
Cronaca
23 Settembre 2026
I consulenti della Procura di Firenze autori della relazione del 2024 sui soldi (oggi sarebbero 68 milioni€ ) nella società di Berlusconi

Su quasi 17 miliardi di lire, che hanno finanziato la Fininvest tra febbraio 1977 e agosto 1978, più di 13 sono arrivati “in denaro contante” ed è anche per questo motivo se “allo stato degli atti non è possibile individuarne l’origine”. Cinquant’anni dopo è ancora impossibile certificare la provenienza dei fondi che fecero fare il salto di qualità agli affari di Silvio Berlusconi. A scriverlo sono Giovanni Mottura e Igor Catania, consulenti tecnici della Procura di Firenze, in una relazione di 249 pagine consegnata il 4 luglio 2024 e depositata agli atti del processo a Salvatore Baiardo. Due giorni fa è slittata l’audizione di Giuseppe Graviano che, tramite il suo legale Antonio Sanvito, aveva annunciato di voler parlare di “piccioli”, cioè rapporti economici che sostiene di aver avuto con Berlusconi, grazie ai 20 miliardi di lire investiti negli anni 70 da suo nonno materno Filippo Quartararo: racconti mai provati. In attesa di sentire il boss, la corte presieduta da Anna Favi ha ascoltato Mottura e Catania, interrogati dai pm Lorenzo Gestri e Leopoldo De Gregorio sui risultati della loro consulenza, realizzata rileggendo tutte le vecchie carte, insieme ad altri documenti acquisiti dalla Camera di commercio di Milano e dal tribunale di Palermo.
I consulenti ritengono che “la provvista finanziaria mediante la quale le fiduciarie Saf / Servizio Italia hanno finanziato Fininvest tra il febbraio 1977 e l’agosto 1978 possa essere riconducibile (almeno in larga parte) alle disponibilità (ovvero i ‘versamenti infruttiferi’ intervenuti tra il febbraio ‘77 e l’agosto ‘78, per complessivi 16,94 miliardi di lire) elencate nella ‘Lista Dal Santo’ – in relazione alle quali, allo stato degli atti, non è possibile individuarne l’origine, al di là del formale schermo fiduciario, considerando, inoltre, che si tratta per lo più, per quanto riflesso nelle scritture contabili della Fininvest spa, di apporti in denaro contante (13,373 miliardi su 16,94 miliardi di Lire)”.
Sin dal 2002 la “Lista Dal Santo” è stata oggetto di udienze roventi al processo di Palermo a Marcello Dell’Utri: fu stilata da Giovanni Dal Santo, sindaco Fininvest che il 30 novembre ‘78 invia alla Saf, fiduciaria che schermava la proprietà (con Servizio Italia) un elenco di 25 versamenti effettuati dai soci per 16,94 miliardi (oggi, secondo i consulenti, sarebbero circa 68 milioni di euro, mentre i 13,7 miliardi in contanti varrebbero 53 milioni). In aula Mottura ha sottolineato che negli anni 70 non c’era “il mercato di capitali di oggi” ed “erano pochi i gruppi capaci di far circolare quelle somme”.
Nella relazione è ricostruita la storia del tentativo di aumento di capitale Fininvest da 2,5 a 12 miliardi. “Un aumento di 5-8 volte, senza banche, con capitali propri”, ha detto il consulente, che sui 13 miliardi in contanti ha spiegato: “Entrano nel conto cassa, con modalità oggi non ipotizzabili. Dietro la Lista Dal Santo non abbiamo provenienza tracciata coi documenti a disposizione” e questo “rende plausibile ogni spiegazione sulla provenienza”.
Nel 2002, al processo Dell’Utri, la difesa – con l’ausilio del professor Paolo Iovenitti – sostenne che dietro quei versamenti c’era solo Berlusconi. Secondo i consulenti dei pm di Firenze una possibile spiegazione della “Lista Dal Santo” è la “mancata omologa” da parte del tribunale di Milano della delibera dell’assemblea straordinaria dei soci Fininvest del 6 aprile ‘77 che aveva decretato l’aumento di capitale (8 miliardi) e l’emissione di un prestito obbligazionario (1,5 miliardi) perché non era arrivata l’autorizzazione dal ministero del Tesoro. All’epoca, infatti, la legge imponeva il via libera governativo per aumenti di capitale superiori a 500 milioni.
Nella relazione è ricostruito l’intero passaggio: il 30 giugno ‘78 il collegio sindacale Fininvest avverte che il cda ha già “dato corso al programma di investimenti e partecipazioni, concordato con gli azionisti” e dunque, se non fosse arrivato il via libera entro fine anno, era “opportuna una diversa iniziativa” per “realizzare in modo formale l’aumento di capitale”. Insomma: occorreva immettere nei bilanci nuove risorse (intanto già impegnate). Nel 2002, al processo Dell’Utri, il professor Iovenitti aveva spiegato che all’epoca “venivano posti in essere dei percorsi alternativi” per “raggiungere lo stesso risultato di raccolta di risorse” senza “attendere l’autorizzazione ministeriale”. Nella relazione i consulenti citano il parere di Iovenitti e nel processo Baiardo aggiungono: “In funzione di questa preclusione normativa vengono costituite 19 società, tutte con lo stesso nome: Holding italiana 1, 2, 3 fino a 19 con capitale sociale sotto la soglia” dei 500 milioni. Il riferimento è alle 19 holding che tra il 5 e l’8 ottobre ‘78 aumentano il loro capitale da 20 milioni a 1 miliardo (con due finanziamenti da Saf e Servizio Italia di 490 milioni l’uno). Nel frattempo, l’8 giugno ‘78, le due fiduciarie avevano costituito Fininvest Roma. Il 29 novembre la Fininvest spa aveva annullato la delibera di aumento di capitale del 6 aprile. E il 30 novembre partono tre lettere firmate da Giancarlo Foscale (cugino di Berlusconi e all’epoca ad) con altrettanti assegni (uno a Saf e due a Servizio Italia) per 16,9 miliardi. Il 7 dicembre ‘78, spiega in aula Catania, “le holding dalla 1 alla 19 versano a Fininvest Roma 17,9 miliardi” e “Fininvest Roma addebita l’equivalente di 17,5 miliardi a Fininvest”. “Al di là della motivazione tecnica, che abbiamo capito era per superare un ostacolo di legge – commenta Mottura – dove non c’è più l’aumento di capitale, perché il tribunale non l’ha omologato, si fanno una serie di atti che formalizzano quello accaduto prima”. Resta un fatto: “Quello che è accaduto prima oggi noi non lo conosciamo”.