venerdì, Ottobre 9

ALLEANZE MILITARI REGIONALI IN EUROPA E NATO SOFFRENTE

Europa – Nato

09 Ottobre 2026

di Ennio Remondino

Sta accadendo ma nessuno tra governi e vertici militari sembra ufficialmente accorgersene. Forse per non saper dire se per loro è un bene o un male. E nascono e crescono le alleanze regionali con interessi specifici all’interno dell’ormai confuso minestrone NATO imposto da Trump e servito a tavola da Rutte.

‘Volenterosi’ e frammenti vari di Nato

Ad agosto Donald Tusk ha affermato che la Polonia sta costruendo una ‘Alleanza Regionale’ con «Svezia, Norvegia, Finlandia, Lituania, Lettonia ed Estonia, con la partecipazione attiva di danesi, britannici e tedeschi, perché questa regione, dove la Russia rappresenta una tale minaccia, sia sicura». Il premier polacco non ha messo in discussione l’appartenenza alla NATO, «ma le sue parole suggeriscono che per Varsavia la garanzia dell’articolo 5, da sola, non basta più», sottolinea il generale Maurizio Boni che nella Nato è stato ‘testa pensante di alto comando’.

Le proposte, le storie, i limiti

Negli ultimi diciotto mesi la Polonia ha firmato il trattato di Nancy con la Francia (maggio 2025) e il trattato di Northolt con il Regno Unito (maggio 2026). Con la Germania il percorso è stato più difficile. L’accordo del giugno 2026 sulla cooperazione nella difesa ridotto a un’intesa tra ministeri, perché un vero trattato con le memorie naziste ancora pesanti, non avrebbe superato il vaglio del presidente d’opposizione. Il ministro degli Esteri confessa: «con un trattato tra Polonia e Germania si scatenerebbe l’inferno». L’Orso russo fa paura, ma le armate naziste sono state sterminio vero nella memoria di tutti i polacchi.

L’asse navale britannico

Il secondo pilastro di una possibile nuova architettura di sicurezza settentrionale sarebbe britannico. Ad aprile, il Primo Lord del Mare ha presentato la Northern Navies Initiative: «Una famiglia di flotte fra dieci Paesi. Regno Unito, Danimarca, Estonia, Finlandia, Islanda, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia. Forza con capacità reali, piani di guerra reali e integrazione reale». Parole grosse. Area di interesse il Grande Nord, l’Atlantico settentrionale e il Baltico. Le acque da cui passa la Flotta russa del Nord per l’Atlantico e circondano Kaliningrad e San Pietroburgo, a cercarsi guai. Una struttura di cui gli Stati Uniti non fanno parte a comando esclusivo britannico.

Conflittiinternazionali

Poi c’è Washington

Da quest’anno il sottosegretario alla Difesa Elbridge Colby riunisce un gruppo vip di  alleati, ‘Gruppo di Bergen’. Norvegia, Svezia, Finlandia, Polonia, Germania e Paesi Bassi, mentre Danimarca e Turchia hanno partecipato a luglio. Sono rimasti fuori Regno Unito e Francia, le due potenze nucleari europee, le tre repubbliche baltiche,  e l’Italia. Secondo Politico, all’ultima riunione si è parlato soprattutto di acquisti di equipaggiamenti Usa e di come sostenere l’industria americana. «Tutto ciò che divide gli alleati in categorie, buoni e cattivi, che non è utile e non cementa l’unità», il commento più moderato anche se formalmente gli esclusi hanno ingoiato.

Basi militari Usa tra buoni e cattivi

«Il Gruppo di Bergen rivela la logica dell’attuale amministrazione americana», afferma il generale Boni. Gli Stati Uniti riducono la loro presenza diretta, ma non rinunciano certo a ‘orientare’ le scelte europee. Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei circa 68.000 militari in Europa. Tra le ragioni citate, il rifiuto di alcuni alleati di concedere le basi per le operazioni contro l’Iran. Metà del contingente in Romania è già rientrata e cinquemila soldati stanno lasciando la Germania. Disimpegno selettivo, accompagnato da un sistema di premi e punizioni. Chi spende, compra americano e sostiene la linea di Washington entra nel circolo che conta, chi dissente resta fuori. Pasticci, ripicche e sovrapposizioni

Sigle e formati Disneyland

Una sovrapposizione di iniziative, con Paesi presenti quasi ovunque e altri quasi da nessuna parte. Un’alleanza a geometria variabile segnata dalla competizione per la leadership e della divisione del lavoro tra alcuni partner che si autodefiniscono più rilevanti rispetto agli altri. Il fianco nord e quello orientale vengono organizzati da coalizioni costruite intorno a una potenza guida, il Regno Unito sul mare, la Polonia sulla terra, e gli Stati Uniti come arbitro politico e industriale, con partner scelti per peso strategico, posizione geografica e disponibilità ad allinearsi. Col riarmo europeo che finirà per rafforzare l’industria americana e la frammentazione del

Russia inquieta e Italia in Serie B

Questa NATO letta dal Cremlino, persegue deliberatamente l’inasprimento del confronto in questa parte d’Europa, che Mosca legge come un accerchiamento, e ogni nuovo patto offre al Cremlino un argomento in più per rafforzare la regione di Kaliningrad e il ricostituito Distretto militare di Leningrado. Nel contesto delineato dal generale Boni, Roma è esclusa dal Gruppo di Bergen, non fa parte della JEF né delle Northern Navies e ha un ruolo marginale nei ‘formati baltici’, nonostante partecipi a rotazione alla polizia aerea sul Baltico, schieri un contingente dell’Esercito in Lettonia e guidi il gruppo tattico multinazionale in Bulgaria.

‘Fianco sud’ senza attenzione

Di fatto, la nuova architettura del nord e dell’est viene definita senza il contributo italiano, mentre il fianco sud, dal Mediterraneo al Sahel, resta fuori dalle priorità di tutti. «Scenari competitivi (e costosi) delle direttrici strategiche settentrionali e nordorientali per tornare a volgere lo sguardo alle latitudini del Mediterraneo». E un’alleanza in cui la potenza guida sceglie con chi parlare, ha già cambiato natura.

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