martedì, Agosto 25

SORRY, I DON’T SPEAK FASCIO

Polemos

23 Agosto 2026

di Antonio Cipriani

Sono venuti in libreria da noi due spagnoli gentili e simpatici. Battaglieri, di sinistra, impegnati nel sociale e nel sindacato. Antifascisti. Organizzatori di incontri dedicati alla letteratura working class. Ovviamente proPal. Insomma, persone magnifiche che non si limitano ai like sui social o a fumosi incontri dove esponenti di questo sistema di potere terribile, che ci sta conducendo alla povertà e alla distruzione dell’ambiente, ci vogliono convincere che la paura è l’unico argomento di discussione.

Abbiamo parlato di quello che è possibile fare per rendere più umano il contesto sociale in cui abitiamo. Li ho ascoltati elencare le loro priorità: la scuola, la sanità, il lavoro, la crisi climatica. La conoscenza, alla base di tutto.
L’idea che istruirsi fosse il primo passo ci accomuna nella lotta: conoscere e agire nella realtà per cambiare le cose che non vanno. Battersi contro le scelte, apparentemente democratiche, che fingendo di agire per il progresso non fanno altro che agevolare la perdita di diritti dei lavoratori, a vantaggio assoluto di un mondo in cui la ricchezza sfrenata è l’unico codice. Un mondo in cui oscuri fondi speculano su tutto, prendono tutto, ci rendono schiavi con l’illusione di non esserlo, di essere invece spettatori di una nuova era in cui i ricconi senza volto “valorizzano”, “investono”, “portano lavoro”.

I due ragazzi spagnoli la pensano come il barbiere anarchico: ci fanno fare lunghe, penose e inutili discussioni su paure indotte e su giochini di potere  politici, fingendo democrazia attiva, impedendoci però di sapere che cosa accade davvero, chi sono i “senza volto” dei fondi che stanno comprando tutto e tutti, depredandoci e imponendo un sistema mediatico di comunicazione utile solamente a decantare i loro pregi.
Entrano nelle nostre case, ci portano via tutto, e poi tramite i loro media pretendono di avere anche il like sulla loro spavalda destrezza, su come sono fuori dalle regole e impuniti, decuplicando i loro possedimenti mentre noi, plaudenti, gongoliamo davanti alle loro imprese a nostre spese.
Aggiungendo un elemento, sottolinea nel dibattito il barbiere: questo è possibile perché ci sono un sacco di intellettuali,  giornalisti, politici democratici che indossano – volontariamente o no – la camicia nera culturale. Per esistere e avere visibilità accettano il terreno dialettico della destra come fosse l’unico possibile.

Gli spagnoli avevano degli adesivi belli e ce li hanno donati. Uno, per i turisti, diceva: Sorry, I don’t speak facho. Orgullo de classe. Un altro meraviglioso: La conquista más grande fue que la universitad se llenó de hijas de obreras.
Parliamo di questo, dai principi fondanti della costituzione, non degli effetti senza mai considerare chi li causa, e della paura mediatica che anima da sempre il manganello.

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