lunedì, Giugno 8

COMUNIONE E LIBERAZIONE, MELONI, IL DIO DENARO, IL SIONISMO E LA STRATEGIA DELLA TENSIONE

di Redazione

Per scrivere questo testo abbiamo dovuto in primo luogo andare alla ricerca di testimonianze e documentazione storica ufficialmente riconosciuta. Non potevamo riportare delle sensazioni o delle semplici deduzioni personali, ne andava della nostra onestà intellettuale a cui teniamo molto. Poi volevamo far comprendere come funziona il meccanismo della “verità” nelle ricostruzioni storiche che sono volutamente frammentate per impedire alla maggioranza delle persone l’esatta dinamica degli avvenimenti in modo da poter dare giorno dopo giorno una verità costantemente modificata e funzionale al potere economico e ai suoi partiti, intellettuali, giornalisti di riferimento.

Fratelli d’Italia manifesta chiaramente anche nei suoi simboli a quale pensiero politico fa riferimento al neofascismo del MSI di Giorgio Almirante, noto fucilatore di partigiani. Almirante dal 1938 al 1942 fu segretario del comitato di redazione della rivista antisemita e razzista La difesa della razza, che uscì in seguito alla pubblicazione del Manifesto della razza nel 1938 e con cui collaborò con articoli fin dal primo numero.

Il nostro compito oggi è quello di ricostruire i fatti nella loro organicità e con la maggiore precisione possibile. Altro obiettivo è quello di dimostrare che tra gli accadimenti odierni e i fatti di allora esiste, anello dopo anello, un’unica catena e che le nuove generazioni in politica, come quella a cui appartiene Meloni, non sono delle ingenue vittime, ma sono consapevolmente ben inseriti in quegli obiettivi criminali e se necessario sono pronti a ripeterli. Per questo non può dire di essere antifascista. Gli antifascisti hanno lottato contro la guerra e i suoi ideologi, per un mondo che metteva la pace e la cooperazione tra i popoli al primo posto. Vi sembra che Giorgia Meloni/Fratelli d’Italia, Comunione e Liberazione e i loro riferimenti internazionali vadano in quella direzione?

Dopo questa doverosa premessa possiamo cominciare.

A Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia piace molto CL perché tutte e due hanno fatto parte della strategia atlantica anticomunista e anti Costituzione annunciata in una data precisa, che per gli storici è l’inizio della strategia della tensione in Italia: sono i giorni fra il 3 e il 5 maggio 1965, quando si svolse a Roma, all’Hotel Parco dei Principi, il convegno organizzato dall’Istituto di Studi Militari Alberto Pollio sulla “Guerra Rivoluzionaria” che vedeva tra i principali relatori Renato Mieli, il padre di Paolo, spia inglese nota con il nome di battaglia “Colonnello Ralph Merril” che lavorava per lo Psychological Warfare Branch durante la seconda guerra mondiale, un organismo del governo militare anglo-americano, incaricato di organizzare il condizionamento delle masse tramite le tecniche della guerra psicologica da utilizzare nei media, giornali, cinema, radio e successivamente nella televisione.

La stategia eversiva della tensione ha prodotto stragi e omicidi selettivi, ha visto collaborazioni con servizi segreti, la Nato, le mafie, i fascisti e il Vaticano, con la copertura politica degli apparati statunitensi. Questa strategia – che ha compreso l’assassinio di Aldo Moro e la “provvidenziale” morte del segretario del P.C.I. Enrico Berlinguer, annunciata al segretario comunista dalla moglie di Moro Eleonora Chiavarelli, 13 giorni dopo il rapimento del marito – è servita per porre fine alla democratica Prima Repubblica e ad aprire a tre obiettivi fondamentali: in economia all’uso del denaro della grande criminalità mafiosa, a questo sono serviti i governi di Berlusconi; alla chiusura dei Consigli di fabbrica e al conseguente annientamento del ruolo del sindacato e, infine, in politica alla riabilitazione dei fascisti. Riabilitazione necessaria ai massocapitalisti per dare un nuovo assetto all’Italia considerata dagli Usa troppo autonoma e filoaraba. Serviva uno spostamento verso Israele e chi meglio dei fascisti dell’MSI di Almirante prima e oggi di Meloni possono garantire questo spostamento, visti i loro storici collegamenti internazionali con i fasciosionisti israeliani?

