giovedì, Aprile 9

TRUMP E MUSK, CANADA, PANAMA E GROENLANDIA: UNA VECCHIA STORIA

di Thierry Meyssan

Il presidente rieletto Donald Trump ha parlato della possibile annessione del Canale di Panama, del Canada e della Groenlandia. Progetto bislacco, già comparso su una carta geografica redatta nel 1941 da un seguace del movimento tecnocratico. Fu il ramo francese di questo movimento che inventò il transumanesimo, tanto caro a Elon Musk, il cui nonno fu il responsabile del ramo canadese dello stesso movimento.

La carta geografica del mondo post-seconda guerra mondiale, redatta nel 1941 da Maurice Gromberg: gli Stati Uniti si estendono dal Canada al Canale di Panama e includono la Groenlandia.

Rete Voltaire | Parigi (Francia) |14 gennaio 2025

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Le dichiarazioni rilasciate dal presidente rieletto Donald Trump prima del suo insediamento che annunciavano l’intenzione di acquistare la Groenlandia (un affare che nel 2019 aveva paragonato a una «grossa transazione immobiliare»), nonché di annettere il Canada e il Canale di Panama ci hanno sbalordito. Nessun leader occidentale aveva detto una cosa del genere dalla seconda guerra mondiale. La classe dirigente statunitense vi ha visto la prospettiva di una nuova frontiera, cioè di nuovi territori in cui il Paese potrà continuare a progredire.

Il governo danese, da cui la Groenlandia dipende, ha dichiarato che questa non è in vendita: è «territorio autonomo» di proprietà dei soli groenlandesi. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha affermato che «il principio dell’inviolabilità dei confini si applica a tutti i Paesi… non importa se molto piccoli o molto potenti». Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha commentato: «Non c’è ovviamente alcun dubbio che l’Unione Europea non consentirebbe ad alcuna nazione al mondo di attaccare i propri confini sovrani». Secondo il ministro degli Esteri britannico David Lamy, Donald Trump «solleva preoccupazioni sulla presenza di Russia e Cina nell’Artico che investono la sicurezza economica nazionale» degli Stati Uniti. Sono «questioni legittime». Infine, a parere della prima ministra italiana Giorgia Meloni queste dichiarazioni sono «più un messaggio ad alcuni altri grandi player globali, piuttosto che rivendicazioni ostili verso quei Paesi. Sono due territori dove negli ultimi anni si è manifestato un crescente protagonismo cinese».

Il primo ministro del Canada Justin Trudeau, che si è fatto eleggere in quanto figlio di Pierre Trudeau e quindi come difensore dell’indipendenza nazionale, si è rivelato nient’altro che un gregario di Washington. Non aveva quindi nulla da opporre a ciò che appare evidente: aderendo agli Stati Uniti il Canada non avrebbe da perdere nulla che non abbia già perso, mentre avrebbe tutto il resto da guadagnare. Quindì si è dimesso.

Per quanto concerne il Canale di Panama, Donald Trump ha insinuato che sia gestito dall’esercito cinese. Il presidente del Panama, José Raul Mulino, ha risposto: «Il Canale non è controllato, direttamente o indirettamente, dalla Cina, né dalla Comunità europea, dagli Stati Uniti o da qualsiasi altra potenza. Come panamense, respingo fermamente qualsiasi affermazione che distorce questa realtà».

In questo articolo mostreremo che queste idee non sono nuove, ma risalgono alla crisi del 1929 e corrispondono a un corpus ideologico coerente, difeso fino alla scorsa settimana solo dal multimiliardario Elon Musk, da noi conosciuto più che altro come ammiratore dell’ingegnere serbo Nicolas Tesla e come seguace del transumanesimo.

Durante la Grande Depressione, cioè la crisi di Wall Street e la tempesta economica che ne seguì, tutte le élite statunitensi ed europee ritennero che il capitalismo, nella forma fino ad allora conosciuta, fosse definitivamente morto. Joseph Stalin propose il modello sovietico come unica risposta alla crisi, mentre Benito Mussolini propose il fascismo. Negli Stati Uniti venne avanzata una terza soluzione: la tecnocrazia.

