lunedì, Giugno 8

TEMPESTA DI BUGIE

Polemos

30 Novembre 2025

di Antonio Cipriani

“Prevenire il collasso climatico significa proteggerci da una tempesta di bugie”. Lo scrive George Monbiot sul Guardian, tradotto da quell’indispensabile rivista che è Internazionale. Afferma il giornalista inglese: se si trattasse solo di una crisi climatica l’avremmo già risolta. Abbiamo soldi e tecnologie, mancano le scelte politiche. E mancano perché la crisi climatica si scontra con una quella epistemica. Non da oggi, da decenni viviamo una crisi di produzione e diffusione di conoscenze. La maggior parte delle persone non sanno niente di niente, non leggono, non si informano se non davanti alla tv o davanti allo schermo del telefonino, non identificano più i confini di ciò che è vero e ciò che è falso. Quindi non hanno elementi per porsi delle domande, per comprendere i propri diritti, per decifrare la vita che vivono.

Le persone abboccano a tutto perché vivono immerse in una gigantesca ed efficace struttura di persuasione; pura propaganda travestita da verità oggettiva, democrazia, libertà, diritti civili. Così chi si pone dubbi e studia qualcosa in più oltre le tabelline coglie in controluce un sistema efferato di ingiustizie. Eleganti, ben narrate, ma bugie di una tempesta che è appena cominciata.

La conoscenza pubblica mai come in questa fase storica è plasmata dal potere.

Scrive saggiamente Monbiot: “La promessa della democrazia era che la vita di tutti sarebbe migliorata con la diffusione della conoscenza: avremmo trasformato una maggior comprensione del mondo in progresso sociale. Per un po’ ci siamo riusciti. Ora però quell’epoca sembra avviarsi alla fine…”

E come mai? La domanda sorge spontanea. Come mai la nostra democrazia sembra un fantoccio in mano a interessi spietati? Come mai anche il diritto internazionale, fiore all’occhiello di una visione progressista del mondo, è bombardato?  Purché svanisce il senso morale che ci animava a vantaggio di un’indifferenza pavida? Perché mai le persone festeggiano i successi dei miliardari anche se vanno a intaccare il bene comune di tutti?

Una parte fondamentale della crisi epistemica proviene dal potentissimo e cinico sistema di informazioni? Su questo Polemos tante volte abbiamo a parlato della libertà di stampa padronale, salvando i buoni cronisti che sono la spina dorsale delle speranze residue… Quante volte abbiamo posto l’accento sui proprietari dei mezzi di informazione e di comunicazione di massa? Chi ha in mano il potere delle informazioni? Persone molto molto ricche o loro accoliti.

“Se la democrazia è il problema che il capitale cerca sempre di risolvere, la propaganda è parte della soluzione”, aggiunge, ineccepibile, Monbiot.

E la crisi epistemica è così declinata: la diffusione della conoscenza, aiutando a comprendere il mondo, è terreno fertile per la democrazia. Al potere che è forte, cavolo se è forte, la strada del progresso sociale non conviene, quindi meglio fare a pezzi tutto, a suon di ferocia e narrazioni tossiche, in bilico tra persuasione e propaganda.

Gli interessi di pochi stanno uccidendo il pianeta.

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