giovedì, Ottobre 15

RINGHIO ELETTORALE PER TRUMP: PLOTONE D’ESECUZIONE IN DIRETTA TV

Presidenza Trump

10 Ottobre 2026

di rem

Esecuzioni pubbliche come nel Medio Evo e la morte come ammonimento al popolo.  «Il ministro della Guerra Pete Hegseth annuncia l’omicidio di Stato in diretta del maggiore dell’esercito Midal Malik Hasan, rito catartico della violenza Maga». La sintesi di Luca Celada sulla pena di morte negli Stati Uniti dopo l’amministrazione Trump.

Il teatro della crudeltà

«Le esecuzioni negli Stati uniti, sospese dalla Corte suprema nel 1972, sono state ripristinate nel 1977 a discrezione degli Stati. Da allora sono state messe a morte oltre 2.000 persone. Di queste, sedici sono state giustiziate in giurisdizione federale di cui 13 sotto la prima amministrazione Trump, la maggior parte negli ultimi tre mesi del primo mandato quando il presidente volle esibire un pugno duro dimostrativo mettendo a morte in gran fretta il massimo numero di condannati prima che l’insediamento di Biden potesse fermare i boia. L’ultima vittima fu, allora, Lisa Montgomery di 52 anni, uccisa nel penitenziario di Terre Haute, Indiana, sette giorni prima della scadenza del mandato presidenziale».

Il peggio nella squadra

Il culmine simbolico del regime di ‘Trump 2.0’ con la fucilazione del maggiore Nidal Malik Hasan prevista per il 3 dicembre. Col dettaglio che la esalta a simbolo: la sua contestuale trasmissione in diretta streaming alla stregua di un evento ‘pay-per-view,’ anche se anche questa aberrante dimensione non è del tutto senza precedenti nazionali, ci ricorda ancora Celada dagli Stati Uniti. «Nel secolo di apartheid sudista molti linciaggi (su un totale di quasi 5.000) erano eventi pubblici, annunciati e pubblicizzati, con rinfreschi, foto ricordo e souvenir. Uno di queste rituali orge di violenza omicida a Waco, in Texas nel 1916, attirò una folla di 15.000 persone; a Duluth, in Minnesota nel 1920 accorsero in 10.000».

La politica della ferocia

La pubblica trasmissione della morte di Hasan solleva ovviamente una miriade di sacrosante obiezioni morali, aggiungendo un’ulteriore, ultima violazione della dignità umana del condannato a peggiorare se possibile, l’oltraggio definitivo della sottrazione della vita. Nell’adozione del plotone di esecuzione e soprattutto nella diretta live dell’uccisione di Hasan c’è il sunto della brutalità di un regime sempre più deciso a sottomettere la cittadinanza alla propria volontà e narrazione giustizialista e punitiva, l’accusa da molta parte del mondo che però non voterà nelle pericolanti  elezioni di medio termine per l’amministrazione Trump. La diffusione tv consentirà all’attuale regime di battere qualsiasi concorrenza storica di ferocia facendone bandiera del proprio stile e pratica  politica.

Uso efferato della violenza

La concezione di giustizia nordamericana nella versione trumpista di un uso efferato della violenza come articolazione del potere. La violenza che satura le politiche del regime più visibile negli arresti quotidiani praticati da Ice, più simili ai sequestri extragiudiziari di forze paramilitari «col preciso proposito di intimidire una popolazione che attraverso il terrore dovrebbe essere indotta alla autodeportazione». E l’esecuzione in diretta è parte della crudeltà del regime che dopo aver forzato a tutto campo i limiti della società condivisa, «lavora per sostituire l’ordine civile con l’esibizione circense, un Hunger Games catartico predicato sulla conflittualità perennemente esacerbata che ha caratterizzato il rapporto demagogico di Trump con la sua base».

Ministro solo caricaturale?

Il ministro della guerra e del testosterone (che propone di somministrare ai suoi «guerrieri») si è lanciato oltre lo squilibrio fanatico e allucinato del movimento Maga. In un recente discorso alle truppe che è ripetutamente sconfinato in sermone integralista, Hegseth ha invocato per i suoi militari «una violenza travolgente contro coloro che non meritano alcuna pietà e massima letalità piuttosto che tiepide legalità». Una dialettica dell’aggressione in cui l’ingiuria morale all’avversario è un obbiettivo. La provocazione dei liberal, il cosiddetto «owning the libs» («dare una lezione ai progressisti», «possederli») – rovinare la giornata agli avversari con boutade calcolate per suscitare inevitabile indignazione, e gratificare così lo zoccolo duro della rivalsa.

Dialettica presidenziale

L’esibizione pubblica dell’esecuzione di Hasan diventa strategia politica che segue l’inasprirsi della dialettica presidenziale che di recente si sta caricando di profanità sempre più limiti, degenerazioni come quella del recente comizio in Ohio, in cui Trump ha esortato a votare repubblicano per «metterlo in culo ai democratici». Un’esacerbazione incosciente e pericolosa che è sempre più evidentemente incompatibile con l’elaborazione democratica della frattura nazionale.

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