

29 Settembre 2026
di Remocontro
Il presidente argentino farà ricorso a un tribunale se non verrà bloccato un progetto petrolifero del Regno Unito per sfruttare un vasto giacimento petrolifero al largo delle isole Falkland/Malvinas, controllate dal Regno Unito e rivendicate dall’Argentina.
Petrolio Falkland/Malvinas
Il petrolio era stato citato da Milei a inizio settembre, quando aveva riesumato le rivendicazioni argentine per cercare di invertire il calo dei suoi consensi. Giacimento “Sea Lion”, a circa 200 chilometri a nord delle isole e si stima abbia riserve per 1,7 miliardi di barili. Il progetto è dell’azienda britannica Rockhopper Exploration e di quella israeliana Navitas Petroleum. Si stima che le estrazioni inizino nel 2028: Milei è determinato a impedirle, perché ritiene possano compromettere irreversibilmente le rivendicazioni argentine di sovranità.
Primo avvertimento alle Nazioni Unite
Milei tornato sulla questione la settimana scorsa durante un duro discorso all’Onu dove aveva definito l’istituzione «inutile e un covo di arroganti parassiti travestiti da burocrati ben intenzionati». Milei aveva cercato di presentare le Falkland/Malvinas come un test dell’autorevolezza residua delle Nazioni Unite. Milei basa le richieste su una risoluzione del 1976 delle Nazioni Unite, che chiedeva ad Argentina e Regno Unito di evitare iniziative unilaterali finché la loro disputa sulla sovranità delle Falkland/Malvinas non sarà risolta, segnala il Post.
Tra simbolo e provocazione
Il governo argentino considera lo sfruttamento del giacimento un’iniziativa unilaterale ma questa mossa di Milei appare soprattutto simbolica. Il Tribunale internazionale del diritto del mare, quello di cui vorrebbe l’intervento, non ha poteri per costringere il governo britannico a rispettare un eventuale ordine d’emergenza di sospendere le attività di estrazione. Il Tribunale fu istituito nel 1982 da un trattato delle Nazioni Unite e ha sede ad Amburgo, in Germania. Nelle scorse settimane il ministro della Difesa britannico, Wes Streeting, ha sostenuto che l’Argentina non abbia le capacità per prendersi le Falkland/Malvinas con la forza, come tentò di fare nel 1982 quando perse la guerra.
Forzearmate
Trump tra l’amico Milei e Londra?
Inizialmente, Milei era stato spalleggiato da alcune dichiarazioni del presidente statunitense Trump, che -per i suoi contrasti col Regno Unito-, aveva minacciato di riconsiderare la storica politica estera degli Stati Uniti che prevede di riconoscere il controllo britannico senza prendere posizione nella disputa sulle isole. La settimana scorsa il primo ministro britannico Andy Burnham gli aveva ribadito che il Regno Unito non avrebbe tollerato minacce sulle isole, e da allora Trump non ha fatto altri interventi favorevoli a Milei. I principali giornali argentini, nelle loro versioni online, hanno dato grosso risalto all’ultimo annuncio di Milei. Su ‘La Prensa’, (uno dei giornali più antichi), accanto alla notizia c’è un articolo sul tasso d’approvazione di Milei tornato ai minimi storici, che poi è una delle principali ragioni del suo attivismo sulle Falkland/Malvinas.
Ma la destra latina bada ai soldi
Vari giornali invece hanno notato come, nelle stesse ore in cui Milei sparava ultimatum e annunciava sanzioni a una società britannica per un volo sulle isole non autorizzato dall’Argentina, il Cile ospitava a Punta Arenas, nel suo estremo sud, una delegazione di imprenditori delle Falkland/Malvinas. Con l’annuncio di un nuovo collegamento navale mensile tra la città e le isole. E proprio in questi giorni il ministro della Difesa cileno Fernando Barros, nonostante sia di un governo di estrema destra radicale vicino a Milei, ha detto che riconosce il diritto all’autodeterminazione degli abitanti delle isole: una cosa rifiutata dall’Argentina, che li considera una popolazione «trapiantata in un territorio usurpato», sempre per citare Milei alle Nazioni Unite.