Andiamo con ordine.

Dopo la seconda guerra mondiale i massocapitalisti ridisegnano il Medio Oriente. Hanno bisogno di uno Stato fantoccio al loro completo servizio per controllare il Canale di Suez e il petrolio del Medio Oriente. E chi meglio dei sionisti poteva garantire la nascita di un simile “Stato” se non i sionisti da sempre al servizio di coloro che hanno finanziato Mussolini, Hitler e Franco? In merito consigliamo la lettura di un libro assai prezioso: Relazioni pericolose. Il movimento sionista e la Germania nazista di Faris Yahia, La Città del Sole, 2009. Nonostante siano disponibili molti libri sul barbaro trattamento che la Germania nazista ha riservato agli ebrei europei – di cui moltissimi avevano smesso di esserlo essendo diventati atei, comunisti, socialisti o laici, invisi quindi a chi era osservante – un importante aspetto della questione è stato sinora largamente ignorato dal grande pubblico: le relazioni tra il movimento sionista e la Germania nazista. Questo libro affronta un argomento delicato e data la ben nota tendenza dei sionisti a bollare come antisemita qualsiasi punto di vista antisionista o non sionista, tutto il materiale relativo alle relazioni tra sionisti e nazisti utilizzato dall’autore proviene esclusivamente da fonti ebraiche.

Dobbiamo sapere che i rapporti tra i sionisti e i fascisti italiani vennero coltivati sino dagli anni Trenta del secolo scorso, grazie alle simpatie mussoliniane verso le ali più estreme del sionismo. La nascita della Marina d’Israele è un evento poco noto in ambito storiografico. Le sue origini possono essere fatte risalire a una intesa tra Benito Mussolini e Vladimir Zeev Jabotinsky (1880-1940), leader della destra revisionista sionista, scrittore, oratore, soldato, e fondatore, a Odessa, della “Jewish Self-Defense Organization”. Il padre di Netanyahu era il segretario di Jabotinsky.

E’ nell’ottobre del 1934 che giungono a Civitavecchia i primi 28 allievi ufficiali ebrei per essere addestrati alla Scuola Marittima; nei tre anni successivi i diplomati saranno quasi 200. Sulle uniformi portano un’ancora, la Menorah (il candelabro a sette bracci) e il fascio littorio, e in alcune cerimonie ufficiali salutano romanamente, come ricordato dall’allora capogruppo Avram Blass, in seguito divenuto ammiraglio della Marina israeliana. Nel 1936 parte il secondo corso, inaugurato dal rabbino capo di Roma. Nel frattempo viene acquistato anche un veliero a motore da 60 metri, il Quattro Venti, ribattezzato Sarah I che nell’estate di quello stesso anno fa rotta verso la Palestina, dove viene accolto con grandi festeggiamenti dalla comunità ebraica. E’ il primo mercantile della storia moderna d’Israele.

Proseguiamo nella ricerca storica dei legami tra fascisti e sionisti. Dal libro Mossad base Italia. Reazioni, gli intrighi, le verità nascoste dell’autore ebreo Eric Salerno, il Saggiatore, 2010 pagg. 120-121:

«Per competere, la giovane Marina israeliana aveva bisogno di guastatori e di mezzi d’assalto. La Xa Mas, il celebre reparto di incursori italiani, aveva portato nella guerra contro la Marina britannica tecniche innovative e dimostrazioni di coraggio. Le sue operazioni avevano gettato scompiglio tra le fila dell’avversario. I suoi uomini godevano del rispetto che soltanto il nemico colpito riesce a mostrare. Non so se Alcide De Gasperi pensava a loro quando chiese al suo ministro della Difesa, il repubblicano Randolfo Pacciardi, di aiutare Ada Sereni. Sta di fatto che dopo due telefonate il progetto fu lanciato. Il capo di Stato Maggiore della Marina, Franco Maugeri, era già noto per le sue simpatie sioniste. L’ammiraglio Calosi, capo dei servizi segreti della. Marina, si rese più che disponibile. Insieme pescarono tra i reduci del nucleo di incursori. che avevano combattuto per la Repubblica sociale.

