
Mondo

Nel seguente contesto l’Europa appare soltanto spettatrice senza voce in capitolo
di Samuele Lucia
Nel Mediterraneo orientale si consuma una riorganizzazione strategica di portata continentale che i governi europei, e in particolare quello italiano, preferiscono liquidare con formule di circostanza. Non parliamo soltanto di giacimenti di gas o di esercitazioni navali; è il chiaro tentativo da parte di Israele di consolidare un corridoio di influenza energetica, militare e immobiliare che dal Levante arriva fino alle coste pugliesi e siciliane.
Chi oggi parla di stabilità mediterranea senza collocare al centro questo processo omette il nodo più rilevante. Israele ha edificato in pochi anni un asse operativo con Grecia e Cipro che trascende la diplomazia energetica. Vertici trilaterali, programmi di cooperazione militare, esercitazioni congiunte e condivisione di intelligence proteggono le piattaforme di Leviathan e Tamar e assicurano rotte alternative verso l’Europa.
Il gas israeliano alimenta già gli impianti di liquefazione egiziani. Progetti come l’EastMed e il corridoio Imec delineano una geografia costruita deliberatamente per escludere la Turchia. Quasi l’intero commercio estero e i cavi sottomarini vitali di Tel Aviv transitano da queste acque: la proiezione non è più soltanto difensiva, ma strutturale.