martedì, Settembre 29

SUL RIARMO BRITANNICO LA GUERRA SCOPPIA IN CASA

Gran Bretagna

17 Giugno 2026

  • di Ennio Remondino

Il governo britannico di Starmer perde uno dei suoi ministri più importanti, John Healey, già grande alleato di Starmer e ministro della Difesa, che si è dimesso con un annuncio più simile ad un atto d’accusa. «Primo Ministro e ministra del Tesoro, incapaci di mettere a disposizione le risorse fondamentali per le forze armate del Regno Unito alle prese con le ‘minacce crescenti nel mondo, dalla guerra russo-ucraina al conflitto in Medio Oriente». Tra Difesa del Paese e attacco politico interno

Patriottismo senza indicazioni alternative

Un duro colpo che potrebbe mettere KO il governo aprendo la sfida per la leadership del partito. Healey ha perfino rivelato impegni per il riarmo britannico e un ruolo guida all’interno dell’Alleanza Atlantica, con l’idea di renderla sempre più a trazione europea a fronte del disimpegno annunciato dal presidente americano Donald Trump. Numeri oggettivamente modesti, ma di fatto immaginabili. L’aumento delle spese per la difesa programmato da qui al 2030 è dello 0,08% del Pil, quindi dal 2,6% al 2,68%, inclusi gli aiuti all’Ucraina. Ben lontano dal 3% necessario per far fronte alle sfide attuali e ancora di più dal target NATO del 3,5% entro il 2035. Ma era quel 3 per cento la fantasia, la risposta ufficiosa da Downingh Street.

Mark Rutte e la Nato, per finta

«Non ne sapevo nulla delle dimissioni», ha poi detto sorpreso il segretario generale della NATO, Mark Rutte i cui indirizzi li apprende direttamente solo dalla Casa Bianca. Un passaggio certamente imbarazzante per le ambizioni britanniche e quelle di alcuni volonterosi Ue a loro volta finanziaramente poco dotati. Iniziative del cosiddetto ‘formato E3’, con Francia e Germania, oltre al progetto dei “volenterosi” rimasto sulla carta, sottolinea Analisi Difesa.  Mentre alti ufficiali e analisti dell’esercito di Sua Maestà da tempo denunciano carenze tecniche gravi. La Royal Navy senza sottomarini d’attacco operativi e la flotta costantemente soggetta a guasti e problemi di manutenzione che ne limitano a mezza dozzina il numero di unità da combattimento disponibili e ritardi sulle capacità d’intervento.

La nave ammiraglia che non naviga

Patetico il caso della nave ammiraglia, la portaerei Prince of Wales, costantemente in porto per riparazioni. «E le fregate e le navi da assalto anfibio della Royal Navy radiate anzi tempo per mancanza di equipaggi, la crisi della Royal Fleet Auxiliary, le radiazioni di elicotteri e droni per mancanza di fondi, mentre il British Army perde ogni anno più militari di quanti riesca ad arruolarne, organici inferiori a quelli disponibili dopo le guerre napoleoniche e sta perdendo o riducendo numerose capacità specialistiche». Sempre Analisi Difesa, e quasi un funerale. Eppure la Gran Bretagna è di gran lunga la nazione europea che spende di più per la Difesa con 74,5 miliardi di sterline quest’anno (fonte Military Balance 2026), cioè 86,3 miliardi di euro), inclusi i 3 miliardi annui di sterline per l’Ucraina. Ma in qualche modo il meccanismo si è inceppato.

Ancora ‘special relationship Londra-Washington?

