
A seguito dell’iniziativa che si è svolta a Viareggio il 20 aprile 2024, dal titolo “Giovanni Gentile e Benito Mussolini. Le due facce del regime fascista” è emerso che nel nostro paese è da tempo in corso una revisione della storia che coinvolge il periodo della dittatura fascista e della successiva Repubblica sociale italiana, promossa dai partiti della seconda repubblica, in particolar modo da quelli del centrodestra.
Da sempre in prima fila in quest’opera di manipolazione della storia troviamo la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio Benito La Russa e il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Una delle strategie utilizzate è quella di riabilitare la figura del nazifascista Giovanni Gentile separando la figura del filosofo da quella del politico. Il filosofo/politico si era apertamente dichiarato a favore di Hitler, inoltre è stato uno degli estensori del Manifesto della razza e ha aderito alla nazifascista Repubblica sociale italiana.
L’opera di falsificazione storica tesa a riabilitare Gentile, è molto chiara nel libro “Una Repubblica senza patria” di Gennaro Sangiuliano e Vittorio Feltri che utilizzano in modo strumentale l’uomo di “cultura” come elemento di pacificazione e riunificazione in un sol corpo del popolo italiano.
Infatti, Gennaro Sangiuliano sostiene che Giovanni Gentile voleva la “Pacificazione degli Italiani” ed estrapola da un articolo di Gentile, dal titolo “Ricostruire”, pubblicato sul “Corriere della Sera” del 28/12/1943 la seguente frase: “Bisogno di concordia degli animi, rinvio di tutto quello che può dividere, cessazione delle lotte”. La citazione di Sangiuliano termina a questo punto.
In realtà nell’articolo originario di Gentile lo scritto prosegue descrivendo così i partigiani e la lotta di Liberazione: “cessazione delle lotte, tranne quella vitale contro i sobillatori, i traditori, venduti o in buona fede, ma sadisticamente ebbri di sterminio”. L’azione di Gentile è stata tesa solo a riunificare il fascismo scissosi dopo il 25 luglio 1943 in diverse fazioni. Altro che pacificatore del popolo italiano.
Questo a dimostrare che stiamo subendo la più spudorata revisione della storia e una costante apologia del fascismo, che passa anche attraverso l’emissione di 250.000 francobolli commemorativi per l’ottantesimo anniversario della morte di Giovanni Gentile.
Ma non solo. A Roma, il 16 aprile 2024, Ignazio Benito La Russa ha introdotto il convegno “Politica e filosofia. I due mondi in uno di Giovanni Gentile”, dove sono stati trattati i “retroscena” dell’uccisione di Gentile. Tutto ciò all’interno del Senato, nella sala capitolare presso il chiostro del convento di Santa Maria sopra Minerva.
Non esiste nessun retroscena della morte di Giovanni Gentile; egli fu ucciso in quanto in Europa e nello specifico in Italia, era in corso una lotta di liberazione da parte dei partigiani nei confronti dell’occupazione nazifascista, ed essendo Gentile un sostenitore riconosciuto del nazifascismo, è stato giustiziato dal partigiano Bruno Fanciullacci. L’attuale governo, ma già in passato anche quello berlusconiano, hanno provato a demonizzare la figura di Fanciullacci tramite appunto operazioni di revisione della storia a favore dell’oppressore.
La lotta partigiana è stata una lotta di liberazione che ha compreso anche lo scontro fisico e l’uccisione di chi ha operato a favore dei due sistemi dittatoriali. La Seconda guerra mondiale ha prodotto decine di milioni di morti in tutta Europa e da antifascisti non permetteremo tale revisione della Resistenza e tale fascistizzazione del Paese, perché è solo tramite lo studio della storia che si possono comprendere gli errori commessi in passato e trarne esperienza per non far ripetere e subire tali disumanità nel presente e nel futuro.
Molto preoccupati per questa deriva chiediamo al Presidente della Repubblica, ai giornalisti democratici, agli intellettuali, al mondo universitario, al mondo del lavoro e ai loro sindacati di condividere il nostro appello e le nostre preoccupazioni. Preoccupazioni più che rafforzate dalla recente azione intimidatoria di Giorgia Meloni nei confronti di Luciano Canfora e la censura dello scrittore Antonio Scurati, da ciò che sta accadendo all’interno della Rai e dalle inquietanti notizie emerse nella trasmissione “100 minuti” dal titolo Lago Nero del 22 aprile, sulle connessioni tra i gruppi nazisti, la Gladio e i politici delle varie formazioni al governo.
A seguito dell’iniziativa svoltasi a Viareggio, è stato dunque deciso di chiedere la sfiducia dell’attuale governo Meloni e in particolare del ministro Gennaro Sangiuliano e del presidente del Senato Ignazio Benito La Russa, poiché crediamo che non siano minimamente in linea con i principi e i valori antifascisti contenuti nella Costituzione sulla quale hanno giurato.
ORA E SEMPRE RESISTENZA!
Sezioni comuniste Gramsci-Berlinguer per la ricostruzione del P.C.I.