

- Guerra d’azzardo
- 17 Aprile 2026
- rem
«Per la serie cercopitechi di destra e dove trovarli», l’inizio sempre graffiante di Mario Imbimbo su OLnews. «Durante una sorta di vero e proprio sermone per benedire le operazioni militari contro l’Iran, il segretario della Guerra Pete Hegseth. ignorantone come il suo capo, che crede di recitare un versetto della Bibbia, ma è solo una sua versione cinematografica». Ma è da Hollywood che la loro cultura arriva.
Cosa è accaduto e cosa c’è dietro
Bastava solo un po’ meno fanatismo e voglia di protagonismo e magari una semplice ricerca su Intenet. «In pratica l’ineffabile ministro della Guerra ha recitato il celebre monologo di Pulp Fiction, quello recitato da Samuel L. Jackson, pensando di recitare davvero una preghiera ispirata alla Bibbia. Peccato che quel testo non è affatto un vero versetto biblico, ma solo una versione cinematografica liberamente ispirata all’ormai celebre Ezechiele 25:17. Una versione molto diversa dall’originale che sostanzialmente cita solo il versetto per poi stravolgendo».
Il personaggio alla Corte di Trump
«Ex alcolista con tatuaggi che si richiamano al neonazismo ed al suprematismo bianco. Una croce di Gerusalemme sul petto ovvero un antico simbolo cristiano poi adottato anche da gruppi nazionalisti cristiani. La scritta ‘Deus Vult’ tatuata sul bicipite, ‘Dio lo vuole’ latino ed era il grido di battaglia della Prima Crociata ed è oggi utilizzato da gruppi suprematisti bianchi e neonazisti. Dulcis in fundo recentemente è emerso un tatuaggio con la parola araba ‘Kafir’, ovvero ‘infedele’, un simpatico omaggio ai fratelli dell’Islam».
«Insomma l’America ha come Ministro della guerra una specie di crociato in ritardo di qualche secolo con storia con un unico piccolo difetto. Come ogni fanatico non conosce manco la Bibbia».
E la coppia Trump-Netanyahu precipita
Vigilie elettorali pericolose sia in Israele, che negli Stati Uniti con i sondaggi che prevedono il peggio per i due autori dell’azzardo Iran. In Israele, la fiducia nel premier Netanyahu è crollata al minimo storico. Peggio Israele negli Usa: il 59% degli intervistati non ha alcuna o poca fiducia dell’amico di Trump, un dato che sale all’80% tra gli elettori democratici. Ma il dato più allarmante per Tel Aviv e Casa Bianca, è quello delle nuove generazioni (come il No alla Meloni): tra i repubblicani under 50, il 57% ha ora un’opinione sfavorevole su Israele, un crollo verticale rispetto al passato.
E il senatore Bernie Sanders, collega il voto sulle armi a quello sulla guerra in Iran. «Per Netanyahu Gaza non bastava, l’Iran non bastava. Ora sta scatenando una guerra di espansione in Libano».
Basta armi Usa ad Israele
Il voto di ieri sul mancato no alle armi per Israele comunque dice molto e il Medio Oriente sta diventando un banco di prova cruciale. Tutti i senatori considerati papabili candidati alla Casa Bianca – dai democratici Ruben Gallego e Mark Kelly (Arizona) a Cory Booker (New Jersey) – hanno votato a favore del blocco delle armi. Un segnale chiaro che, per conquistare l’elettorato democratico di domani, bisognerà avere una posizione chiara su questo fronte. Senza ambiguità.
Anche se le mozioni sono state respinte, l’amministrazione Trump – che nel gennaio scorso ha sbloccato proprio la vendita dei bulldozer sospesa da Biden – ha incassato un avvertimento. Per la prima volta, la Camera Alta ha mostrato una crepa visibile nel muro del sostegno incondizionato. Un evidente campanello d’allarme per i due pessimi che stanno intrappolando in blocco occidentale nella logica della prepotenza armata.