domenica, Giugno 7

ALLEANZA STRATEGICA ANTI-CINESE TRA FILIPPINE E GIAPPONE

Mar cinese meridionale

05 Giugno 2026

  • di Piero Orteca

Trump muove i suoi alleati asiatici più fedeli, Marcos Junior e la Signora Takaichi, cercando di alzare una palizzata contro Xi Jinping. A Pechino replicano furiosi e il clima politico nello Stretto di Taiwan non promette proprio nulla di buono. La vecchia dottrina del “contenimento”.

Un gioco fatto di isole e scogliere

La vecchia dottrina del “containment” è sempre attuale. Negli anni ‘60 portò gli Stati Uniti a fare la guerra del Vietnam, pur di arginare quello che ritenevano fosse il dilagare dell’ideologia marxista in tutta l’Asia. Oggi, la Casa Bianca (non solo Trump, è chiaro, ma ogni Presidente americano) continua ad applicare questa strategia. Magari in modo trasversale, cioè tirando le fila dal backstage, ma scrivendo senz’altro i copioni politici. Nel nostro caso, parliamo di una partnership sempre più stretta tra Filippine e Giappone, una volta mortali nemici. Il Presidente dello sterminato arcipelago sudasiatico, Ferdinando Marcos Jr,. infatti, si è recato se Tokio dove ha incontrato il Primo ministro, la signora Sanae Takaichi, con la quale ha firmato un’alleanza strategica. Adesso, dopo la Seconda guerra mondiale, i due Paesi condividono strettamente fede e lucrosi interessi con i ben pasciuti alleati di Washington. Anche perché, lo straordinario attivismo della Cina, e la sua prepotenza economica e finanziaria, stanno diventando, per tutta l’Asia, una gigantesca idrovora politica. Insomma, Pechino cresce come un rullo compressore, senza guardare chi si mette sotto le ruote e i Paesi vicini, a cominciare da una potenza industriale come il Giappone, esprimono disagio. Anzi, vera e propria preoccupazione che, nel caso di Tokyo, si trasforma in nevrosi ossessiva. Si teme, nelle segrete stanze delle Cancellerie qualche colpo di teatro. Non diretto, è chiaro. Ma lo scatenarsi di una crisi (per esempio su Taiwan) che finirebbe per coinvolgere tutti gli alleati che gli Stati Uniti hanno nella regione. Giapponesi, certo, ma anche filippini. Per la verità, in quest’ultimo caso, esistono dei veri e propri contenziosi territoriali che, apparentemente, riguardano solo isolotti e scogliere, ma che invece in sostanza toccano i principi di diritto del mare e di sfruttamento delle risorse in esso contenute. Oltre, naturalmente, alle ovvie considerazioni di tipo militare che contrappongono Manila a Pechino.

Un accordo sui confini

Allora diciamo che, in questi giorni, si è registrato un evento diplomatico che ha fatto molto rumore: un vertice di vera e propria strategia geopolitica anche sui confini marittimi, tra nipponici e filippini. Un’iniziativa che ha letteralmente mandato in bestia il Ministero degli Esteri cinese. “Le tensioni si sono acuite da quando il Giappone e le Filippine – scrive il South China Morning Post di Hong Kong – hanno annunciato la scorsa settimana l’avvio di negoziati formali per la delimitazione del confine marittimo delle rispettive Zone Economiche Esclusive (ZEE) e piattaforme continentali, una zona che si sovrappone in modo significativo a quella di Taiwan a est dell’isola. In base al diritto internazionale, gli Stati costieri detengono diritti sulla Zona Economica Esclusiva (ZEE) fino a 200 miglia nautiche (230 miglia terrestri) dalle proprie coste. Ciò include l’autorità esclusiva sulle risorse naturali e il pieno controllo sulle installazioni artificiali. La legalità delle attività militari straniere in tali acque rimane oggetto di accese controversie”. Il punto è proprio questo. Non si tratta di una questione meramente territoriale, ma di un escamotage, per consentire a uno dei due Paesi di rivendicare libera navigazione per le sue navi da guerra. Inibendo, ovviamente, la flotta dell’avversario. Compresi i suoi alleati (cioè gli Stati Uniti ed eventualmente il Giappone).

Passata la linea rossa

Non c’era certo bisogno di un esperto in geopolitica per prevedere che i cinesi avrebbero reagito a questa mossa selvaggiamente, accusando senza mezzi termini Manila e Tokio di interferire nella questione di Taiwan, “sfidando la posizione di Pechino”. Il South China Morning Post riferisce di una valutazione estremamente preoccupata, fatta dagli analisti cinesi, sulle finalità dell’accordo che sarà definito tra i due alleati degli Usa: “Gli esperti – dice il giornale – avvertono che questi colloqui – parte di un’attenta strategia geopolitica degli alleati degli Stati Uniti – potrebbero rafforzare la cosiddetta ‘prima catena di isole’ e limitare l’accesso navale di Pechino in un’area vitale per qualsiasi potenziale conflitto su Taiwan. Questi effetti del vertice gli farebbero oltrepassare una chiara linea rossa”. Perché? Lo chiarisce un adviser del governo cinese, citato a condizione di anonimato dal Morning Post: “Se i due Paesi riuscissero a delimitare le acque territoriali, l’area a est di Taiwan potrebbe finire sotto l’amministrazione giapponese e filippina. Legalmente, sarebbero quindi liberi di condurre pattugliamenti, operazioni di contrasto alla criminalità e persino attività militari. E questo rappresenta una sfida diretta per le ambizioni di riunificazione della Cina”.

Occhio per occhio: Okinawa?

La diatriba sui confini potrebbe portare tutti quanti pericolosamente lontano. Infatti, anche il Giappone ha delle Zone marittime contese e, secondo la Cina, (ma non è stata fatta una rivendicazione ufficiale) Tokio occupa illegalmente l’isola di Okinawa. “Anche se il Giappone -spiega il Morning Post – intende dimostrare la propria sovranità sulle isole Ryukyu perché la delimitazione dei confini marittimi è un atto statale e, senza le Ryukyu, la zona economica esclusiva del Giappone non potrebbe mai sovrapporsi a quella delle Filippine”.

Insomma, è chiaro che la flotta giapponese vuole mantenere una presenza fissa nel Mar Cinese meridionale, a est di Taiwan. Fra l’altro, Tokio ha anche rivendicato le isole Senkaku (Diaoyu per Pechino).  Sicuramente non appena si chiuderanno le guerre in Ucraina e nel Golfo Persico, il Mar Cinese meridionale tornerà al suo primato di attenzioni e preoccupazioni internazionali.

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