lunedì, Agosto 10

STRAGE STAZIONE DI BOLOGNA 2 AGOSTO 1980, CONDANNATI IN VIA DEFINITIVA GLI STRAGISTI FASCISTI E IL PIDUISTA LICIO GELLI

di Redazione

La sentenza della Cassazione che conferma in via definitiva l’ergastolo ai responsabili della strage della Stazione di Bologna fa ben sperare sulla tenuta democratica del nostro Paese e sul ruolo, in linea con la Costituzione, della magistratura.

Ma le accuse al “manovale” Bellini, killer fascista a pagamento che portò o aiutò i camerati a portare la bomba che provocò la strage, non ci possono far dimenticare il ruolo dei Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva) e Gilberto Cavallini (condannato all’ergastolo), terroristi finanziati dal massone Licio Gelli e coperti dai servizi segreti.

Questa catena operativa stragista, in cui è presente il vertice della P2, tramite il massone venerabile Licio Gelli, che con 5 milioni di dollari rende possibile l’operazione criminale, non può farci dimenticare chi ha fatto nascere, finanziandola con 15 miliardi delle vecchie lire, negli anni Settanta, questa banda di criminali con cappuccio e grembiulino.

Ulteriori conferme del ruolo degli Agnelli e della Fiat nella lotta contro il P.C.I. e nell’interferire nelle vicende di questo nostro martoriato paese, appaiono con estrema chiarezza nel libro Fratelli d’Italia di Ferruccio Pinotti (pagg. 340-341):

«Ma più di un analista ha parlato dei finanziamenti degli Agnelli al Gran Maestro Salvini e a esponenti della P2 di Gelli. Su denuncia dell’ingegner Siniscalchi, il procuratore della Repubblica di Firenze, Giulio Catelani, aprì un’inchiesta sulla destinazione di 3.000 assegni emessi dall’azienda torinese fra il 1971 e il 1976 per un valore di 15 miliardi. Maria Cantamessa, cassiera generale della Fiat, e Luciano Macchia, funzionario dell’Ifi (la finanziaria attraverso la quale gli Agnelli controllano la Fiat) – entrambi collegati a Edgardo Sognoammisero che i finanziamenti andarono alla massoneria, al fine di impedire l’unità sindacale».

Lo stragista fascista Luigi Ciavardini e Chiara Colosimo in un affettuoso abbraccio

Ora dopo questa sentenza della Cassazione è d’obbligo togliere dalle mani del generale Mario Mori e di Chiara Colosimo la Commissione antimafia, in quanto la presidente della Commisisone è amica del terrorista Luigi Ciavardini. Azione politica necessaria per arrivare al reale ruolo nelle stragi della massoneria, delle mafie, dei servizi segreti, di Gladio/NATO e quale fu il ruolo svolto dai finanziatori, citati nella testimonianza di Maria Cantamessa, cassiera generale della Fiat.

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