sabato, Giugno 13

A PALERMO IN MANETTE MIMMO RUSSO DI FRATELLI (MASSONI) D’ITALIA

di Redazione

Ieri i carabinieri hanno arrestato il consigliere comunale palermitano Mimmo Russo di Fratelli d’Italia. L’arresto è stato coordinaro dalla DDA di Palermo guidata dal procuratore Maurizio de Lucia.

Mimmo Russo, noto referente dei precari palermitani, è stato accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico-mafioso e inoltre perché i fascisti non vogliono farsi mancare nulla in ambito criminale, è stato denunciato per concorso in estorsione aggravata e concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio.

Tanto per ribadire che i fascisti e la criminalità hanno le stesse logiche socio-politiche criminali insieme a Mimmo Russo sono indagati per corruzione ed estorsione e posti ai domiciliari, Gregorio Marchese, figlio dello storico killer della ben nota famiglia mafiosa di Corso dei Mille, Filippo e Achille Andò, consulente d’azienda.

Mimmo Russo è il classico politico della seconda, antidemocratica e incostituzionale, Repubblica. Inizia la sua carriera politica negli anni Novanta come consigliere di circoscrizione, poi diventa consigliere comunale, passa dai fascisti di Alleanza Nazionale al Movimento per l’Autonomia di Raffaele Lombardo, per spostarsi con gli Azzurri per l’Italia per approdare poi nel movimento Palermo 2022 che sosteneva Loluca Orlando, fino a giungere ai nostri giorni in Fratelli d’Italia. Secondo l’accusa per anni avrebbe utilizzato per i propri interessi la funzione pubblica.

La prassi politica di Mimmo Russo era quella di promettere e procurare posti di lavoro a mafiosi, senza dimenticare mai i loro familiari presso supermercati Conad o cooperative e associazioni finanziate con fondi pubblici come la Social Trinacria Onlus. Tra le accuse c’è anche questa: avrebbe messo a disposizione il proprio ufficio Caf per l’affidamento in prova ai servizi sociali di diversi condannati per mafia che, grazie al suo aiuto, sarebbero così riusciti a lasciare il carcere. Capite la portata del personaggio, lui ha compreso perfettamente in cosa consisteva la Trattativa Stato-Mafia.

Inoltre dall’indagine, che si basa sulle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia e decine di intercettazioni, strumenti che i suoi amici al governo voglio depotenziare, è emerso che l’ex consigliere dava soldi e buoni benzina a esponenti mafiosi che venivano poi usati dai clan di Cosa nostra per comprare voti nei quartieri della città, ottenendo in questo modo il controllo delle elezioni comunali e regionali.

Alla faccia della democrazia…

Rispondi

Scopri di più da l'Unità2

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere