lunedì, Settembre 21

ULTRADESTRA OLTRE AfD IN GERMANIA PROBLEMA EUROPEO

Europa – Nato

18 Settembre 2026

di Ennio Remondino

La vittoria dell’AfD in Sassonia-Anhalt apre una stagione di incertezza che va oltre la Germania e punta dritta alle elezioni in diversi paesi europei nel 2027, Italia compresa. Già oggi, i tre gruppi di estrema destra al Parlamento europeo rappresentano insieme quasi un quarto dei deputati: una quota mai raggiunta prima da forze apertamente di destra con chiari riferimenti fascio-nazisti.

Merz, la faccia triste dell’Europa

La vittoria del partito di estrema destra Alternativa per la Germania (Afd) in Sassonia-Anhalt non è rilevante solo per la Germania, ed è ornai chiaro a tutti. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, già profondamente impopolare, e che aveva promesso di arginare la popolarità del partito guidato a livello nazionale da Alice Weidel, di fronte al clamoroso raddoppio dei suoi consensi AfD concede una moscia «sconfitta elettorale più pesante per la Cdu da anni, anzi decenni». Sue capacità politiche o meno, non possiede certo la fortuna di suscitare simpatie d’istinto. I cristiano-democratici hanno perso più della metà dei voti rispetto all’ultima tornata in Sassonia-Anhalt, complice un’affluenza record all’80% che ha visto la mobilitazione in massa degli astensionisti.

Magdeburgo, Berlino verso Bruxelles

Ma il voto di domenica pesa su un tavolo più grande di quello di Magdeburgo, capoluogo del Land. Indebolisce Berlino proprio mentre Bruxelles  -versione tedesca Von der Leyen a sua volta in forte calo di popolarità-, prova a tenere compatto il fronte comune contro la Russia anti Ucraina, i dazi di Donald Trump e la concorrenza cinese. E sua volta conferma una tendenza che l’Unione europea osserva da tempo con inquietudine, nonostante i suoi contestati tentativi di aggregazione: la crescita delle destre radicali non è un fenomeno isolato, ma una costante diffusa sulla scena politica europea delusa dal neo centrismo prodotto dal potere, e destinata a incidere sui prossimi appuntamenti elettorali, da Francia e Italia fino a Spagna e Polonia.

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Il paradosso europeista

Il dato che meglio misura questo spostamento arriva proprio da Strasburgo. I tre gruppi di estrema destra al Parlamento europeo (Patrioti per l’Europa, Partito dei conservatori e dei riformisti europei, Europa delle nazioni sovrane), rappresentano insieme quasi un quarto dei deputati. Per fortuna del fragile centro con molta poca sinistra, quelle destra raramente votano in blocco, e il «cordone sanitario in vigore nelle istituzioni Ue» li tiene fuori dalle cariche di vertice. Ma la loro capacità di condizionare l’agenda su temi come migrazione, aiuti all’Ucraina e ‘Green deal’ è già visibile: lo dimostra l’accordo tra popolari e destre sulla stretta sui rimpatri approvata al Parlamento europeo. Non stupisce quindi che il voto tedesco sia stato letto in modi opposti a seconda della sponda politica.

Ad ognuno il suo voto tedesco

Il leader di Vox, partito nazionalista spagnolo, Santiago Abascal, lo ha salutato come «una grande speranza per la Germania e per l’Europa», mentre il ministro francese per gli Affari europei Benjamin Haddad ha parlato di «momento critico per l’Unione». Il paradosso –secondo l’analisi ISPI -, è che i sondaggi dicono altro: l’ultima rilevazione di Eurobarometro, il 75% degli europei considera l’Ue un’area di stabilità in un mondo turbolento. Più incerti e discussi i risultati sugli aiuti europei a Kiev e sulla spese legate al riarmo per l’ancora incerta e confusa Difesa comune ancora da definire rispetto alla NATO in corso. Eppure una parte di chi condivide questi obiettivi vota anche per l’estrema destra che certi dissensi pesano di più del consenso verso il progetto europeo.

L’Ucraina onerosa

Ucraina e Russia contro. In cinque anni, i Paesi europei, in diversa misura ciascuno, hanno versato all’Ucraina oltre 200 miliardi di euro. Sono cifre ufficiali del Parlamento europeo aggiornate alla primavera scorsa, cui si aggiungono i 90 miliardi di prestiti su cui è stato raggiunto un accordo all’inizio dell’estate. Si tratta, fra le voci più importanti, di 75 miliardi in aiuti militari e di oltre 43 in assistenza di natura finanziaria. A livello di Stati membri, Germania, Francia e Regno Unito risultano i principali contributori e sostenitori per sforzo economico a favore di Kiev. L’Italia risulta quarta in questa graduatoria. Conti alla mano, l’Europa ha sulle spalle il peso maggiore della  guerra anche per le conseguenze dirette e indirette della rottura dei rapporti commerciali con la Russia.

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2027, l’anno delle svolte

I partiti di governo uscenti, tutti in forte crisi e a rischio elettorale, l’osservazione immediata dell’Europa 2027 dove di voterà. Oltre i voti seguitissimi in Spagna, Italia e Polonia, è la Francia al centro dell’attenzione. Marine Le Pen, candidata dell’ultradestra del Rassemblement national, viaggia da settimane oltre il 33% delle intenzioni di voto per il primo turno e in tutte le simulazioni di ballottaggio risulta vincente. È una posizione più solida di quella con cui si è presentata a ciascuna delle sue precedenti tre candidature all’Eliseo, nonostante la condanna in appello per appropriazione indebita di fondi europei. La sola prospettiva di una sua vittoria basta a far tremare i vertici di Bruxelles. Un governo di estrema destra a Parigi, destabilizzerebbe l’Ue come nessun’altra elezione nazionale.

Chi scommette su un’Europa debole

I tifosi extra europei delle destre estreme. Nel 2025, alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il vice americano JD Vance aveva rifiutato l’incontro con l’allora cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz per intrattenersi invece con Weidel: un gesto tutt’altro che simbolico, pochi giorni prima delle elezioni federali tedesche. Donald Trump ha rilanciato gli exit poll della Sassonia-Anhalt sulla sua piattaforma social Truth poche ore dopo la chiusura dei seggi, mentre Elon Musk è stato tra i primi a congratularsi con l’AfD. Da Mosca i toni sono stati se possibile ancora più espliciti. L’inviato del presidente Putin per la cooperazione con la Germania, ha definito il risultato dell’AfD “storico” e ha accostato la posizione di Merz a quella dell’ex premier britannico Starmer, costretto alle dimissioni.

Mosca contro Berlino e Londra

Berlino e Londra restano tra i principali donatori europei di Kyiv. Mentre l’AfD, al contrario, è favorevole a un ripristino delle relazioni con Mosca. Il partito si trova così a un crocevia, tra la sponda trumpista e l’influenza, sempre più visibile, che la Russia esercita su alcune forze politiche interne. Una sfida non banale e che rivela una convergenza di interessi impensata: un’Europa divisa che fa comodo tanto a Mosca quanto a Washington. Timore diffuso, che gli sviluppi tedeschi possano replicarsi altrove, irrigidendo ulteriormente le posizioni nazionali nel Consiglio europeo. Infine, ci si interroga sugli equilibri a Strasburgo. Già oggi alcuni popolari spagnoli, francesi o italiani flirtano con l’idea di associarsi all’onda dei partiti più estremisti.

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