

06 Maggio 2026
- di Vittorio Da Rold
«Generale, il tuo carro armato è una macchina potente» è una celebre poesia di Bertolt Brecht che critica la guerra e il militarismo tedesco, questione che dopo la fine della Seconda guerra mondiale sembrava archiviata per sempre.
Tra crisi economica e crisi politica
Dopo la dissoluzione dell’Unione sovietica, la caduta del Muro di Berlino e la riunificazione tedesca, la recente politica ostile di Donald Trump condotta contro la Ue con dazi e minacce di ritiro delle truppe americane sta provocando conseguenze forse non sempre prevedibili per Washington, come appunto il riarmo, che sta accelerando a marce forzate anche a causa della crisi dell’automotive e dei tentativi di riconversione dell’industria tedesca nel settore della difesa per evitare di chiudere stabilimenti.
Dalle automobili ai carri armati
La Germania sta investendo nella propria industria della difesa nazionale, forte di conti pubblici in ordine, spostando l’attenzione da un modello di esportazione manifatturiera simile a quella giapponese ed italiana a una strategia industriale incentrata sulla difesa. Che il riarmo continentale in chiave anti-russa sia prevalentemente tedesco o in chiave europea, è una questione ancora aperta e non di secondo piano. Alcuni analisti pensano che per ora il riarmo di Berlino sia principalmente una iniziativa nazionale tedesca, avviata a tamburo battente dopo l’invasione russa dell’Ucraina, utilizzando un fondo speciale di 100 miliardi di euro che sta trasformando la Germania da “potenza economica” a principale attore militare europeo.
Riarmo solo tecnico o anche politico?
«La questione non è se la Germania sia pronta a riarmarsi», dice Grégoire Roos, Director, Europe and Russia and Eurasia Programmes di Chatman House a Londra -. «Ovviamente lo è. La questione è se la Germania riuscirà a trasformare le sue capacità materiali in determinazione politica. Se questo si tradurrà in una “superpotenza” europea è un’altra questione». Evidentemente non è ancora scoccata l’ora dell’esercito comune europeo e i 27 paesi membri vanno al riarmo in ordine sparso; in questo contesto Berlino è il primo della classe, anche se non ha ancora una chiara strategia politica.
Europei contro Trump
Lorenzo Bini Smaghi, ex membro della Bce, in un recente libro intitolato «Da soli. Gli europei alla prova di Trump nelle sfide dell’economia globale» edito per Rizzoli ritiene che «Da vari anni ormai la priorità numero uno di qualsiasi amministrazione, di matrice democratica o repubblicana, è quella di mantenere la supremazia degli Stati Uniti a livello globale ed evitare a tutti i costi di essere superati dalla Cina. Nella visione del nuovo presidente, ciò dipende in primo luogo dal predominio tecnologico, ancor più che militare». Per fare questo, secondo Bini Smaghi, Trump deve ridurre il disavanzo commerciale, contenere il debito pubblico e mantenere il potere di acquisto degli americani. Operazione titanica.
Niente più missili Usa in Germania
Ma c’è di più. Trump ha deciso lo stop al programma varato dalla precedente amministrazione democratica di Joe Biden per schierare nei prossimi anni in Germania missili da crociera statunitensi come deterrente contro la minaccia russa. Il cancelliere della CDU Friedrich Merz, il successore di Angela Merkel, in un’intervista alla tv ARD ha confermato che il previsto dispiegamento di missili da crociera a lunga gittata Tomahawk statunitensi in Germania è stato rinviato sine die, almeno per il momento, forse perché utilizzati in grande quantità contro il regime degli ayatollah iraniani. Merz ha citato come motivo la riduzione degli arsenali a causa delle guerre in Iran e Ucraina.
Meno soldati Usa ma soprattutto meno missili
Che fare, dunque? «Dobbiamo considerarlo come un nuovo richiamo a sviluppare più rapidamente le nostre capacità e a renderle disponibili. Non c’è altra strada», ha affermato cauto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul a proposito dei piani americani di disimpegno in Europa, sottolineando anche che «il contesto generale mostra che non dobbiamo sopravvalutare misure isolate». Berlino ha reagito con le parole del ministro della difesa Pistorius che ha detto di attendersi una mossa del genere.
Come la Germania si riarma
Armin Papperger, amministratore delegato della società tedesca produttrice di armi Rheinmetall ha affermato di «aver aumentato la sua capacità produttiva di camion militari da 600 a 4.500 unità all’anno, di munizioni di medio calibro da circa 800.000 a oltre 4 milioni di colpi e di artiglieria da 70.000 a 1,1 milioni di colpi e un fatturato previsto tra i 14 e i 15 miliardi di euro. Il 65% dei prodotti viene esportato, principalmente verso altri paesi della NATO». E la spesa militare è destinata a crescere ulteriormente, con una proiezione di 140 miliardi di dollari nel 2026 e quasi 170 miliardi nel 2027. Un successo politico di Trump? Da far paura.