di Redazione

Leggendo l’articolo sotto riportato sembra che le classi “dirigenti occidentali” in particolar modo quelle europee siano nella stessa condizione psicologica dello scorpione quando circondato dal fuoco: non vede altra soluzione che il proprio suicidio. Ma se fosse solo il suicidio delle classi dirigenti europee potremmo anche esserne contenti, vista la loro criminale politica interna ed estera, ma qui ne va di tutti noi. E la causa di questa pericolosa situazione è l’accettazione, da parte delle classi subalterne, della ideologia della classe massonico-capitalista dominante. Come se non ci fosse un’alternativa al loro sistema, al loro modo di intendere il modo di produzione e i rapporti sociali che ne derivano… Ma così non è. L’alternativa esiste sta nelle parole contenute il Salario prezzo e profitto di Karl Marx:
“Queste poche indicazioni basteranno per dimostrare che proprio lo sviluppo dell’industria moderna deve far pendere la bilancia sempre più a favore del capitalista, contro l’operaio, e che per conseguenza la tendenza generale della produzione capitalistica non è all’aumento del livello medio dei salari, ma alla diminuzione di esso, cioè a spingere il valore del lavoro, su per giù, al suo limite più basso. Se tale è in questo sistema la tendenza delle cose, significa forse ciò che la classe operaia deve rinunciare alla sua resistenza contro gli attacchi del capitale e deve abbandonare i suoi sforzi per strappare dalle occasioni che le si presentano tutto ciò che può servire a migliorare temporaneamente la sua situazione? Se essa lo facesse, essa si ridurrebbe al livello di una massa amorfa di affamati e di disperati, a cui non si potrebbe più dare nessun aiuto. Credo di aver dimostrato che le lotte della classe operaia per il livello dei salari sono fenomeni inseparabili da tutto il sistema del salario, che in 99 casi su 100 i suoi sforzi per l’aumento dei salari non sono che tentativi per mantenere integro il valore dato del lavoro, e che la necessità di lottare con il capitalista per il prezzo del lavoro dipende dalla sua condizione, dal fatto che essa è costretta a vendersi come merce. Se la classe operaia cedesse per viltà nel suo conflitto quotidiano con il capitale, si priverebbe essa stessa della capacità di intraprendere un qualsiasi movimento più grande.
Nello stesso tempo la classe operaia, indipendentemente dalla servitù generale che è legata al sistema del lavoro salariato, non deve esagerare a se stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana. Non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti, ma non contro le cause di questi effetti; che essa può soltanto frenare il movimento discendente, ma non mutarne la direzione; che essa applica soltanto dei palliativi, ma non cura la malattia. Perciò essa non deve lasciarsi assorbire esclusivamente da questa inevitabile guerriglia, che scaturisce incessantemente dagli attacchi continui del capitale o dai mutamenti del mercato. Essa deve comprendere che il sistema attuale, con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società. Invece della parola d’ordine conservatrice: “Un equo salario per un’equa giornata di lavoro“, gli operai devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario: “Soppressione del sistema del lavoro salariato“.
Dopo questa lunga e, temo, affaticante esposizione, alla quale non potevo sottrarmi senza nuocere all’argomento, concludo proponendovi l’approvazione della seguente risoluzione:
Primo. Un aumento generale del livello dei salari provocherebbe una caduta generale del saggio generale del profitto, ma non toccherebbe, in linea di massima, i prezzi delle merci.
Secondo. La tendenza generale della produzione capitalistica non è di elevare il salario normale medio, ma di ridurlo.
Terzo. Le Trade Unions compiono un buon lavoro come centri di resistenza contro gli attacchi del capitale; in parte si dimostrano inefficaci in seguito a un impiego irrazionale della loro forza. Esse mancano, in generale, al loro scopo, perchè si limitano a una guerriglia contro gli effetti del sistema esistente, invece di tendere nello stesso tempo alla sua trasformazione e di servirsi della loro forza organizzata come di una leva per la liberazione definitiva della classe operaia, cioè per l’abolizione definitiva del sistema del lavoro salariato“.
Quindi se si deve lottare per eliminare il lavoro salariato, va da sé che alla sua scomparsa si deve far sparire il suo valore monetario di scambio, che si accompagna all’appropriazione dei mezzi di produzione da parte dei lavoratori e all’introduzione di un altro parametro per usufruire di beni e servizi. L’ORA DI LAVORO PRESTATA ALLA SOCIETA’ CHE, COME VALORE D’USO SOCIALE, E’ UGUALE PER TUTTI.


- EUROPA
- 21 Settembre 2024 10:00
La distruzione dell’UE in quest’annuncio di Lufthansa
di Laura Ru
La maggiore compagnia aerea tedesca, Lufthansa, intende sospendere i voli da Francoforte a Pechino a causa della forte concorrenza delle compagnie aeree internazionali che continuano a utilizzare lo spazio aereo russo con notevole riduzione del tempo di volo e quindi dei costi. Lufthansa chiede il sostegno delle autorità tedesche ed europee.
“Le compagnie aeree europee soffrono la concorrenza della Cina, così come quella delle compagnie aeree del Golfo Persico e della Turchia”, ha spiegato Lufthansa in un comunicato. Lufthansa ha aggiunto che le compagnie aeree dell’UE devono affrontare condizioni geopolitiche che hanno indebolito la loro competitività, oltre a tasse elevate, norme restrittive legate alla politica sul clima e infrastrutture inadeguate. Chiedono che i leader tedeschi ed europei rispondano alla situazione di squilibrio con nuove politiche industriali. “Politiche industriali”? Buona fortuna. Sento invece odore di misure protezionistiche come l’aumento delle tasse per le compagnie aeree straniere e alcuni falchi potrebbero persino proporre sanzioni secondarie per chi vola sopra la Russia.
È improbabile che l’UE sotto il secondo regno di Ursula abbandoni le assurde politiche che stanno distruggendo la competitività europea. L’UE non si preoccupa neppure del rischio di un conflitto nucleare. Forse a Bruxelles pensano che faccia bene al pianeta.
(dal canale Telegram @lauraRuhk)