

29 Aprile 2026
- di Remocontro
Il premier israeliano torna davanti ai giudici per corruzione, mentre cresce la sfiducia nel paese per le vittorie militari «decisive» che non sono arrivate. In copertina gli Israeliani protestano contro il premier all’esterno del Tribunale, 81esima udienza a vuoto per l’impunito guerrafondaio.
O rielezione o galera
Netanyahu è comparso davanti ai giudici del Tribunale distrettuale di Tel Aviv per l’81ª volta dall’inizio del suo processo nel 2020. Ed è stata la prima udienza dall’inizio dell’attacco israelo-americano all’Iran il 28 febbraio e dalla ripresa dello scontro con Hezbollah, sfociata nell’invasione israeliana del Libano del sud. Netanyahu – spiega Michele Giorgio-, è atteso da altri 11 giorni di testimonianze e potrebbero volerci mesi per lo svolgimento delle udienze, considerando i rinvii a ripetizione che ha chiesto e ottenuto a causa della situazione di sicurezza.
Corrotto e prepotente
Il primo ministro è accusato di corruzione e abuso d’ufficio in tre casi noti come 1000, 2000 e 4000. Il caso 1000 riguarda le accuse secondo cui Netanyahu e la sua famiglia avrebbero ricevuto regali costosi da ricchi uomini d’affari. Nel caso 2000, avrebbe negoziato con Arnon Mozes, editore del quotidiano Yedioth Ahronoth, per ottenere una copertura mediatica positiva. Ma a tenerlo sulla graticola è in particolare il caso 4000, che riguarda i rapporti avuti con l’imprenditore Shaul Elovitch, ex proprietario del sito di notizie Walla, il più letto di Israele.
Stampa amica killer con gli avversari
In cambio di promesse di affari importanti, il premier avrebbe chiesto a Elovitch di lanciare attacchi contro i suoi avversari, accusa che Netanyahu ha sempre respinto. Tuttavia, lo scorso 30 novembre, ha chiesto la grazia al presidente Herzog, senza ammettere la propria colpa né ritirarsi dalla vita politica, provando ad approfittare dell’aiuto di Trump, intervenuto più volte sul capo dello Stato israeliano affinché venisse «perdonato». Sollecitazione e garanzia compromettenti. Herzog ha resistito divenendo bersaglio degli insulti di Trump, ricordando che la legge non prevede la grazia presidenziale senza ammissione di colpa. Una vicenda che ha aggravato il giudizio negativo di una larga fetta dell’opinione pubblica sulla sete di potere del primo ministro.
Ricercato per crimini di guerra
Netanyahu è anche ricercato dal 2024 dalla Corte penale internazionale (Cpi) per crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza, dove più di 73.000 palestinesi, molti dei quali bambini, sono stati uccisi nella sanguinosa offensiva israeliana scattata dopo il 7 ottobre 2023. Queste accuse rivolte al premier, però, non hanno effetto sugli israeliani, poco interessati, in gran parte, al diritto e alle risoluzioni internazionali, specie se riguardano ciò che subiscono i palestinesi. Danno invece molto peso ai successi militari e seguono con attenzione lo sviluppo della guerra permanente che il primo ministro porta avanti in tutta la regione dal 7 ottobre 2023.
Elezioni politiche d’autunno
Un sondaggio condotto dall’Istituto Agam offre l’immagine di un’opinione pubblica israeliana segnata da sfiducia. Dopo mesi di escalation, bombardamenti aerei e offensive di terra, di distruzioni immense e decine di migliaia di palestinesi, libanesi e iraniani uccisi, negli israeliani manca una percezione condivisa di vittoria. Poco più della metà degli intervistati ritiene che l’Iran sia stato indebolito, ma una quota consistente, circa il 44%, pensa che la sua posizione sia rimasta invariata o addirittura rafforzata. E anche il giudizio sulla condizione di Israele è frammentato, con il 37,7% che lo vede rafforzato, il 33,4% indebolito e il restante 28,9% senza cambiamenti significativi. Per Gaza, una porzione rilevante, il 49,9%, dell’opinione pubblica vede con favore la ripresa a pieno ritmo dell’offensiva, ma il 57,1% non crede che l’obiettivo di disarmare Hamas sia realistico.
Tante guerre, non tutti consensi
In definitiva, le guerre non hanno rafforzato Netanyahu: il 66,1% degli israeliani si dichiara insoddisfatto del suo operato. Nel complesso emerge una società in gran parte di destra, che crede ancora nelle Forze armate, il pilastro di Israele sin dalla sua fondazione, ma non alla narrazione di Netanyahu e dei suoi ministri sulle «vittorie decisive ottenute su ogni fronte». Questa insoddisfazione rischia, il giorno delle elezioni, di giocare a favore degli avversari di destra di Netanyahu, gli ex premier Naftali Bennett e Yair Lapid, che nei giorni scorsi hanno unito le forze formando un unico partito, Insieme, allo scopo di mandarlo a casa come seppero fare nel 2021-22.
Troppa destra strangola Israele
Tuttavia, alcuni sondaggi non indicano ancora la sconfitta certa del primo ministro. Quello condotto dalla tv pubblica Kan mostra che la nuova alleanza non ha conseguito un reale vantaggio parlamentare, poiché il totale combinato dei due partiti prima della fusione era superiore. Il partito Likud di Netanyahu, se si votasse oggi, conquisterebbe 27 seggi alla Knesset, uno in più rispetto al sondaggio precedente, mentre la lista Insieme è ferma a 24.