

03 Giugno 2026
di Piero Orteca
Ma è vero che spendiamo poco per la difesa nel Vecchio continente? L’Economist tira fuori i numeri e lascia tutti a bocca aperta. Non solo, sottolinea anche che siamo solo all’inizio. I tedeschi intanto preparano un “vademecum” per militarizzare l’economia.
Oltre la propaganda
Beh, la grancassa propagandistica funziona, almeno fino a quando i contribuenti onesti non diranno basta nel segreto delle urne. Mandando a casa, col voto, tutti quei governi che sponsorizzano e coprono la santa alleanza tra grande finanza e imprese che fanno profitti miliardari producendo armi. Parliamo del “business della morte” o, per metterla su un piano più accademico, di “war economy”, “economia della guerra”. La “Bibbia” delle riviste specializzate, l’austero The Economist, dedica infatti un report (e un titolo a caratteri cubitali) a una delle emergenze politiche del momento, per l’Occidente: le spese militari. “Secondo un parametro di valutazione, gli alleati dell’America spendono ora più dell’America stessa per la difesa”, scrive il settimanale britannico, aggiungendo quasi con grande stupore “che la classifica annuale dei bilanci militari mostra il cambiamento più significativo dall’inizio del secolo”.Dunque i ricatti di Trump hanno fatto il miracolo? Piano. Lui c’entra di sicuro, ma alla luce dei dati snocciolati citando l’autorevole fonte del “Sipri” di Stoccolma, ci sembra che qualcosa non quadri. Una certa narrativa ci dice, ogni giorno che passa, che la Russia sta per invaderci, per cui bisogna difendersi, armandosi fino ai denti per farle paura. Anche un boy-scout, che non ha studiato alla Scuola di guerra, però, obietterebbe che Putin da quattro anni è disperatamente impantanato nel Donbass e non riesce a guadagnare manco trenta chilometri (all’anno). Anzi, a sentire BBC-Verify, in questo momento sta addirittura perdendo terreno. Ma mettiamo da parte la logica (facendo un favore a qualche politico) e parliamo solo di numeri, dato che quelli mettono sempre tutti d’accordo e non si possono camuffare.
Le promesse di Rutte
“Mark Rutte, Segretario generale della Nato e consigliere non ufficiale di Trump – ironizza l’Economist – lo scorso anno promise al Presidente americano che i bilanci della difesa europei sarebbero aumentati ‘in modo considerevole, come è giusto che sia, e questo sarà un vostro successo’. Gli alleati americani stanno iniziando a mantenere la promessa, sia per placare il Presidente, sia per prepararsi all’abbandono. Il nostro confronto annuale dei bilanci militari mostra il più grande cambiamento nella spesa degli alleati dall’inizio del secolo. Nel 2025 – prosegue l’analisi della rivista – la spesa militare globale ha raggiunto i 2.900 miliardi di dollari, in aumento del 2,9% rispetto al 2024, al netto dell’inflazione, e per l’undicesimo anno consecutivo. I Paesi europei, escludendo Russia e Ucraina, hanno rappresentato quasi la metà di questi incrementi. La spesa nella regione è balzata del 14,1% a 864 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti hanno invece registrato un andamento opposto: il loro bilancio è diminuito del 7,5%, attestandosi a 954 miliardi di dollari, tornando pressoché al livello del 2021”. Per capirci, la Russia spende meno di 200 miliardi di dollari l’anno per la difesa. tre volte meno del blocco occidentale senza gli Stati Uniti.
Qualcosa non quadra
Precisazione, per chiarirci le idee: le valutazioni non tengono in considerazione gli aggravi straordinari per il bilancio americano (che sono in arrivo) relativi alla crisi iraniana. L’aumento delle spese riflette in parte il sostegno all’Ucraina, con un grande distinguo, che spiega il gioco di prestigio politico condotto da Trump nei confronti della Von der Leyen e della Commissione di Bruxelles. “Gli Stati Uniti – ricorda quasi beffardo l’Economist – non hanno approvato nuovi bilanci supplementari per il Paese nel 2025, mentre i Paesi europei hanno ampliato i propri. Tuttavia, il riarmo europeo si estende ormai ben oltre la guerra: escludendo Russia, Ucraina e i relativi aiuti militari, la spesa per la difesa europea è comunque aumentata del 13,4%”. Toh! Una rivelazione. Allora la colpa delle maggiori spese militari non è solo attribuibile alla crisi ucraina o alla presunta nevrosi ossessiva di Vladimir Putin, di fare abbeverare i cavalli dei suoi cosacchi nelle fontane di Roma. Evidentemente, i numeri lo dicono impietosamente, c’è dell’altro. Anche perché gli “indifesi” alleati europei, messi assieme (escludendo gli Usa) già ora spendono almeno il doppio di Mosca. E mettiamo da parte l’Ucraina, che praticamente è come se fosse un socio-ombra della Nato, perché ormai fa la guerra equasi esclusivamente con i soldi dell’Occidente.
Profitti travolgenti
Le aziende manifatturiere europee sono in crisi, quelle metallurgiche peggio ancora. La rivoluzione verde, lodevole nelle intenzioni, ha lastricato la strada di cadaveri industriali. Il resto lo hanno fatto pandemia, crisi energetica e tsunami inflazionistico. Capita sempre così quando la pianificazione economica se la intestano politici di mezza tacca. Succedeva a Varsavia ai tempi di Gomulka, nella Germania Est di Honecker o nella Cecoslovacchia di Husak. Quindi Bruxelles e oggi Berlino non fanno differenza. Badate bene: occhio al riarmo della Germania. Storicamente non ha mai portato bene al nostro continente. Questo solo per dirvi che il tedesco Kiel Institute, che si occupa urbi et orbi di “geoconomia”, ha stilato quello che potremmo definire il “Manifesto della difesa felice” (un settore che promette di essere ricco, anzi, letteralmente stipato di euro). Si chiama “Sparta” (tutto un programma) e per la modica cifra iniziale di 500 miliardi promette una nuova rivoluzione industriale, ad alta tecnologia. Settore? Armi sofisticate, ovviamente. Vuoi mettere il vile costo di una volgarissima lavatrice con l’appeal che può invece 5avere un drone di ultima generazione, capace di ammazzare a domicilio lo Stato maggiore nemico, mentre si piglia un caffè? Il documento, che da quello che abbiamo capito costituirà la “road map” per gli investimenti tedeschi nel settore, ha il pregio di essere sincero. Anzi, spietato, quasi irridente per chi si danna l’anima cercando di alimentare una cultura della diplomazia che ci faccia evitare le guerre.
Il decalogo di Sparta
“La spesa per la difesa – dice il progetto – è un investimento nel futuro dell’Europa, che concentra il 70% della sua spesa per la difesa sui dieci maggiori appaltatori del settore. Negli Stati Uniti, questa quota è inferiore al 30%. Allo stesso tempo, l’Europa dispone di 14 diversi tipi di carri armati, 15 diversi aerei da combattimento e sistemi di comando frammentati. Questa frammentazione erode le economie di scala: secondo il Programma di lavoro strategico (SWP), l’Europa raggiunge dal 30 al 40% in meno di capacità per euro investito rispetto a uno Stato consolidato”. “Pertanto, è necessario che ulteriori fondi vengano destinati a nuovi impianti di produzione, nuovi fornitori e settori tecnologici”. Per capirci e per capire: l’hub industriale ideale disegnato da “Sparta” ci ricorda molto la Germania.