Criticando l’interpretazione tradizionale della domanda e dell’offerta, l’economista Thorstein Veblen studiò le motivazioni degli acquirenti. Dimostrò che l’uomo che può permettersi di godere del proprio tempo vuole in realtà confermare la propria superiorità sociale, quindi deve esibirlo. Lo svago non è una manifestazione di pigrizia, ma «esprime il consumo improduttivo del tempo». Di conseguenza, contrariamente a quanto si crede, in molte situazioni «quanto più il prezzo di un bene aumenta, tanto più aumenta il suo consumo» (paradosso di Veblen). Quindi non sono i prezzi, ma i comportamenti di gruppo e le motivazioni individuali che muovono l’economia.

Il pensiero iconoclasta di Veblen diede origine al movimento tecnocratico di Howard Scott. Costui teorizzò che il potere non fosse affidato né ai capitalisti né ai proletari, ma ai tecnici.

Questo movimento si affermò in Francia nell’ambiente degli ex allievi dell’École Polytechnique, in particolare del romanziere esoterico Raymond Abellio (che fondò la setta di cui François Mitterrand fu membro fino alla morte) e di Jean Coutrot, l’inventore del transumanesimo. Passo dopo passo, questo movimento arriverà a generare negli ambienti occultisti del regime di Philippe Pétain una società segreta, la Synarchie.

Il transumanesimo di Coutrot prefigura il transumanesimo di Elon Musk. Per Coutrot l’idea era di utilizzare la tecnica per andare oltre l’umanesimo. Per Elon Musk si tratta piuttosto di usare la tecnica per cambiare l’uomo.

Considerate queste origini, è facile capire perché ogni riferimento alla tecnocrazia sia stato screditato fin dall’inizio. Tuttavia questo movimento si basa su una contestazione dominante del funzionamento delle democrazie. Sostiene che non occorre fare politica ma bisogna trovare soluzioni tecniche a ogni problema. Che ci piaccia o no, negli Stati Uniti lo si ritrova nella convinzione secondo cui il progresso tecnico risolverà tutto.

Rimane il fatto che il movimento tecnocratico, sulla base delle conoscenze statistiche del periodo tra le due guerre, era convinto che il continente nordamericano costituisse un’unica entità in termini di risorse minerarie e di industrie.

Joshua Haldeman

Il leader del ramo canadese del movimento, il chiroterapeuta Joshua Haldeman, fu arrestato durante la seconda guerra mondiale per aver sostenuto la neutralità nei confronti della Germania nazista. In realtà era favorevole a Hitler e antisemita [1]. Dopo la guerra si trasferì in Sudafrica, attratto dal regime dell’apartheid. Suo nipote è nientemeno che Elon Musk.

Va notato che la posizione del multimiliardario nell’amministrazione Trump è sempre più contestata dall’interno. Steve Bannon ha dichiarato al Corriere della sera: «Elon Musk non avrà pieno accesso alla Casa Bianca. Sarà come chiunque altro. È un uomo davvero malvagio, un uomo molto cattivo. Licenziarlo è diventata per me una questione personale. Prima, dal momento che ha messo così tanti soldi, ero pronto a tollerarlo, adesso non più» [2].

Elon Musk

Alcuni membri del movimento tecnocratico diedero grande importanza alla mappa del mondo post-seconda guerra mondiale, redatta nel 1941 da anonimo con lo pseudonimo di Maurice Gomberg. Egli prevedeva una divisione del mondo per civiltà. Gli Stati Uniti si sarebbero allargati a tutto il Nord America, dal Canada al Canale di Panama, e a molte isole del Pacifico e dell’Atlantico, comprese le Antille, la Groenlandia e l’Irlanda. Come la Synarchie francese, questa mappa è stata ampiamente discussa negli ambienti cospirazionisti. Secondo lo storico Thomas Morarti, citato dalla stampa irlandese [3], ci sarebbe un’eco di questa mappa anche nel «discorso delle quattro libertà» (libertà di espressione, libertà di religione, libertà dal bisogno e libertà dalla paura) proclamate dal presidente Franklin D. Roosevelt il 6 gennaio 1941. In questa ottica si pose nel 1946 anche il presidente Harry Truman proponendo che la Groenlandia liberata dai nazisti non fosse abbandonata dalle truppe statunitensi, ma fosse acquistata per 100 milioni di dollari.

