venerdì, Maggio 22

STRAGI ’92, IL PENTITO FERRANTE: “L’ON. LO PORTO VENIVA A CASA DEL BOSS MARIANO TULLIO TROIA”

di Karim El Sadi

17 Febbraio 2026

Il collaboratore di giustizia al processo contro Giustini e Romeo: “Lo Cicero non era di Cosa nostra”. Chiesto nuovo esame di Teresi dopo la puntata di Report

Mariano Tullio Troia, uomo d’onore della famiglia di San Lorenzo, aveva rapporti con l’onorevole Guido Lo Porto. Ad affermarlo è il collaboratore di giustizia Giovanbattista Ferrante, anche lui componente della famiglia di San Lorenzo e reo confesso delle stragi di Capaci e via d’Amelio. Ferrante è stato sentito in qualità di testimone al processo in corso davanti alla Corte d’Assise di Caltanissetta (presidente Francesco D’Arrigo) contro l’ex carabiniere Walter Giustini e Maria Romeo, la compagna dell’ex collaboratore di giustizia Alberto Lo Cicero (deceduto da diversi anni). Entrambi accusati di depistaggio per le indagini relative alla pista nera per le stragi del ’92 in Sicilia. Rispondendo alle domande dei magistrati Pasquale Pacifico e Nadia Caruso, Ferrante ha ricostruito la sua storia criminale in Cosa nostra, dall’affiliazione (“tra il 1979 e il 1980”), all’arresto avvenuto dopo le stragi, nel novembre 1992. Stragi di cui si è autoaccusato collaborando con la giustizia nel 1996. Nel ricostruire le varie fasi organizzative del mandamento di San Lorenzo, il teste ha ricordato la centralità delle riunioni che avvenivano a casa del “consigliere” del mandamento Mariano Tullio Troia. “Frequentavo assiduamente la sua casa perché settimanalmente ci si riuniva da lui perché veniva il capo mandamento Pippo Gambino (allora latitante, ndr), prima che questi venisse arrestato. Andavo a casa di Troia anche dopo, fino agli anni ’90 ma non più in modo assiduo”. Nell’abitazione, oltre ai vari esponenti del mandamento, Ferrante ha dichiarato di aver visto anche l’on. Guido Lo Porto, membro di spicco del MSI dai primi anni Settanta fino ai primi anni Novanta e divenuto Sottosegretario alla Difesa nel primo Governo Berlusconi. “Ogni tanto vedevo anche lui a casa di Mariano Troia”, ha detto in aula in collegamento da remoto. Mariano Troia (detto “u Mussolini”) e Lo Porto, che da giovanissimi militava nel FUAN, condividevano lo stessa simpatia per i partiti di destra anche se, ha specificato il teste, era più il fratello del boss, Enzo Troia, il più attivo politicamente dei due. E probabilmente anche il più affidabile agli occhi del capo mandamento Pippo Gambino che a un certo punto suggerì a Ferrante di allontanarsi da lui perché “parlava un po’ troppo” e da lì “cominciammo ad avere contatti diretto con Totò Riina”. Anche perché poi Troia, ha ricordato il teste proseguendo nella ricostruzione, si diede alla latitanza fuggendo in Sudafrica a seguito di un mandato di cattura. 


“Lo Cicero non era di Cosa nostra”

L’udienza si è poi concentrata su Alberto Lo Cicero. “Non ricordo di averlo mai conosciuto. Ne ho sentito parlare ma non ricordo in quale circostanza. Questa persona non faceva parte della famiglia di San Lorenzo. Quindi non poteva sapere nulla dell’organizzazione”. La dichiarazione però cozza con alcuni dati di fatto, ovvero i provvedimenti cautelari dell’epoca contro soggetti del mandamento di San Lorenzo scaturiti proprio dalle dichiarazioni di Lo Cicero e poi con il suo ruolo di autista personale del boss Troia (di cui era uomo di fiducia).


troia mariano giornaledisicilia

Mariano Tullio Troia


Quindi la pm Caruso ha letto il verbale reso dal teste alla procura nell’ottobre 2022 dove disse di “non aver mai sentito parlare di Lo Cicero, perché non era una persona che faceva in alcun modo parte di Cosa nostra. Ne ho sentito parlare successivamente, quindi dopo il mio arresto, credo nel carcere dell’Asinara. Si parlava di questo lo Cicero perché c’erano alcune persone, alcuni parenti, di Mariano Troia che erano stati arrestati”. Dopo la lettura del verbale, Ferrante ha detto di ricordare che Lo Cicero “si spacciava come componente della famiglia di san Lorenzo o vicina alla famiglia di san Lorenzo solo perché praticamente allora faceva il falegname e aveva fatto dei lavori a Mariano Tullio Troia e vedeva i cugini di troia. Comunque non faceva parte di Cosa nostra”. Il teste ha quindi escluso, a domanda specifica dell’accusa, che Lo Cicero avesse preso parte alle attività di organizzazione dell’attentato di Capaci. Quindi è stato il turno della difesa. L’avvocato Emilio Buttigè, difensore di Maria Romeo, ha domandato se avesse conosciuto di persona Lo Cicero. “No, probabilmente l’avrò visto qualche volta a casa di Mariano Troia ma non avevo affatto idea di chi era”. Diverso, il caso dell’on. Lo Porto che il teste ha detto di aver conosciuto.   


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Chiesto nuovo esame di Teresi dopo la puntata di Report

A inizio udienza, l’avvocato Sonia Battagliese, legale di Giustini, ha chiesto alla Corte la riconvocazione in dell’ex magistrato Vittorio Teresi dopo che, ha affermato, alla trasmissione di Report del 4 gennaio ha ricordato “tante cose che però non ricordò in aula” quando venne sentito il 23 giugno 2025. “I processi – ha dichiarato l’avvocato – si fanno in aula e qualunque cosa deve essere detta in aula perché è qui che si forma la prova. Chiedo, visto quello che ho sentito durante l’intervista, se la corte può riconvocare il dottor Teresi perché ci venga a spiegare alcune cose in aula”. Di parere contrario, il pm Pasquale Pacifico, che ha però sottolineato comunque, come “in tutta questa vicenda stiamo assistendo a una situazione paradossale di persone che non ricordano delle cose quando vengono sentite a sommarie informazioni, ribadiscono di non ricordarsi niente quando vengono sentite a dibattimento e poi, folgorati sulla via di Damasco, davanti a una telecamera ricordano di tutto e di più. Con un rischio abbastanza evidente di inquinamento della genuinità delle dichiarazioni testimoniale proprio da parte di queste pseudo trasmissioni televisive che mirerebbero a una rappresentazione della realtà piuttosto diversa da quella che è”. L’accusa si è opposta alla richiesta perché ritiene che non si possa “sentire nuovamente un teste sulla base di dichiarazioni dette non sappiamo quando e in che condizioni e se sulla base di domande suggestive da parte dell’intervistatore”. Il tribunale si è riservato di decidere. Prossima udienza il 16 marzo. 

Foto di copertina © Imagoeconomica 

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TAGS: Stragi 1992-1993, Walter Giustini, Alberto Lo Cicero, Guido Lo Porto

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