Il primo ad essere interpellato è il capitano del Genio navale Nino Buttazzoni, uno degli uomini del battaglione Vega della Xa Mas che aveva seguito Junio Valerio Borghese e i suoi parà del mare. Si definiva un neofascista monarchico. […] Il 9 gennaio 1946 a Montelepre, in Sicilia, centocinquanta uomini agli ordini di Salvatore Giuliano lanciano un attacco contro le caserme dei carabinieri. Il conflitto dura una settimana. Nove militari perdono la vita, i feriti sono trentacinque. Secondo i servizi segreti britannici, la banda è composta anche da “terroristi ebraici” e da “elementi anticomunisti jugoslavi”. I primi, fa capire Nino Buttazzoni nel suo Solo per la bandiera, potrebbero essere i gruppi armati che si preparano alla nascita dello stato d’Israele, addestrati nel Dopoguerra dagli uomini della Xa Mas di Borghese su richiesta non soltanto di Ada Sereni, ma anche del capo dei servizi segreti americani in Italia, James Jesus Angleton. I contatti di Buttazzoni con Calosi e Maugeri non sono un segreto. E non è un segreto che il comandante della Xa Mas sia anche confidente di Angleton, capo dell’Ufficio controspionaggio dell’Oss in Italia prima di diventare il capo, sempre in Italia, della Cia e, dopo, incaricato dei rapporti tra i servizi segreti americani e quelli israeliani. E’ un fervente sostenitore della causa. sionista». Ma soprattutto un fanatico anticomunista.

Analizziamo ora il ruolo del Vaticano e di Comunione e Liberazione, dei suoi agenti anticomunisti ma contemporaneamente filosionisti.

In primo luogo cosa unifica CL con i sionisti? I traffici e il culto del denaro. Fanno della ricchezza la loro missione divina. Sono quella parte del mondo cattolico composta da veri agenti e ideologi del massocapitalismo che ha condizionato una parte rilevante del cattolicesimo. Quindi CL ha completamente rinnegato la missione del loro profeta, quella di cacciare i mercanti dal tempio. I ciellini trasformano i diritti universali e gratuiti inseriti dai comunisti nella nostra Costituzione sociale, in business tramite quella pelosa sussidiarietà di cui sono portatori e ideologi a livello planetario il più grande Stato filosionista, criminale ed evasore del mondo, gli Stati Uniti d’America e la nazione calvinista delle truffaldine banche, la Svizzera.

Quel mondo anticomunista legato al Vaticano ha visto personaggi legati all’eversione come il gladiatore Corrado Corghi, un raffinato politico che ha irretito con l’inganno o con sottili allettamenti, mettendoli in uno stato di soggezione morale o psicologica quegli sprovveduti giovani che frequentava. Corghi è così descritto da Alberto Franceschini nel libro intervista scritto con Giovanni Fasanella Cosa sono le BR. Le radici, la nascita, la storia, il presente. Chi erano veramente i brigatisti e perché continuano ad uccidere. Una testimonianza del fondatore delle Brigate rosse, BUR, 2004 pagg. 46-47:

«Ma che personaggio era Corghi, che cosa rappresentava per voi?

Tra i fondatori dell’Azione cattolica, nei primi anni Sessanta era stato il segretario regionale della Dc. Poi aveva rotto con il suo partito ed era uno degli animatori dei cattolici del dissenso. Era stato amico personale di Che Guevara, Fidel Castro e Carlos Marighella. S’immagini quindi che cosa poteva significare, per noi che ci nutrivamo di questi miti, frequentare uno come Corghi. Era molto ben introdotto in Vaticano, di cui era addirittura l’ambasciatore itinerante in Sud America. E criticava il Pci da sinistra.

[…] Nel dna delle Brigate rosse ci sono dunque anche dei geni di una certa cultura cattolica?

Sicuramente. Nel nucleo originario delle Br c’è una componente comunista, ma anche una cattolica. Corghi ci fece intravedere un punto di debolezza della tradizione comunista: l’eccesso di ideologismo. La sinistra marxista punta sulla politica e sulla propaganda, ci spiegava, mentre la rivoluzione dev’essere quanlcosa che cambia le condizioni della gente nel presente. Ci ha aperto una serie di finestre: noi eravamo molto irretiti dall’ideologia e dalla politica, lui ci aiutò a spostare l’attenzione sul sociale»,

Sempre dal libro-intervista di Fasanella-Franceschini sulle Brigate rosse si scopre una verità ancora più inquietante su due persone: Corrado Simioni e Savina Longhi.

