

16 Maggio 2026
di Massimo Nava
Che la Polonia si stia riarmando e che negli ultimi anni abbia formato uno dei più moderni e attrezzati eserciti europei non è più una novità, concede il Corriere. «La secolare apprensione nei confronti del vicino russo e la minaccia concreta dopo l’invasione dell’Ucraina hanno moltiplicato gli sforzi finanziari per aumentare il numero degli effettivi e acquistare mezzi e tecnologie d’avanguardia», avverte Massimo Nava. Che segnala una novità decisamente preoccupante.
Un gigantesco prestito per la Polonia armata
Ue L’8 maggio, Polonia e Commissione europea hanno firmato un importante accordo per un gigantesco prestito che rappresenta un passo fondamentale per la difesa polacca e l’industria degli armamenti. È il primo del genere tra uno Stato membro e la Commissione europea, anche per dimensioni: un importo di 43,7 miliardi di euro che consentirà un decisivo rafforzamento delle capacità militari di Varsavia.
Firma sottoscritta senza imbarazzi
La firma è avvenuta alla presenza di personalità politiche di spicco, come per sottolineare l’importanza dell’accordo e il dato politico che la Ue fa sul serio quando si parla di difesa europea. Il probabile e ondivago disimpegno americano nella Nato ha dato una spinta in più. La narrazione ufficiale resta quella che è necessario guardarsi da Mosca anche in futuro, a prescindere dalla fine del conflitto e da un’eventuale ripresa a delle relazioni, peraltro da più parti auspicata. Erano presenti alla firma Donald Tusk, il primo ministro polacco, accompagnato da Władysław Kosiniak-Kamysz, ministro della Difesa, e Andrzej Domański, ministro delle Finanze. Per la Commissione europea, hanno firmato anche Piotr Serafin, commissario al Bilancio, e Andrius Kubilius, commissario alla Difesa.
Rearm EU da 800 miliardi più altri 150
La Commissione finanzia questo genere di operazioni attraverso il programma Safe, il cui obiettivo è rivitalizzare l’industria della difesa europea. L’Unione ha lanciato nel 2025 questa iniziativa per sostenere progetti di difesa per un importo di 150 miliardi di euro che si aggiungono al piano d’investimento per 800 miliardi denominato Rearm EU.
Polonia prima beneficiaria con 44 miliardi
La Polonia è la prima beneficiaria e riceverà appunto circa 44 miliardi di euro, più di ogni altro Paese. La situazione ai confini orientali dell’Europa ha pesato fortemente sulla decisione. La Polonia, vicina alla Russia e alla Bielorussia e confinante con l’Ucraina, occupa un posto centrale nello scudo orientale della Nato e dell’Unione europea. La minaccia russa, insieme alla possibilità di un disimpegno degli Stati Uniti, ha spinto l’Europa a rafforzare la posizione strategica per la propria sicurezza. Donald Tusk ha dichiarato: «È un momento cruciale nella storia della Polonia e dell’Unione europea. La Polonia sarà più sicura in questi tempi difficili e ad alto rischio».
4,8 del PIL polacco in spese militari
I nuovi stanziamenti di bilancio spingono la Polonia a superare il 4,8% del proprio Pil in spese militari entro il 2026, consolidando la sua posizione tra i paesi della NATO più impegnati sul piano militare. Safe è stato concepito per concedere prestiti agevolati agli Stati membri al fine di finanziare progetti comuni di difesa, quali l’acquisto di armamenti e munizioni e lo sviluppo di infrastrutture critiche. Il programma mira non solo a rispondere a esigenze immediate, ma anche a rilanciare nel lungo termine l’industria della difesa europea.
Altri ‘doni’ Ue in miliardi: Francia 15, Cechia 2, Romania 16
In sintesi, questi gli altri finanziamenti programmati. La Francia con 15,09 miliardi di euro, la Repubblica Ceca con 2,06 miliardi di euro, la Lituania con 6,375 miliardi di euro, la Romania con 16,68 miliardi di euro. Questi investimenti dimostrano la volontà dell’Unione europea di garantire la propria sicurezza e la stabilità regionale.
Germania e ‘l’alcolista che ricomincia a bere’
A questi dati, occorre aggiungere il gigantesco piano di riarmo tedesco che porterebbe in poco tempo la Germania a disporre del più potente e numeroso esercito europeo. Sarebbe il terzo riarmo nella Storia, il che non rappresenta una condizione rassicurante secondo molti osservatori e una parte dell’opinione pubblica tedesca. «È pericoloso quando un alcolista ricomincia a bere», è la battuta di un commentatore.
6-700 miliardi di armi tedesche
La Germania prevede di spendere fra i 600 e i 700 miliardi nei prossimi cinque, sei anni, fra prestiti e investimenti diretti. Cifre approssimative, perché andrebbero conteggiati nel bilancio totale della difesa anche gli investimenti privati, i profitti e il valore in borsa delle industrie degli armamenti, i cui guadagni stanno andando a gonfie vele. In sintesi, l’obiettivo è il 3,5 per cento del Pil, in linea con gli impegni in ambito Nato e un’oggettiva necessità di ammodernamento delle forze armate del Paese. Il primo fondo di cento miliardi, stanziato dall’ex cancelliere Scholz, doveva servire quasi esclusivamente a far fronte alla mancanza di personale e all’invecchiamento delle strutture e dei mezzi.
Dobbiamo preoccuparci?
Forse non è il caso di ricordare la linea Maginot e il passo dell’oca sui Campi Elisi, ma è evidente con questa svolta economica/industriale – oltre che politica – che la Germania si stia attrezzando militarmente per ristabilire quella leadership sul Vecchio Continente un po’ sbiadita negli ultimi anni di Merkel e nella legislatura Scholz.
Che questo avvenga con le fabbriche di obici e carri armati anziché con Volkswagen e Mercedes, che peraltro hanno allo studio piani di parziale riconversione verso il comparto militare, ovvero attraverso l’industria bellica, non può non suscitare qualche apprensione, anche perché al rilancio delle fabbriche di armi seguono gli automatismi delle decisioni politiche.