sabato, Agosto 15

ALLARME DEGLI EX (?) CIA: «TRUMP STA DISTRUGGENDO GLI STATI UNITI»

Presidenza Trump

13 Agosto 2026

di Ennio Remondino

Ex alti funzionari della Cia, raccolti nel gruppo ‘The Steady State’ fondato dopo la vittoria di Trump alle presidenziali del 2016, hanno lanciato l’allarme sugli scenari politici che incombono sulla democrazia statunitense e, attraverso il Financial Times, hanno denunciato come l’erosione delle istituzioni avviata da Trump minacci la democrazia e l’intero contesto economico del Paese.

Presidenza Trump rischio di democrazia

«Donald Trump, come un caterpillar nelle stanze della democrazia, segue il manuale tipico degli autocrati basato sull’indebolimento dei contrappesi al suo potere che rende gli Stati Uniti meno sicuri e più esposti alle turbolenze esterne», riporta l’agenzia ANSA. La denuncia degli ex alti funzionari della Cia, raccolti nel gruppo ‘The Steady State, è dettagliata, con molti spunti personali di rilievo. «Gli autocrati seguono strategie piuttosto simili per quanto riguarda la conquista e l’esercizio del potere», sottolinea Paul Kolbe, ex Cia in servizio in Unione Sovietica e nei Balcani, che fa parte della rete creata dieci anni fa assieme ad altri 400 ex agenti dei servizi. «I meccanismi di controllo sono stati tutti smantellati e il peggio deve ancora venire», ha avvertito Mark Zaid, avvocato ed esperto di sicurezza nazionale impegnato in una battaglia legale contro Trump dopo che la Casa Bianca gli ha revocato il nulla osta di sicurezza l’anno scorso.

Gli uomini dell’ombra allo scoperto

L’intervento pubblico di questi ex funzionari, abituati a operare nell’ombra, è il segnale del allarme crescente nella comunità d’intelligence Usa sul rischio che le istituzioni siano svuotate e indebolite, sottolinea Antonio Fatiguso. «Metà dei nostri membri non vuole essere esposta pubblicamente, e si tratta di persone che hanno prestato servizio in zone di guerra», spiega Steven Cash, il fondatore del gruppo. Gail Helt, ex analista specializzata in Cina e Taiwan, lancia l’allarme per il ‘culto della personalità’ che circonda Trump. «Vuole la sua faccia sui nostri passaporti. La sua faccia sulle nostre banconote. Persino Mao non metteva la sua faccia sulle banconote». Malgrado i timori, alcuni ex funzionari ritengono che le istituzioni resisteranno alle pressioni. «La lista dei motivi di preoccupazione è lunga. Ma gli americani hanno nel loro Dna una storia di democrazia e libertà». L’esempio della Corte Suprema, ben tre giudici nominati dal Trump che ha resistito alle pressioni su temi delicati come jus soli e aborto.

Sovranista autoritario senza logica e misura

Trump è tornato alla Casa Bianca promettendo guerra al cosiddetto ‘deep state’, accusato di aver limitato il suo potere nel primo mandato: ha revocato da subito le autorizzazioni di sicurezza a 50 ex funzionari d’intelligence che avevano firmato la lettera del 2020 in cui si affermava che la diffusione delle email dal computer portatile di Hunter Biden, il figlio dell’ex presidente Joe, presentava i tratti distintivi di un’operazione degli 007 russi. Davis Ingle, portavoce della Casa Bianca, ha osservato che Trump è stato eletto con il mandato di «sradicare l’uso strumentale dell’apparato governativo contro i cittadini americani, pratica tipica dell’era Biden, prosciugare la palude e mettere al primo posto i cittadini americani: ed è esattamente ciò che sta facendo. In altri termini, sta ripristinando la democrazia». Lo sostengono dalla Casa Bianca. Ma ormai quasi soltanto loro, e pochi altri lì attorno.

Reportsicurezza

L’intelligence come arma elettorale

Informazioni grezze, assemblate senza le normali garanzie analitiche, presentate come fondamento di una rivendicazione di autorità presidenziale sulle elezioni americane, costruendo una giustificazione di sicurezza nazionale per il controllo federale sull’amministrazione elettorale, utilizzando prodotti di intelligence che sembrano aver aggirato il processo analitico professionale concepito per prevenire la politicizzazione. A tre settimane dal discorso del presidente Trump sulla sicurezza elettorale, la strategia annunciata, non è cambiata. L’amministrazione continua a cercare di obbligare gli Stati a gestire le elezioni federali secondo le norme di voto stabilite a livello nazionale, attraverso il ‘SAVE Act’ dove possibile e tramite decreti esecutivi dove non lo sia. Norme di voto che il Congresso si è finora rifiutato di emanare. Nuove regole di voto che Trump afferma, ‘avrebbero garantito’ la vittoria dei Repubblicani alle elezioni di medio termine.

Documenti travisati o inventati

‘The Steady State’ hanno esaminato uno dei principali documenti evidenziati dalla Casa Bianca. Nessun autore identificabile, ufficio, data, numero di serie, metodologia di provenienza o prova di una revisione analitica. Sembrava invece una raccolta di rapporti grezzi assemblati al di fuori dei normali canali di analisi della CIA, il che suggeriva che l’intelligence fosse stata politicizzata. Hanno chiesto indagini da parte delle commissioni di intelligence del Congresso e degli ispettori generali competenti. Nella vorticosa successione di dimissioni ai vertici dello spionaggio, Trump ha infine nominato Bill Pulte direttore ad interim dell’intelligence nazionale. Pulte era noto per aver segnalato diversi importanti oppositori politici del Presidente per indagini penali alla Federal Housing Finance Agency. I principali senatori repubblicani si sono opposti alla nomina di Pulte a direttore permanente dell’intelligence nazionale.

Da destra lo stesso Bannon svela

Due settimane dopo il discorso del 16 luglio, Steve Bannon predisse che il presidente Trump avrebbe dichiarato lo stato di emergenza nazionale sull’integrità delle elezioni entro la fine di agosto: «Le premesse sono state poste alla perfezione: ecco perché Pulte è così importante». L’America è avvertita e l’opinione pubblica internazionale, per quanto valga, anche. Se Trump continuerà a presentare le elezioni americane come una continua emergenza di sicurezza nazionale, la base per provvedimenti esecutivi diretti a controllare lo svolgimento delle elezioni di metà mandato del 2026.

Questo è lo scenario che gli alleati di alto livello dell’amministrazione stanno descrivendo pubblicamente. E le informazioni di intelligence pilotate saranno il pretesto per utilizzare i poteri di sicurezza nazionale per sottrarre ai singoli Stati controllo delle elezioni federali. Avvertiti ma niente affatto tranquillizzati.

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