Corrado Simioni è un ambiguo personaggio definito dalla Commissione Stragi “figura enigmatica”, che dalla fine degli anni Cinquanta, e sino al 1965, milita nella corrente autonomista del PSI proprio in stretto contatto con Bettino Craxi. Simioni, assieme ad altri due italiani, Duccio Berio e Vanni Mulinaris sono i referenti di una scuola di lingue ubicata guarda caso a Parigi, in Quai de la Tournelle al civico 27 : l’Hyperion.
Ma torniamo indietro nel tempo per inquadrare questi tre personaggi e capire perché la loro scuola è stata al centro di molte “attenzioni” da parte della magistratura e della stampa. Ne fanno parte, oltre a Corrado Simioni, Duccio Berio e Vanni Mulinaris, anche Renato Curcio, Mara Cagol, Prospero Gallinari, Mario Moretti. Questi ultimi saranno il nucleo storico delle Brigate Rosse, il Partito comunista combattente. All’interno del CPM (Collettivo politico metropolitano, ndr) Simioni ha una struttura clandestina, occulta anche agli stessi appartenenti del Collettivo. La struttura è chiamata “zie rosse”, perché l’ala più dura e determinata del gruppo è costituita da donne. Ne fanno parte tra gli altri Mario Moretti, Innocente Salvoni, Francoise Tuscher, Sandro D’Alessandro, Prospero Gallinari, Mara Cagol (ma solo inizialmente), oltre a Duccio Berio e Vanni Mulinaris. Compito di questa struttura è alzare il livello di scontro, specialmente durante i cortei.
Dalle “zie rosse” si compatta una nuova struttura chiusa e clandestina, un gruppo di “compagni” intenzionati ad alzare lo scontro politico e colpire in modo selettivo personaggi e simboli dell’imperialismo statunitense. Il nuovo gruppo non ha un nome, ma è chiamato “Superclan”, da superclandestino. Ne fanno parte Corrado Simioni, Duccio Berio, Vanni Mulinaris, Mario Moretti, Prospero Gallinari. Del Superclan si è saputo ufficialmente solo nel 1978-1979, a seguito delle indagini condotte dal giudice Pietro Calogero su una scuola parigina di lingue chiamata Hyperion».

La sede parigina di Hyperion in Quai de la Tournelle 27

Hyperion di Corrado Simioni è la struttura che ha sedi a Bruxelles, Londra, Parigi e Roma durante il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro e gli uomini della sua scorta. Simioni è l’uomo di raccordo tra Nato, Vaticano, servizi segreti italiani ed europei e l’eversione atlantica anticomunista nelle sue varie forme.

Da Bruxelles oltre ad esserci la Nato è arrivato in Vaticano un domenicano molto particolare Felix Andrew Morlion: che fu uomo dei servizi segreti del Vaticano, fondatore del Movimento Pro Deo e guida indiscussa della multiforme istituzione cattolica denominata Pro Deo, come documentano fonti inedite di non facile acquisizione, sintomo forse della protezione accordata dai livelli istituzionali.
Morlion approda in Italia nel 1944 al seguito delle armate alleate, portando con sé la fama di esperto di guerra psicologica e di propaganda di massa. Dopo aver incontrato Alcide De Gasperi e i vertici della Dc, e dopo aver preso contatto con l’Azione Cattolica, nel 1945 Morlion – con l’appoggio di monsignor Montini, il futuro papa Paolo VI – fonda l’Università Internazionale di Studi Sociali Pro Deo [oggi LUISS], che presto diventa il punto di riferimento per la nascente collaborazione ideologica tra il Vaticano e le diramazioni del governo americano in contrasto all’influenza del comunismo in Italia.

Negli anni della Guerra Fredda, la Pro Deo funzionerà come un vero e proprio servizio informazioni diviso in tre rami: quello pubblicitario, quello informativo e – il più importante – quello universitario, che svilupperà una solida rete di proselitismo tra i giovani. Molto importante, nei primi anni ’50, è anche l’azione dall’interno contro il Pci.

Sempre dal libro di Fasanella e Franceschini a pag. 66 si scrive:

«Viveva anche lui (si parla di Innocente Salvoni) nella comune di Simioni?

