lunedì, Giugno 8

BERLINO A DESTRA SENZA AFD VOLUTA DA MUSK E TRUMP

Germania

24 Febbraio 2025

di Ennio Remondino

Vincono i cristiano-democratici di Merz prossimo Cancelliere, ma formare una coalizione di governo non sarà facile. Socialdemocratici in caduta prevista, la Afd di diffuse simpatie filo nazi sostenuta dall’America di Musk-Trump, diventa secondo partito, ma esclusa dal governo. Alla ‘Grosse Koalition’ tra i due partiti storici tedeschi, serve forse un terzo alleato. I Verdi tengono, la sinistra di Linke cresce. Fuori dal parlamento la ‘rossobruna’ Bsw e i liberali che non superano lo sbarramento del 5%

Friedrich Merz, prossimo Cancelliere tedesco

Germania più a destra ma escluse ombre nazi

L’unione Cdu-Csu guidata da Friedrich Merz ha vinto le elezioni in Germania con il 28,6% dei voti, secondo i dati definitivi pubblicati online dalla commissione federale elettorale tedesca. L’ultradestra dell’Afd è secondo partito con il 20,8% delle preferenze, +10,4% rispetto al voto del 2021. La socialdemocrazia del cancelliere Olaf Scholz, terza al 16,4%. Verdi 11,6%, Linke 8,8%. Fuori dal parlamento la Bsw di Sahra Wagenknecht, che manca per un soffio la soglia del 5% fermandosi al 4,97. Stessa sorte per i liberali dell’Fdp, al 4,3%.  

Germania in crisi, Merz: ‘Coalizione di corsa’

Friedrich Merz ce l’ha fatta e vanta la sua vittoria come ‘storica’, sulla scia di un’affluenza al voto record dell’84%. Ma ad aspettarlo c’è uno scoglio notevole: resta incerto che i numeri bastino per una Grosse Koalition: l’unica squadra ritenuta davvero stabile. Merz però avverte: il nuovo esecutivo andrà formato, in ogni caso «entro Pasqua». I tedeschi hanno premiato la sua Cdu che fu di Angela Merkel e gli hanno offerto il timone per le prossime consultazioni di governo. Olaf Scholz è sconfitto, lo ammette e si prepara a lasciare la scena.

All’AfD non basta Musk

L’ultradestra, che si afferma per la prima volta come secondo partito nella Repubblica federale, raddoppia i consensi rispetto a quattro anni fa, ma non è esplosa però, come pure si era temuto. Non supera la soglia del 20%, da tempo previsto dai sondaggi, e una certa delusione ben mascherata. A sera inoltrata diventa ufficiale che i liberali saranno fuori dal Parlamento. E Christian Lindner, l’ex ministro delle Finanze cacciato da Scholz, annuncia di lasciare la politica.

L’interferenza americana inciampa

Niente governo, ma esisto elettorale importante dell’ultradestra, guidata da Alice Weidel. La donna che ha scelto di radicalizzare la propria posizione, approfittando anche dell’appoggio degli Stati Uniti d’America e di un clima di generale incertezza scanditi dagli endorsement di Elon Musk, la spinta di JD Vance e un’ondata di terrore senza precedenti, in un susseguirsi di attentati che hanno colpito Berlino – venerdì sera l’ultimo attacco col coltello, di matrice antisemita, nel cuore del memoriale alla Shoah – e anche nel resto del Paese.

Trattative di corsa

Dopo tante interferenze da Donald Trump che ora fa finta di celebrare gli eredi di Markel applaudendo «un grande successo per la Germania e per l’America», sono già partiti i segnali per le future trattative. «I negoziati dovranno essere veloci, il mondo non ci aspetta. La Germania deve avere un governo affidabile», ha scandito Merz, prima di lanciare la festa del partito che stasera ritorna alla guida del Paese. Ma si inizia male con i veti: l’alleato bavarese della Csu, Markus Soeder, ha ribadito il veto su una coalizione con i Verdi, ma quasi certamente alla fine dovrà adattarsi.

Nessuna onda bruna

Torniamo all’Afd sponsorizzata Usa, che cresce di oltre il 4% rispetto alle Europee di giugno ma non va oltre i risultati di cui da tempo era accreditata e, anzi, non tocca nemmeno i picchi nei sondaggi del gennaio 2024. Lo spauracchio del partito di Alice Weidel e del suo presunto ruolo di formazione neonazista era stato utilizzato per presentare il voto tedesco come un referendum per l’Europa intera e, addirittura, un termometro per la tenuta della nostra stessa democrazia. Pessimo Musk e sulla scia dell’arroganza il Vice Vance.

Come Merkel un po’ più a destra

Lo scenario apre la strada al governo di coalizione Cdu-Spd. La Grande Coalizione che per dodici dei sedici anni dell’era di Angela Merkel, prima di Scholz. Nonostante le distanze tra il partito di Merz e i socialdemocratici su diversi dossier, dall’ambiente all’immigrazione passando per le politiche fiscali europee, Cdu e Spd appaiono ‘condannate a governare assieme‘ proprio perché la volontà di escludere Afd rende impossibile altre alchimie politiche. E tutto questo nonostante l’elettorato, abbia mostrato una crisi di rigetto verso le politiche economiche, industriali, sociali promosse dai due partiti storici del Paese, la cui sommatoria di consensi è calata dopo le esperienze di governo in coalizione.

Voto di protesta anche a sinistra

Da sottolineare il voto di protesta non più orientato solo a destra ma anche a sinistra. La ripresa della Linke, partito su posizioni di lotta sui temi dei salari, dell’industria, delle politiche sociali. Obiettivo: mobilitare una massa scontenta storicamente cavalcata dall’Afd.

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