lunedì, Agosto 10

UCRAINA, STORIA, MASSONERIA E ATTUALE POLITICA EUROPEA

di Redazione

Spesso sentiamo dire fesserie riduttive sul reale ruolo che svolge la massoneria nelle vicende geopolitiche degli Stati. La massoneria come partito/chiesa internazionale dei massocapitalissti è lo strumento che ha il compito di creare le condizioni per il mantenimento dell’egemonia massocapitalista sull’umanità, combattendo una vera e propria guerra, ideologica, politica e militar-terroristica, contro i proletari di tutto il mondo, in particolar modo contro quelli oganizzati e propugnatori del sistema socioeconomico comunista che così definirono in modo definitivo la massoneria e imposero al IV Congresso dell’Internazionale comunista del 1922 quanto segue: “È assolutamente necessario che gli organi direttivi del partito rompano tutti i ponti che portano alla borghesia e quindi effettuino una netta rottura con la massoneria. L’abisso, che separa il proletariato dalla borghesia, deve venir portato a conoscenza del Partito comunista. Una parte degli elementi guida del partito (il riferimento è alla situazione francese) ha voluto provare a gettare oltre questo abisso dei ponti mascherati ed a servirsi delle logge massoniche. La massoneria è la più disonesta ed infame truffa per il proletariato da parte di una borghesia indirizzata verso posizioni radicali. Noi ci vediamo costretti a combatterla fino ai limiti estremi ”.

Perché quella durissima presa di posizione? I comunisti sapevano benissimo, grazie agli studi di Marx ed Engels sul funzionamento del capitalismo, quali erano e quali sono i veri meccanismi che determinano le guerre tra le nazioni: la sovrapproduzione di merci di ogni tipo, compresa la merce forza lavoro, incapace di assorbire con i propri salari il surplus prodotto e quindi per i massocapitalisti è necessaria la sua distruzione per rimettere in moto, con la ricostruzione, il sistema stesso.

Una parziale spiegazione della profondità del ruolo della massoneria nella politica, nella guerra, nelle religioni la forniscono i massoni della Gran Loggia d’Italia sul loro sito, dando la loro versione di classe della storia ucraina e non solo, tramite la penna di Valerio Perna, studioso di relazioni internazionali, specialista in storia diplomatica.

La cosa che ci chiediamo leggendo il testo è come sia possibile che sui media profani di ogni genere questa profonda capacità manovriera e con un preciso segno di classe della massoneria non emerga mai? Essere capaci di nascondere ai più il loro ruolo richiede un controllo talmente elevato delle istituzioni negli Stati da mettere alla berlina ogni forma di democrazia, rendendola una mera formalità e privandola di sostanza. Come avviene nella patria masssonica per accellenza, gli Stati Uniti d’America.

Se volete approfondire l’argomento vi consigliamo la lettura di: https://unita2.org/2022/08/19/la-massoneria-il-vero-e-unico-partito-chiesa-della-borghesia/

L’Ucraina in Occidente tra politica, guerra, religione e massoneria

Gran Loggia d’Italia · 30 Maggio 2025 – 12:48

In Officinæ n. 2 – Febbraio 2025, Valerio Perna ripercorre le complesse trame storiche e massoniche che legano l’Ucraina all’Occidente, dai tempi dell’Unione di Brest fino alla rivoluzione del 2014 e alla guerra odierna. Un’analisi lucida e documentata che evidenzia sorprendenti continuità tra passato e presente, mettendo in luce il ruolo delle élite culturali, delle logge e degli equilibri religiosi e politici nel cuore dell’Europa orientale. Un contributo che invita a leggere l’attualità con profondità storica e consapevolezza critica.

Il conflitto russo-ucraino è una priorità dell’agenda internazionale dal 24 febbraio 2022. Non è la prima volta che accade. Già un secolo fa l’Occidente cercò di inserire il “granaio d’Europa” nella propria area di influenza imitando la Chiesa di Roma che nel 1595 con l’Unione di Brest aveva attirato nella sua orbita una parte degli ortodossi ucraini. Tre secoli dopo, nel 1917, mentre era in corso la Prima Guerra mondiale tra l’Intesa e gli Imperi Centrali, l’Ucraina fu indotta a liberarsi dalla morsa russo-tedesca per rendersi indipendente a seguito degli eventi della Rivoluzione di febbraio a Pietrogrado. La spartizione delle zone di interesse prevedeva l’attribuzione del Caucaso agli inglesi e dell’Ucraina ai francesi. Parigi fu quindi autorizzata a gestire la politica dell’Intesa in quell’area appoggiandosi al campo intellettuale che sosteneva il principio delle nazionalità in Europa. I punti di riferimento erano l’Ufficio Centrale delle Nazionalità e la rivista «Annales des Nationalités», fondata nel 1912 dal giornalista Jean Pélissier, il quale venne inviato a Kiev in maniera informale per orientare a favore dell’Intesa la politica del Parlamento (Rada) ucraino che aveva avviato i negoziati di armistizio con gli Imperi Centrali. Pélissier implorò il governo ucraino di non procedere e fu rassicurato: l’Ucraina rimaneva in guerra a fianco di Francia e Inghilterra, ma chiedeva di essere riconosciuta da una rappresentanza ufficiale di Parigi a Kiev. Questo è il momento cruciale. Pélissier aveva speso tutte le sue carte facendo leva sul partito emergente della Giovane Ucraina.

