

24 Maggio 2026
di Ennio Remondino
Reportage tra storia e geografia che hanno pesato molto sulla nostra attualità ereditata. A puntate su ‘Raccontini’, da un ventennale Speciale e dimenticato approfondimento della Rai
Il Grande Fiume tra storia e geografia
Navigare sul mare è abbandonarsi al ripetersi sempre nuovo delle onde, affrontare il vento e lasciare andare i pensieri su e giù, nell’apparente avanti e indietro dell’acqua. In mare navighi in compagnia di te stesso. Sul fiume navighi invece in mezzo alle certezze della terra.
Il mare è maschio: enorme, possente, a volte iracondo e assassino. L’acqua del fiume è femmina: lasciva quando accarezza e feconda la terra, temibile quando, nella sua ira, tutto può travolgere.
Per la letteratura, il mare è epico, mentre oltre la murata della nave da fiume non c’è il mito, ma semplicemente la storia. Sulla rotta della storia della nostra piccola Europa, c’è un solo Grande Fiume che l’attraversa dall’ovest all’est, dalle sue origini remote sino all’oggi di una Unione di stati, di economie e di regole, che vorrebbe diventare unione di popoli e di culture.
Noi lo chiamiamo Danubio, ed è il Grande fiume al maschile. Il simbolo dell’Europa alla fontana di Bernini, nella romana piazza Navona. Donau, in tedesco, è invece di genere femminile: è la Madre Danubio. Scivoli lungo i 2 mila 858 chilometri del suo corso, dalle selve germaniche al Mar Nero e quello stesso fiume, padre e madre dell’Europa, cambia di volta in volta nome e spesso volto. Il Donau di Vienna, diventa Dunaj nella slovacca Bratislava. Il Duna di Budapest, passa dall’ungherese allo slavo Dunav, attraversando le terre lacerate della ex Jugoslavia Croata e Serba. Quando si placa, oltre le gole delle Porte di Ferro, il Dunerea si racconta in rumeno, mentre ritorna Dunav, in slavo, quando tocca la Bulgaria e l’Ucraina.
Per Claudio Magris, attento viaggiatore fra le culture e le filosofie del Danubio e cittadino egli stesso di quel mondo, il Grande Fiume é la «Strada che univa l’Europa e l’Asia, la Germania e la Grecia». Il Danubio dunque non puoi chiuderlo in una sola chiave di lettura. Il Danubio padre e madre della nostra comune identità. Figli tutti di quell’unico continente geografico che dovremmo tornare a chiamare, correttamente, Eurasia.
A Vienna dalla Selva Nera
Il Danubio che nasce selvaggio nella Selva Nera, cresce e rapidamente si fa adulto, ma incontra la storia qui, dalla capitale della Mitteleuropa. Attorno a Vienna, per secoli, ha ruotato la cultura europea condivisa da cui nasce il nostro presente. Giostra di popoli, lingue e saperi che si affacciavano prepotenti da est e dal sud, qualche volta accolti, in parte sottomessi e spesso combattuti. Di ognuno di loro, il Grande fiume è battesimo e memoria.
A Vienna arriva il Danubio tedesco e scorre verso sud-est il fiume della mescolanza. Il fiume delle quattro capitali e dei dieci diversi paesi. Il fiume di Vienna, di Bratislava, di Budapest, di Belgrado. Un nastro azzurro sulla carta geografica che si aggroviglia nel suo inizio tra la Germania e l’Austria, sino a cingere la vecchia capitale asburgica, reggia dell’impero il cui sovrano si rivolgeva “Ai miei popoli”. Un po’ mito e un po’ ideologia per la nuova Europa sovra nazionale e plurima che in molti vorremmo reinventare in chiave moderna.
Se scegli di esplorare il Danubio in nave, Vienna la devi attraversare necessariamente in fiacré, sommare scorci ed emozioni per cogliere meglio l’insieme. L’imperatrice Maria Teresa e Francesco Giuseppe, il Cecco Beppe della nostra Grande Guerra, la triste Elisabetta di Baviera, Sissi, la cui leggenda ritroveremo un po’ ovunque lungo l’itinerario asburgico verso Budapest, e poi Mozart e Schubert. E Sigmund Freud.
Il Danubio scorre accanto a Vienna e ne diventa memoria. Storia di regni e di grandi battaglie, a cominciare da quell’attacco al cuore dell’Europa cristiana tentato da Solimano il Magnifico nel 1529 le cui sole tracce ritrovi oggi negli splendidi salotti pubblici dove puoi sorbire l’esotico caffè giunto dall’oriente. Il Danubio, lo avevano deciso già Augusto e Vespasiano, era il limes, il Vallo che doveva segnare, sino al Mar Nero, i confini dell’impero romano.
L’Aquila asburgica che ferma il Gran Turco, ha coperto con le sue ali una molteplicità di stirpi e civiltà quasi altrettanto varie di quelle dei popoli musulmani arrivati nel ‘500 dalle steppe dell’Asia Centrale. Ora quel mondo Altro e lontano dell’Asia e dell’Arabia, lo puoi vedere per strada nel volto attento di immigrati sempre timorosi, o in quelli sfrontati dei danarosi turisti della Vienna godereccia, ormai liberata dalle responsabilità della storia. Vienna vive il Grande Fiume sullo sfondo della sua monumentalità, mentre il porto-canale che alimentava con i suoi barconi carichi di viveri il grande ventre dell’Impero, è stato dirottato dagli Asburgo alla porta di servizio dei suoi Palazzi.
Il rapporto col Grande Fiume, vedremo, cambia da capitale a capitale.
Vienna è soltanto vicino al Danubio, Bratislava è accanto al Danubio, Budapest è sopra il Danubio, mentre Belgrado è una penisola contesa tra il Danubio e la Sava.