Ed subito i duri attacchi di Trump contro Starmer, a minare la storica special relationship’ Londra-Washington. Ma il contraccolpo più immediato è sul fronte interno per l’accusa di non garantire la sicurezza del Paese e la tenuta del governo. Con Healey sono sei i membri dell’esecutivo ad aver lasciato nell’ultimo mese. Di recente era stato Wes Streeting, ex ministro della Sanità, pronto a partecipare alla sfida alla successione alla guida del Labour. Intanto Starmer, il 12 giugno ha nominato nuovo ministro della Difesa Dan Jarvis, ex ufficiale del Reggimento Paracadutisti con esperienze operative nei Balcani, in Iraq e in Afghanistan. E anche la realtà dei numeri cambia con la politica: «Il piano di investimenti per la difesa garantisce un aumento senza precedenti della spesa per la difesa in modo sostenibile e fornirà le risorse di cui le nostre forze armate hanno bisogno per garantire la nostra sicurezza».

Le parole come armi

L’eterno trucco tra una ‘ritirata strategica’ o una ‘rotta’. Ma intanto Starmer non intende lasciare il numero 10 di Downing Street. «Non ho intenzione di andarmene, non credo che dovremmo far precipitare il Paese nel caos di un’elezione per la leadership». L’uscita di Healey dal governo viene invece vista dagli avversari come l’ultimo atto del governo., Il segretario dei Verdi, Zack Polanski, conta in “qualche settimana” la sopravvivenza politica del premier. La leader del Partito Conservatrice, Kemi Badenoch, parla di crisi politica interna al governo. In realtà anche i conservatori non godono di ottima salute in termini di consensi. Nelle ultime elezioni amministrative, come nei sondaggi sulle intenzioni di voto, sia i Labour che i Tory sono in caduta libera a vantaggio di Reform UK di Nigel Farage e dei Verdi. Di fatto l’elettorato britannico, abbandona i partiti che hanno guidato negli ultimi cinque anni i governi che hanno voluto politiche di riarmo, sostegno all’Ucraina e contrasto alla Russia.

Ucraina e Medio Oriente, guerre a perdere

Il governo Starmer ha revocato i sussidi per i pagamenti delle bollette elettriche a 300 mila famiglie disagiate per finanziare 3 miliardi di sterline di aiuti militari annui all’Ucraina. Il PIL del Regno Unito è sceso dello 0,1% ad aprile -conflitto in Medio Oriente- con inflazione e minaccia ulteriore sulla crescita. Londra ad affrontare le conseguenze di una guerra non voluta, e il dibattito sulla Difesa sta diventato una questione di equilibrio tra sicurezza e sostenibilità. Più investimenti militari o preservare la spesa sociale? La questione centrale rimane quella di stabilire quale livello di potenza militare il Regno Unito intende mantenere e quale prezzo politico, economico e sociale sia disposto a sostenere per conservarlo. Problema per l’intero continente europeo, più gravoso per Londa rispetto alle responsabilità globali che continua ad attribuirsi.

Le stupidità ‘filo Putin’ o ‘filo Zelensky’

Tifoserie di schieramenti nella complessità dei conflitti e degli scontri sociali conducono sempre al disastro della razionalità. Offuscando persino i fatti. Il fatto che il sostegno europeo alla guerra sta diventando insopportabilmente oneroso per troppi (l’Italia che riduce da 15 a 5 miliardi -o forse azzerare-, i fondi per il riarmo). Il no di Roma (insieme a Francia, Spagna, Gran Bretagna e altri partner NATO) al piano di Mark Rutte (Trump) per lo 0,25% del PIL ogni anni per il sostegno militare a Kiev.

Spese militari in funzione anti-russa e degli aiuti militari all’Ucraina in preda alla corruzione, costituiscono in tutta Europa una sfida che sta indebolendo drasticamente i governi in carica. Chi governa perde le elezioni. Non solo perché la minaccia russa, così come la solidarietà verso Kiev, non vengono condivisi né percepiti come prioritari dalla gran parte dell’opinione pubblica, ma soprattutto perché l’elettorato attribuisce ai governi di questi ultimi anni le responsabilità delle gravi crisi economiche e di sicurezza che attanagliano molte nazioni in Europa.

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