
di Redazione
Carissime compagne/i e lettori fate tesoro delle parole che il 18 luglio si sono dette a Capaci, luogo della strage che ha assassinato Giovanni Falcone sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta. Parole che spiegano chi sono gli esecutori e i mandanti e che si annidano nella seconda Repubblica e all’interno del governo Meloni e nella società con l’obiettivo di depistare e bloccare le indagini per non giungere alla verità su Capaci e Via D’Amelio.
Le parole dette quella sera devono superare il momento contingente e diventare programma di governo che ci obblighi a ragionare sulla democraticità della seconda Repubblica, nata da quelle bombe e uno degli obiettivi da raggiungere con quelle stragi. I due magistrati Falcone e Borsellino, avevano compreso la portata del progetto eversivo in atto in quei tragici anni.
La verità deve assolutamente emergere ne va della nostra libertà e democrazia nata dalla lotta di Liberazione dal nazifascismo.