Nel 1951 la Danimarca autorizzò l’insediamento in Groenlandia di due vaste basi militari, degli Stati Uniti e della Nato, a Sondreström e a Thule. Da allora vi sono stati installati elementi del sistema missilistico antibalistico statunitense. Il trattato che autorizza queste basi fu cofirmato dalla Groenlandia nel 1994, cioè dopo aver acquisito l’autonomia.
Nel 1968 un bombardiere strategico statunitense, impegnato in un’operazione di routine della guerra fredda, si schiantò vicino a Thule, contaminando la regione con una nube di uranio arricchito. Nel 1995 fu rivelato che il governo danese aveva tacitamente autorizzato gli Stati Uniti a stoccare illegalmente armi nucleari sul proprio territorio.
L’acquisto della Groenlandia potrebbe quindi avvenire facilmente senza denaro: basterebbe che il Pentagono assicurasse la protezione della Danimarca sollevandola così da un onere finanziario.

Donald Trump Jr. e il suo team “in vacanza” in Groenlandia.

Per dare concretezza a quelle che sembravano solo chiacchiere, Donald Trump Jr., figlio del presidente rieletto, è andato in vacanza in Groenlandia. Ovviamente con un aereo di famiglia e circondato da un gruppo di consiglieri. Non ha incontrato, almeno ufficialmente, alcun leader politico. Durante questo viaggio, l’Ong Patriot Polling ha condotto un sondaggio. La maggioranza degli intervistati, il 57,3%, approvava l’idea di unirsi agli Stati Uniti, il 37,4% era contrario, il 5,3% indeciso. In seguito alla pubblicazione di questi risultati, il primo ministro della Groenlandia, Múte B. Egede, ha tenuto una conferenza stampa a Copenaghen per dire che, pur senza avere parlato con i Trump, era aperto a «discussioni su ciò che ci unisce. Siamo pronti a parlare. La cooperazione è solo questione di dialogo. Cooperare significa lavorare per trovare soluzioni».

Quando il movimento tecnocratico ipotizzava di annettere la Groenlandia, sottolineava che essa si trovava sulla piattaforma continentale nordamericana e che era ricca di risorse naturali. La Groenlandia possiede infatti preziosi minerali di terre rare [4], nonché uranio, miliardi di barili di petrolio e vaste riserve di gas naturale, che diventano sempre meno inaccessibili. Le terre rare sono oggi quasi esclusivamente cinesi. Ma sono indispensabili per l’alta tecnologia, in particolare per le automobili Tesla. Queste riserve naturali non vengono sfruttate a causa della tradizionale opposizione della popolazione indigena Inuit, che rappresenta l’88% della popolazione.

Oggi la Groenlandia è soprattutto una posta strategica. Permetterebbe agli Stati Uniti di controllare la via marittima del Nord, ora navigabile e attualmente controllata dalla Russia e dalla Cina. Un cambio di proprietà dell’isola trasformerebbe l’equazione geopolitica. Per questo motivo il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha commentato: «L’Artico è un’area d’interesse nazionale e strategico. Vogliamo preservare il clima di pace e stabilità nella zona artica. Stiamo seguendo molto da vicino gli sviluppi piuttosto spettacolari della situazione, ma finora, grazie a Dio, siamo solo a livello di dichiarazioni».

I riferimenti al movimento tecnocratico forse non hanno nulla a che vedere con Musk e Trump, ma converrà tenerli presente per capire il seguito degli avvenimenti.

Thierry Meyssan

Traduzione
Rachele Marmetti

[1The International Conspiracy to Establish a World Dictatorship & The Menace to South Africa, Joshua Haldeman. Cité dans «The World According to Elon Musk’s Grandfather», Jill Lepore, The New Yorker, September 19, 2023.

[2] «Steve Bannon: Elon Musk vuole solo i soldi, farò di tutto per tenerlo fuori dalla Casa Bianca», Viviana Mazza, Corriere della sera, 8 gennaio 2025.

[3] «United mates of America», Tom Prendeville, Irish Mirror, February 1944.

[4] In Technocracy Study Course la Groenlandia è menzionata una sola volta. All’epoca non si conoscevano le terre rare.

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