Secondo lo storico polacco Ludwik Hass, per approfondire questa vicenda bisogna conoscere il retroscena degli orientamenti massonici da parte dei dirigenti della Giovane Ucraina: l’avvocato Serghej Markotun apparteneva alla loggia di Mosca «Pietra cubica»; il giurista Artym Halip e l’architetto Mykola Shumits’kyi, alle logge «Narcisus» e «Slavi Uniti» di Kiev; anche il giornalista Symon Petljura aveva la doppia iscrizione alla massoneria e alla Giovane Ucraina. Nella primavera del 1917, Markotun aveva assunto la carica di gran maestro della Gran Loggia di Ucraina e stretto un legame fraterno proprio con Jean Pélissier, giornalista e massone.

La Rivoluzione d’ottobre verso nuovi equilibri

Intanto le vicende incalzavano. Dopo la Rivoluzione di ottobre in Russia, con i bolscevichi alle porte, la Rada concluse a Brest, il 9 febbraio del 1918, la pace con gli Imperi Centrali. In base al trattato, i tedeschi marciarono su Kiev e resero possibile il progetto politico della Giovane Ucraina insediando al potere, con il titolo di etmano, l’ex generale zarista Pavlo Skoropads’kyi. L’avvocato Markotun divenne il suo segretario e Halip il suo viceministro degli Affari esteri. Così, il pericolo bolscevico era stato rimosso, ma la presenza dei tedeschi frenava il progetto della Russia federalista caldeggiato dai francesi. Quando la Prima Guerra ebbe fine, la situazione in Ucraina divenne caotica. I corpi franchi tedeschi di stanza nel paese affidarono il potere a un Direttorio, subito riconosciuto da Berlino e Vienna in nome della lotta al bolscevismo. Intanto ai tavoli della pace, a Parigi, la delegazione ucraina chiese formalmente, il 10 febbraio 1919, il riconoscimento del suo Stato sovrano. Anche la Santa Sede si espresse a favore dell’Ucraina indipendente, purché in alleanza con la Polonia risorta, per bocca del suo inviato a Parigi monsignor Bonaventura Cerretti. Non mancò la voce del diplomatico italiano Giovanni Amadori-Virgilj, convinto che l’Italia potesse giocare in Ucraina un ruolo rilevante, dimostrando sentimenti di amicizia, per essere pronta a cogliere future opportunità favorevoli. Stavano intanto fallendo i tentativi del Direttorio di realizzare le intese antibolsceviche prima con i russi “bianchi” del generale Denikin, poi con i polacchi di Piłsudski. Infine, quando la richiesta ucraina di armi ed equipaggiamenti fu respinta dal governo francese di Clemenceau, i padroni del campo divennero i bolscevichi e la pace di Riga del marzo 1921 tra Russia e Polonia sancì la loro supremazia. La prima acquisì l’Ucraina centrale e orientale con le città di Kiev e Kharkiv, la seconda una piccola parte occidentale con Leopoli e Rovno.

Corsi e ricorsi

Questi eventi di oltre un secolo fa potrebbero servire alla pubblicistica attuale per interpretare al meglio le vicende ucraine. I ricorsi storici indicano che: 1) le forze di pressione a sostegno della rivoluzione di Maidan del 2014 a Kiev sono più o meno quelle in campo nel 1917; 2) la reazione russa del 2022-2024 è simile a quella dell’Armata Rossa negli anni 1918-1920; 3) gli aiuti militari occidentali all’Ucraina sono soggetti a ponderate valutazioni come fece Clemenceau nel 1920; 4) l’Italia guarda al futuro di un paese da ricostruire, così come si era espresso in proposito Amadori-Virgilij; 5) gli interventi esterni tengono nella più alta considerazione le sofferenze al popolo ucraino, per evitare conseguenze drammatiche come quelle che sfociarono nel genocidio per fame del 1932-1933 (“Holodomor”).

Valerio Perna

Rispondi

Scopri di più da l'Unità2

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere