

- Stati Uniti- Israele
- 30 Marzo 2026
- di rem
La notizia che la polizia israeliana ha bloccato il Patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa che insieme al Custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, voleva entrare al Santo Sepolcro, basilica simbolo della cristianità, per una piccola celebrazione privata nella Domenica delle Palme, si diffonde a metà mattina. E immediata si scatena una bufera sulla decisione di Israele. Con Netanyahu costretto alla fine a condannare la decisione.
Opposti fascismi religiosi
Il patriarcato definisce subito, con una dura nota, la misura “manifestamente irragionevole e sproporzionata” poiché “rappresenta un’estrema violazione dei principi fondamentali di ragionevolezza, libertà di culto e rispetto dello status quo”. All’Angelus è Papa Leone ad esprimere “vicinanza” ai cristiani del Medio Oriente che “soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”.
L’integralismo islamico del regime di Tehran che si salda con gli oltranzismi religiosi israeliani e statunitensi di estrema destra. Fanatismo cristiano nell’amministrazione Trump. Cappelli con la scritta ‘Dio, armi e Trump’ e ‘Gesù è il mio salvatore, Trump è il mio presidente’ venduti durante un comizio elettorale.
Oltranzismi religiosi di destra
Il comandante di un’unità militare statunitense che, rivolto alle truppe, ha definito la guerra contro l’Iran degli ayatollah ‘parte del disegno divino’ e ha aggiunto che il presidente Donald Trump ‘è stato unto dal Signore per accendere il faro-sentinella che segnala l’inizio del ritorno di Cristo in Terra’», segnalava Luca Celada sul manifesto. Ma nulla da stupirsi visto che il ministro di quell’esercito porta tatuato sul bicipite la dicitura «Deus Vult» e sul petto lo stemma dei crociati.
«E la deflagrazione scatenata da Israele e Usa rappresenterebbe dunque la guerra profetizzata dall’antico testamento. Lo scontro finale fra forze del bene e del male raffigurato nel libro dell’apocalisse come conflitto fra popolo eletto e una confederazione di nazioni nemiche».
Il fanatismo istituzionale Usa
Nel balletto dei mutevoli obbiettivi e finalità dell’azzardo iraniano, emerge semi nascosto, il fanatismo irrazionale del regime Trump e della corrente integralista religiosa della sua coalizione. «A questa appartiene il ‘ministro della guerra’ Pete Hegseth, seguace di Douglas Wilson, teologo e predicatore ‘post millenarista’ dell’Idaho. Hegseth, che ha istituito regolari sedute di preghiera al Pentagono, oltre che militarista e convinto interventista, è fautore di dottrine apertamente teocratiche ispirate a sette evangeliche» ci informa Celada, con dettagli da brivido.
Armageddon
«L’escatologia avventista evangelica incentrata sul giudizio universale. In quella cosmologia lo scontro militare di Armageddon prelude al ‘rapimento’ (l’ascensione) dei fedeli come ricompensa divina. Un avventismo endemico negli ambienti del cristianesimo fondamentalista americano. La teologia evangelica, in cui spesso risalta un’ossessione con la ‘fine dei giorni’, è stata cooptata come elemento coesivo dall’estrema destra e fondamento ideologico delle ‘battaglie culturali’ sin dalla ‘Reagan revolution’ anni 80. Visione fosca con radici puritane pentecostali del movimento conservatore e negli anni ha normalizzato vedute estreme sull’apocalisse prossima ventura.
Cristo-nazionalisti
La vittoria elettorale trumpista ha permesso l’inserimento di esponenti integralisti e ‘cristo-nazionalisti’ (l’accezione più estrema e dottrinaria) ad ogni livello del governo. Da Mike Johnson ‘speaker’ della Camera, che parla apertamente di «possessione demonica» dei membri dell’opposizione (e che ieri ha definito ‘difettosa’ la religione islamica), a Russell Vought, il potente direttore dell’ufficio del bilancio e metodico picconatore dello stato amministrativo e assistenziale. «Personaggi spesso legati alla Heritage Foundation, think tank ‘aggregatore’ di pensiero neo reazionario e di area integralista. Il movimento contiene anche un’influente ala cristo-sionista che ha esponenti come Mike HuckAbee, ex telepredicatore e governatore dell’Arkansas, attuale ambasciatore a Gerusalemme (e forte sostenitore del movimento dei coloni in Cisgiordania)».
La convergenza fra oltranzismo religioso di estrema destra israeliana e americana trova una saldatura nell’attuale guerra e nella condivisa sintonia ‘profetica’. Dall’idea di “grande Israele” alla profezia del Monte del Tempio, che considera la ricostruzione del ritorno del messia degli Ebrei.
Trump ‘vascello imperfetto del disegno divino’
Resta l’ironia dell’allineamento di queste correnti dietro a un apostata antitetico a ogni concetto di pietà religiosa. Ma Donald Trump è elevato dalla teo-ideologia, a ‘vascello imperfetto del disegno divino’, con un audace compromesso. In ambienti sionisti, intanto, il presidente americano è paragonato al benefattore Re Ciro, il sovrano persiano (oggi iraniano) riverito per aver liberato gli Ebrei dalla prigionia babilonese. Quel passaggio storico-biblico è sfuggito al ministro Hegseth, principale fautore della forza militare come strumento di dominio e dimensione sostituiva della politica. Solo ieri ha dichiarato che l’Iran sarà «controllato a distanza dalla supremazia militare Usa». Ma le espressioni di forza bruta non sono mai lontane da suggestioni apocalittiche e religiose che considerano una prossima distruzione del mondo un’auspicabile realtà teologica. Convinzioni che accomunano le due potenze che hanno innescato la polveriera iraniana.
Eccezionalismo e militarismo ebraico-evangelico
Lasciare le sorti del mondo in mano a chi considera predestinato e inevitabile la sua distruzione non è mai stato saggio. Perseverare nell’ignavia e nell’acquiescenza sembra davvero suicida.