No, viveva in un’altra casa con la moglie, Françoise Tuscher, la nipote dell’Abbé Pierre. Venivano da Mani. Tese, il giro cattolico di Troiano, ed erano entrambi molto legati a Simioni».

Corrado Simioni, il primo da sinistra, con l’Abbé Pierre e papa Giovanni Paolo II

Resta da vedere chi era Savina Longhi.

«[…] Nel settembre 1970, tenemmo una riunione del collettivo di direzione, in Liguria. Era un fine settimana ed eravamo ospiti di Savina Longhi. L’avevo vista a Pecorile, ma non sapevo ancora chi fosse. Simioni ce la presentò come ex segretaria di Manlio Brosio alla Nato (1) . Nota 1: “Savina Longhi già nel 1967 è a Parigi, collaboratrice di Manlio Brosio, all’epoca colà console d’Italia, evidentemente munita di Nulla Osta di Sicurezza di elevato grado in ambito Segretariato Generale della Nato. Dopo il trasferimento a Bruxelles torna, nel 1970, in Italia e lavora presso la Savoia Assicurazioni di Milano da dove scompare fino al 1974, continuando a frequentare elementi del Superclan (Tunesi Orietta, di cui fu convivente, donna di Troiano Franco, alter ego di Tagliaferri in Ditta). Fu la Longhi tra i primi del gruppo perciò – come Berio – a espatriare a Parigi […] fino a pervenire presso la ditta dell’ing. Rancilio, socio di Hyperion” (Rinvio a giudizio G.I. di Venezia Carlo Mastelloni, procedimento penale n. 204/83, pp 44-45).

Ed era vero?

Era vero.

Una riunione clandestina di guerriglieri comunisti in casa dell’ex assistente del segretario generale della Nato: è un dettaglio che avrebbe dovuto farvi riflettere, non crede?

Anche a noi sembrò un po’ strano, in effetti. Però Simioni ci fece capire che Savina era una specie di agente che lui aveva infiltrato nell’ufficio di Brosio.

E che super agente doveva essere, se simioni diceva il vero!».

Ed ora veniamo al Mossad/Br. Cominciando con un “errore” fatto da Mario Moretti su un cartello appeso al collo di una persona sequestrata dalle Br e come il fatto è raccontato nel libro di Fasanella/Franceschini a pagg. 123-124:

Stella di Davide sul cartello fatto da Mario Moretti per il sequestro di Michele Mincuzzi dirigente Alfa Romeo

«[…] La foto viene pubblicata dal “Corriere della Sera” la guardiamo e ci accorgiamo che il simbolo delle Br disegnato sul cartello non era una stella a cinque punte, ma a sei. Tutti i giornali sottolineavano l’anomalia di un’azione brigatista firmata con la stella di Davide, simbolo dello Stato d’Israele. Chiamiamo Moretti e gli diciamo: “Ma sei deficiente? Sei con noi da due anni, hai disegnato mille volte il simbolo Br!”. Ancora una volta, la sua risposta disarma: “E che volete, mi sono sbagliato”.

Un’altra possibile spiegazione, che non sia la solita dell’errore?

Noi allora pensammo che Moretti fosse un po’ distratto. Oppure che, commettendo quell’errore, aveva voluto mandare un messaggio a qualcuno. Che cos’altro dovevamo pensare? Molti anni dopo, un ufficiale dei carabinieri che ha speso la sua vita a indagare sul terrorismo, mi ha detto: “Moretti voleva mandare un messaggio agli israeliani: guardate che cosa sono in grado di fare, comando io”.

Se fosse stato un messaggio, ci sarebbe stata una risposta.

E una risposta ci fu. […] Alcuni mesi dopo, nel dicembre 1973, durante il sequestro di Ettore Amerio, direttore del personale Fiat, venimmo contattati dai Servizi israeliani, interessati ad allacciare un rapporto con noi.

In che modo veniste contattati, attraverso quale canale?

Attraverso il giro di “Controinformazione”, il giornale che ci fiancheggiava. In particolare tramite un compagno dell’università di Trento, Aldo Bonomi, il sociologo, che lavorava in redazione. Disse ad Antonio Bellavita, direttore del giornale, che i Servizi segreti israeliani volevano un contatto con noi. E Bellavita girò a noi il messaggio. Noi lo prendemmo subito sul serio, perché Aldo era uno che sapeva molte cose interessanti e in passato ci aveva trasmesso informazioni preziose».

