

10 Maggio 2026
di Ennio Remondino
Memorie di una lontana incursione giornalistica Rai ad Istanbul, scappata di mano ad un riottoso ‘gazeteci‘, gazzettiere, d’importazione. Che racconta di un’antica leggenda ottomana che affascina e inquieta. Una sorta di favola con morale finale, mi dicono, che si raccontava nei palazzi reali del Topkapi di Bisanzio. La Fiaba dello strano Regno Autonomo all’Incontrario, Rai l’acronimo. Regno all’Incontrario, benché chiamato Autonomo, in realtà sottoposto alle regole rigide del Sultanato e della sua onnipotente ‘Hürrem Sultan’, la concubina al potere
Teatrino di corte
Una sorta di teatro di corte delegato all’esaltazione dei piaceri inconfessabili della Hürrem Sultan, a partire dalla sua vanità. Di volta in volta era l’esaltazione di una conquista mai fatta o la cancellazione di una sconfitta subita, una sommossa della fame che diventa plauso di popolo festante, attraverso il soccorso pronto e solerte di guitti e giocolieri rigorosamente fedeli al vincitore di turno.
Giro giro tondo fin che casca il mondo
Il Regno Autonomo dell’Incontrario era una sorta di principato della Sublime Porta, con una sua sovranità nominale e limitata (molto), un suo bilancio legato alla generosità incerta del Principe, una sua gerarchia di comando definita dalle lotte di Corte ed una sua cerchia di sudditi, valutati, sul finire del Sultanato, a circa 10 mila addetti tra concubine, fanciulli in erba, paggi, inservienti, guardiani, cantori, poeti, filosofi, giannizzeri e puttani.
Leggi all’Incontrario
Le leggi di quel Regno valevano all’incontrario per esplicita volontà del Sultanato. L’aveva chiamato Regno e lo trattava come il bordello alternativo all’harem, spazio per favorite fastidiose e cortigiani incontinenti. L’aveva chiamato Autonomo, e l’aveva appaltato alle diverse fazioni di Corte. In proporzione ai meriti di fedeltà. Che si scannassero lì, era la filosofia dell’imperio, piuttosto che tramare nel Palazzo. In ultimo, l’esaltazione della doppiezza fatta leggenda. Il sistema di comando del Regno Autonomo all’Incontrario.
Chi più e meglio obbedisce
In quel Regno di fiaba non comanda chi è più capace ma comanda chi più e meglio obbedisce. Non dirige chi dovrebbe dirigere ma dirige chi meglio si fa dirigere. Non primeggia chi è primo ma primeggia il primo a dire Si. Non è uno scioglilingua.
L’ordinamento del regno
Il davvero curioso ordinamento del Regno. Nel piccolo reame immaginario di tutte le libertà esiste un solo divieto costituzionale, quello alla Politica. ‘Politica’ come azioni di schieramento fosse mai avversario, parola proibita ed ovviamente (l’Incontrario), costantemente praticata. Tutto e soltanto per il ‘bene del Regno’ e nulla per una Parte, dice l’ordinamento. Tutto e soltanto per il bene della parte della Corte che lì ti ha mandato, è la pratica. La corrente di Corte o la stretta cerchia d’amici con cui condividi mercato, postribolo e hammam.
Visir e principi
Tra i Principi che reggono il regno abbondano gli ex Visir della Sublime Porta e altri Principi, che dal loro servizio nel Regno Autonomo, attendono come ricompensa una successiva chiamata a Corte. Più un Principe è creatura di Corte, più egli tuonerà contro le interferenze della Corte.
“Scelte libere nell’interesse sovrano del Regno Autonomo all’Incontrario”, tuoneranno dal pulpito delle loro periodiche celebrazioni di sovranità. Coerenti all’incontrario, più sono creature di Corte, più gridano la loro indipendenza dalla Corte stessa. Le gazzette del Regno e del sultanato danno spazio ed attenzione.