

- Gran Bretagna
- 23 Giugno 2026
- di Piero Orteca
Il Premier britannico dichiara di abbandonare la leadership del Partito Laburista e, contemporaneamente, annuncia le sue prossime dimissioni da capo del governo. Resterà in carica fino a settembre, quando cederà il suo posto ad Andy Burnham, ex sindaco della Grande Manchester e astro nascente della socialdemocrazia inglese.
Dimissioni ‘a rate’
Dunque, alla fine, in quel castello di Macbeth nel quale si era trasformato il Partito Laburista britannico, Re-Starmer non ce l’ha fatta più, e anziché dare ai suoi nemici la soddisfazione di scaraventarlo giù dagli spalti del maniero, nel fossato dei coccodrilli, molto più dignitosamente ci ha pensato lui a togliere il disturbo. Anzi, ad annunciare una “programmata uscita di scena”, perché dimettendosi da leader del partito, allo stesso tempo, si impegna a lasciare il governo entro tre mesi. Il suo successore è già pronto, non ci sarà bisogno nemmeno di una “notte dei lunghi coltelli”, perché i giochi sembrano fatti. A succedergli, a furor di popolo (ancora la scelta formale non c’è) sarà Andy Burnham, recente vincitore delle elezioni suppletive di Makerfield, considerato una buona risposta a quanti hanno già cominciano a girare le spalle al governo, profondamente disillusi e amareggiati per le politiche sociali (ed estere) molto criticate di Starmer, giudicato spesso fin troppo allineato ai diktat di Donald Trump.
Un cambio obbligato
Gli inglesi sono diversi dagli americani, se non altro hanno una democrazia più antica e, probabilmente, sanno riconoscere “a fiuto” i momenti critici che possono sconvolgere la vita di una società. Tutto questo per dire che, mentre negli Stati Uniti hanno rieletto Trump mettendoci tutti nei guai, nel Regno Unito, pur essendoci al potere un governo laburista con una maggioranza ferrea (arrivato al potere solo due anni fa) già cominciano le grandi manovre, per evitare una rovinosa “crisi di sistema”. Che potrebbe portare dritti sparati a Downing Street i populisti di “Reform UK”, una specie di “Maga” trumpiano in salsa britannica. Le recenti elezioni locali e regionali, nonché quelle tenutesi in Scozia e Galles, infatti, hanno visto la travolgente avanzata dei “Reformers” di Nigel Farage, che adesso fanno veramente paura a tutto l’arco politico di Westminster, compresi i Conservatori di Lady Badenoch. Il problema vero è che i numeri sono come pietre, e l’analisi dei flussi elettorali ha dato responsi catastrofici per i laburisti, sonoramente sconfitti anche nelle zone del cosiddetto “Red Wall”, il Muro Rosso delle aree operaie nelle Midlands e carbonifere nel Galles del Nord. Insomma, continuando di questo passo, dicono tutti i maggiorenti del partito, faremo la fine dei sorci dietro il pifferaio di Hamelin, che nel caso specifico è il leader “lab”, nonché Primo ministro, Sir Keir Starmer, dato che i tassi di crescita elettorale di “Reform” sono esponenziali.
L’interregno
Come riporta la BBC, “parlando a Downing Street, Sir Keir ha affermato di riconoscere di non essere la persona più adatta a guidare il Partito Laburista alle prossime elezioni generali e di aver informato il Re della sua decisione di dimettersi. Ha aggiunto di aver chiesto all’organo direttivo del Partito di definire un calendario per la sua sostituzione, con l’apertura delle candidature il 9 luglio e la chiusura entro la pausa estiva, il 16 luglio. Sir Keir ha dichiarato che rimarrà Primo ministro fino al termine della competizione per la leadership e all’insediamento del parlamento, a settembre”. Naturalmente ha garantito tutto il suo sostegno al successore (lui sa già che si tratta di Burnham), al quale, ha detto, consegnerà un Paese decisamente migliore di quello ereditato dai Conservatori. Dal canto suo, il nuovo bi-candidato (a leader del Labour e, per la proprietà transitiva, a Primo ministro) Andy Burnham ha avuto il suo primo bagno di folla a Westminster, dove si è recato ieri per l’insediamento a deputato. Che sia il favorito unico a prendere in pugno il Regno Unito è testimoniato anche dalle dichiarazioni fatte da altri ipotetici “competitors”. Uno, l’autorevole ex Ministro della Sanità, Wes Streeting, ha già espresso il suo caloroso endorsement per Burnham. Un altro ex Ministro (Forze Armate), Al Carns, che in precedenza aveva espresso l’intenzione di candidarsi a leader del Labour, adesso invece, dopo la discesa in campo di Burnham, sembra più propenso a rinunciare.
Le critiche del Telegraph
“Starmer – scrive il Telegraph – è stato il Primo Ministro che non aveva idea di cosa fare con la sua vittoria schiacciante. Dopo 23 mesi, ha lasciato il suo incarico, sconfitto da lotte intestine, passi falsi e dalla sua stessa mancanza di leadership. Per lui, il ‘cambiamento’ si è trasformato in una sorta di comandamento personale. Attaccato a sinistra dai sindacati e da un gruppo parlamentare sempre più aggressivo, e a destra dal populismo dilagante di ‘Reform UK’, che era costantemente in testa ai sondaggi, Starmer ha attuato una serie di repentini cambi di rotta, che lo hanno fatto apparire debole e hanno minato la sua autorità”. In particolare, però, Sir Keir, nell’analisi del Daily Telegraph, paga le recenti sconfitte elettorali, definite “straordinarie”. “È stato tutto questo – conclude il giornale – a concretizzare i peggiori timori dei detrattori di Starmer. Si è trattato solo di un’anticipazione della disfatta che un’elezione generale potrebbe provocare, e ha innescato la sequenza di eventi che hanno portato alla sua defenestrazione”.
La speranza del Guardian
Se un giornale conservatore come il Telegraph sparge sale sulle ferite aperte del Labour di Starmer, il progressista Guardian, invece, preferisce concentrarsi sulla speranza che la scelta di un politico dinamico, e per certi versi anticonformista, come Burnham, può dare alla sinistra democratica britannica. “Durante il suo mandato a Manchester – sostiene il quotidiano londinese – ha ricevuto elogi per la trasformazione del sistema di trasporti della regione, ottenuta nazionalizzando il servizio di autobus. Il suo impegno a favore dell’area, che ha registrato una crescita economica superiore a gran parte del resto del Paese, gli è valso il soprannome di ‘Re del nord’. Rimangono ancora dei dubbi sulla sua attuale posizione politica, ma all’interno del Partito Laburista è visto come la migliore speranza per riconquistare voti, attualmente sottratti dal partito di destra anti-immigrazione di Nigel Farage, ‘Reform UK’, e dai Verdi, a sinistra. Burnham ha rappresentato una ‘svolta’ per il Paese”.
Chi lo aspetta al varco? I mercati. Se vorrà spostare a sinistra “con juicio” la barra del timone del governo, quando sarà al potere, Burnham dovrà, per dirla con Ralf Dahrendorf, “quadrare il cerchio”. Cioè, sostenere la spesa sociale e le categorie più emarginate, come ha promesso, senza però fare andare le finanze pubbliche allo scasso. Un suggerimento che Starmer non voleva sentire? Cominci a sforbiciare le spese militari.