Ecco come i veri capi Br, esperti nell’infiltrazione e con rapporti con persone della Nato e dei servizi segreti israeliani, danno indicazioni precise in quali organismi infiltrarsi. Sempre dal libro di Fasanella/Franceschini a pag. 127:

«[…] I capi, Simioni, Mulinaris, Berio, Troiano, Salvoni e la Tuscher erano andati a vivere in una villa in Veneto. E ai militanti avevano dato l’ordine di tornarsene a casa, e di riprendere la vita normale e di infiltrarsi nei sindacati, nei partiti della sinistra storica, in Potere operaio e Lotta continua: all momento opportuno sarebbero stati richiamati e gli avrebbero detto che cosa fare».

Altro personaggio importante e legatissimo al Vaticano è stato Franco Troiano; ecco come è descritto nel libro intervista di Fasanella/Franceschini a pag. 52:

«[…] C’era poi la componente cattolica di Franco Troiano che proveniva dallo stesso ambeinte da cui poi sarebbe nata Comunione e liberazione. Questo era un giro particolamente interessante, anche loro cattolici del dissenso, molto sensibili alle tematiche terzomondiste. Erano due gruppi, Giovani studenti e Giovani lavoratori, in cui militava gente come Maurizio Ferrari e Arialdo Lintrami, Giorgio Semeria. Poi, Giulia Archer, un’inglese, e l’allora suo fidanzato, Sandro D’Alessandro, un rampollo della borghesia intellettuale milanese, di cui avremo ancora modo di parlare. E infine, il gruppo dei tecnici della Sit-Siemens, di cui faceva parte Mario Moretti».

Perché i massocapitalisti hanno bisogno di creare organizzazioni o partiti che della guerra e del terrorismo si nutrono? Il fascismo, il nazismo, il sionismo, i vari fanatismi religiosi protestanti, cattolici, islamici, il mondo dell’irrazionale, a questo servono o sono serviti. Il sistema capitalistico ha una caratteristica: è basato sulla più sfrenata competizione ed essa si avvale di un modo di produzione che crea sovrapproduzione di ogni tipo di merce che stipendi e salari non sono in grado di assorbire. Questo processo provoca crisi economiche continue e blocca il ciclo produttivo capitalistico e il processo di selezione dei “migliori” interno allo stesso. Che cosa devono fare quindi per superare le difficoltà da loro stessi create? La guerra mondiale o perpetua, nei momenti di crisi più acuti. La guerra sparsa tra le varie nazioni, in quelli meno acuti. Oggi ci sono 56 conflitti armati attivi in tutto il mondo.

Fratelli d’Italia e CL, ma anche i partiti sorti con la seconda e piduista Repubblica, sono l’epressione aggiornata della strategia anticomunista della tensione, una strategia creata dall’imperialismo angloamericano in funzione antiproletaria, che ha prodotto in Italia 1.119 morti, con 768 feriti e che oggi tenta di diffondere nelle masse italiane ed europee l’ideologia della guerra.

E chi meglio di una fascista può svolgere questo compito? Una guerra necessaria per i padroni dei politici oggi in Parlamento e ognuno fa oggi quello che i loro politici di riferimento facevano nella Prima Repubblica: i vari. Andreotti, Craxi, De Mita, Forlani, La Malfa, Pietro Longo, Almirante, Covelli, Pannella, Malagodi, anticomunismo 24 ore su 24. Ieri contro l’Urss e il P.C.I. oggi contro la Cina e in seconda battuta la Russia, anche se è diventata un paese liberal-capitalista; la sua colpa è di non volersi sottomettere all’imperialismo angloamericano e di essere ricca di tutte le fonti di energia e minerali che oggi scarseggiano nell’Occidente consumista. Putin non si piega e non si fa baciare sulla testa da nessun presidente statunitense.

In conclusione Meloni e Comunione e Liberazione si vogliono così bene perché provengono dalla storia peggiore del nostro Paese: quella criminale del neofascismo incistatosi anche nella Chiesa cattolica con papa Pacelli, Félix Morlion e massonicamente con papa Paolo VI.

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