toscana ma grande circa più del doppio della Sicilia. Affluenza al voto bassa, per diffuse disillusioni.

Un Paese, due ‘Entita’, tre popoli

Dopo la guerra degli anni Novanta, la Bosnia Erzegovina è rimasta un paese diviso tra i suoi principali gruppi etnici: i bosgnacchi (ossia i bosniaci musulmani), i serbi (generalmente ortodossi) e i croati (cattolici). Per mobilitare gli elettori molti partiti ricorrono al nazionalismo, e quest’anno è stato più facile del solito: hanno puntato sulla morte dell’ex generale serbo bosniaco Ratko Mladić a fine agosto. La campagna elettorale è iniziata il 4 settembre; i funerali di Mladić sono stati il 7, e le discussioni su di lui «sono state aggressive e polarizzanti», denuncia il Post. Mladić è stato condannato da un tribunale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante la guerra, e per genocidio per l’uccisione di più di 8mila uomini e ragazzi bosgnacchi a Srebrenica. Per moltissimi serbi però resta un eroe, e per lui il governo serbo ha organizzato funerali di Stato.

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‘Dopoguerra’ mai raggiunto

La  guerra fu combattuta tra il 1992 e il 1995 tra i principali gruppi nazionali del paese (i bosgnacchi, i serbi e i croati, appunto). Guerra feroce e crudelissima, testimoniamo da testimoni sul campo. In un Paese di 4 milioni di abitanti vennero uccise oltre 100mila persone, e più di 2 milioni dovettero lasciare le loro case. Gli accordi di pace del 1995 stabilirono istituzioni complesse, che tengono lo strano Paese inventato sempre sull’orlo del baratro. La Bosnia Erzegovina oggi è divisa in due entità: la Republika Srpska, abitata in grande maggioranza da serbi, e la Federazione, abitata da bosgnacchi e croati. La Federazione a sua volta è divisa in 10 cantoni, con altrettati mini parlamenti. Per finire c’è un distretto autonomo, quello della cittadina di Brčko, nel nord. Tendenzialmente i bosgnacchi sono a favore di uno stato centrale forte; croati e serbi invece rivendicano maggiore autonomia.

Presidenza trina e tanti parlamenti

Si è votato per i tre membri della presidenza dello Stato (un serbo dalla Republika Srpska, e un croato e un bosgnacco dalla Federazione); per il presidente della Republika Srpska; e per i parlamenti dello Stato, della Federazione, della Republika Srpska e dei cantoni. Per molti politici serbi la morte di Mladić è stata la ‘bandiera elettorale’. Provocazione e reazioni altrettanto dure. Bakir Izetbegović, il leader del principale partito nazionalista bosgnacco, ha chiesto sanzioni contro la Serbia. Željko Komšić, il membro croato uscente della presidenza, ha accusato i leader della Republika Srpska di essere potenziali criminali di guerra.

Nazionalismi sempre in campo

In campagna elettorale i principali partiti hanno continuato a usare messaggi e slogan identitari e in molti casi legati alla guerra, senza offrire soluzioni ai problemi della Bosnia Erzegovina, che è uno dei paesi più poveri della regione. La disoccupazione è alta, la corruzione è diffusa e le infrastrutture e i servizi sono scadenti, soprattutto nelle campagne. Il sistema istituzionale dà troppo potere ai nazionalisti e scoraggia accordi e compromessi, e il risultato è che il governo centrale è paralizzato da decenni. La Bosnia Erzegovina è formalmente candidata all’ingresso nell’Unione Europea, ma non riesce ad approvare quasi nessuna delle riforme richieste. Molti bosniaci, scoraggiati, lasciano il paese: secondo alcune stime, dal 2013 al 2023 se ne sono andati in 600mila, quasi uno su sei. Tantissimi non votano. L’affluenza alle ultime elezioni, nel 2022, è stata del 51,4 per cento, dato simile all’attuale.

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Niente sondaggi, vale l’identità

Non ci sono veri e propri sondaggi, ma i partiti nazionalisti sono molto radicati tra la popolazione, hanno elettori fedeli e usano la loro influenza per offrire favori e posti di lavoro in cambio di voti: ci si aspetta insomma che continuino a ottenere buoni risultati, analizza il Post. Tra i bosgnacchi dovrebbe andare bene il Partito d’Azione Democratica (SDA); tra i croati l’Unione Democratica Croata (HDZ BiH) e tra i serbi l’Alleanza dei Socialdemocratici Indipendenti (SNSD). Partiti progressisti dei bosgnacchi moderati e le persone che non si identificano con un gruppo nazionale nelle grandi città, in particolare a Sarajevo e Tuzla.

Republika Srpska

Capitolo politico a parte la Bosnia serba di Banja Luka guidata da Milorad Dodik. Dodik è molto influente, ma nel 2025 è stato rimosso dal suo incarico di presidente della Republika Srpska dalla Commissione elettorale per via di una condanna per “ribellione”. Per lo stesso motivo non si è potuto ricandidare, ma è molto presente ai comizi e sui manifesti, e per ora è lui che comanda. Questa volta è possibile che il partito di Dodik perda, ma va detto che sotto molti aspetti non cambierebbe comunque granché, dal momento che la stragrande maggioranza dei partiti serbi ha posizioni simili alle sue.

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