
Editoriali
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di Giuseppe Amata
I risultati delle elezioni in Sassonia non sono soltanto indicativi per capire la situazione che si va determinando in Germania con i suoi vecchi e nuovi problemi, bensì per tutta la Unione Europea ed anche per affrontare le contraddizioni politiche in Italia in vista delle prossime elezioni.
Ma andiamo con ordine riepilogando i vecchi e nuovi problemi della Germania, i quali scuotono mass media, opinione pubblica europea influenzata in passato da costoro in modo unidirezionale, dirigenti e militanti dei partiti rappresentati nei diversi Parlamenti, forze comuniste anche se non rappresentate in Parlamento, come in Italia:
- Che la Germania dopo la sconfitta bellica non doveva essere divisa l’aveva capito molto bene Stalin per tanti motivi. tanto è vero che a Potsdam sosteneva la demilitarizzazione e la neutralità con il graduale ritiro delle truppe d’occupazione. Posizione, come è noto, respinta dagli USA (Roosvelt era già morto da diversi mesi e il vicepresidente Harry Truman diventato presidente interpretava le forze più conservatrici dell’imperialismo americano tanto è vero che il 6 agosto dà l’ordine di sganciare la prima bomba atomica sul Giappone come monito verso l’Unione Sovietica) e dalla Gran Bretagna (il cui leader Churchill aveva già in testa di iniziare la guerra fredda contro l’URSS), che sostenevano la divisione territoriale per un preciso disegno che poi si è realizzato. Pertanto, mantenere per l’URSS la sua forza di occupazione in Germania era molto oneroso, soprattutto dopo la formazione della NATO nel 1949.
- Che la Repubblica democratica tedesca, nata dopo la costituzione della Repubblica Federale tedesca in un territorio prettamente agricolo e con scarse materie prime abbia sviluppato uno Stato democratico e antifascista in situazioni di difficoltà economiche subendo tutte le vicende della storia sovietica dopo la morte di Stalin è un fatto altrettanto assodato non soltanto dai militanti comunisti europei che si opposero a quelle scelte scellerate, ma dagli storici che hanno svolto con serietà il loro lavoro di indagine sulla base dei documenti rilevati e dei fatti accaduti. La Repubblica democratica tedesca ha, Infatti, subito prima le millanterie e le stravaganze verbali di Kruscev e soprattutto il suo revisionismo ideologico in contrasto con la formazione ideologica comunista dei leader della DDR, i quali non condividevano ma non manifestavano apertamente, poi le rigide posizioni di Breznev che portarono all’intervento armato in Cecoslovacchia con il consenso questa volta dei leader della DDR in nome della difesa della comunità socialista, infine le decisioni di Gorbacev di liquidare la DDR in aperto contrasto con Honecker e con la maggioranza del gruppo dirigente della SED. E’ indiscutibile che per far crollare la DDR sia stato utilizzato a livello di masse popolari, ma anche nei settori intellettuali (che si ritenevano molto ideologizzati e che dibattevano all’Università di Berlino “sull’attualità” del noto libro di Marx, Critica al programma di Gotha), un mix di vecchio armamentario borghese, quale l’economicismo, il concetto di democrazia come valore universale basato sul multipartitismo, il sindacalismo neo-corporativo a base del cosiddetto “Stato sociale” per scatenare quei movimenti controrivoluzionari di massa del 1989-1991 (come del resto in tutti i Paesi dell’Est europeo e anche in URSS a sostegno della leadership di Eltsin che portò alla distruzione dell’URSS).
- Che la Linke, formazione politica di tendenza “socialista” derivata dal Partito del socialismo democratico (succeduto alla SED dichiaratamente comunista), dopo l’unificazione con la corrente socialdemocratica di Oskar Lafontaine, abbia rinnegato tutte le conquiste sociali della DDR per omologarsi ai principi della democrazia borghese per far parte del Parlamento europeo fino a non opporsi negli ultimi anni alla politica imperialista della Unione Europea (se non a volte con qualche parolina di critica) che tramite la NATO ha portato la guerra ai confini della Russia sostenendo apertamente il colpo di Stato di Euromaidan contro il presidente ucraino liberamente eletto, è un fatto incontrovertibile.
- Che la politica delle sanzioni verso la Russia, come pure il sostegno militare ed economico incondizionato all’Ucraina per “ tutto il tempo che sarà necessario”, nonché l’opposizione a qualsiasi tentativo diplomatico per la risoluzione del conflitto (l’Ucraina doveva vincere per disgregare statualmente la Russia come era stato fatto con l’URSS e appropriarsi quindi delle immense ricchezze di quel Paese per frenare la caduta tendenziale del saggio del profitto nell’area imperialistica, il quale aveva determinato, quale prima concausa, la grande crisi economica e finanziaria iniziata alla fine del 2007 e non risolta); tutte scelte non vi è dubbio operate con forza dalla Unione Europea con il pieno consenso dei governi tedeschi a guida socialdemocratica o cristiano-democratica, sia stato un boomerang per l’economia tedesca, la quale è caduta in recessione, provocando di conseguenza licenziamenti, aumento dei prezzi dei servizi sociali già privatizzati in tutti i Paesi aderenti alla UE in omaggio alla libertà del mercato e della concorrenza monopolistica che distruggeva le piccole attività economiche e rafforzava le multinazionali penetrando in ogni settore economico (dai servizi al disinquinamento fino alla cosiddetta transizione energetica), perdita dei benefici sociali acquisiti con le lotte sindacali e specificatamente per il territorio della ex DDR con le strutture statuali orientate verso una nuova formazione sociale comunemente definita socialista.
- Che da tutti questi fatti sia scaturita una opposizione spontanea di masse depoliticizzate che anno dopo anno hanno rinfocolato il consenso elettorale di un partito come AFD che non disdegna simboli e parole d’ordine del passato nazista ottenendo i maggiori consensi nella aree più disagiate come il territorio della ex DDR è un dato che sembra incontenibile.
- Nello stesso tempo mentre la Linke ripudiava la storia della DDR e si omologava, di fatto, come una forza socialdemocratica sia nel Parlamento tedesco che in quello della Unione Europea, la costola che da essa anni addietro si è separata, organizzata con costante pazienza e determinazione da Sara Wagenknecht per difendere la memoria delle conquiste sociali della DDR e mantenere la sua identità di militante comunista in una situazione storica complessa, dopo aver sfiorato il 5 per cento, che le avrebbe permesso la presenza nel Parlamento federale, ha ottenuto una significativa vittoria superando la soglia in quello regionale della Sassonia.
Cause dei problemi e fatti appena elencati determinano un processo contraddittorio che porta molte forze politiche cosiddette di sinistra gridare al pericolo nazi-fascista, forze che negli ultimi quarant’anni nei Parlamenti nazionali e in quello europeo hanno praticato oltre al revisionismo ideologico pregresso, quello culturale e infine quello storico sostenendo in risoluzioni e in pratiche ufficiali l’equivalenza tra nazifascismo e comunismo, nonché, fatto ancora molto grave, sostenendo a livello di Unione Europea un’architettura fondata sugli interessi della oligarchia finanziaria.
Il lupo che grida al lupo, cioè i rappresentanti della oligarchia finanziaria reazionaria che gridano al pericolo fascista. Vale a dire quelli che hanno creato la Banca centrale europea come Ente di diritto privato che divide i profitti realizzati dalla circolazione monetaria; quelli che hanno sostenuto meno Stato più mercato e favorito la libertà estrema di movimento alle multinazionali, quindi per dismettere attività e per licenziare, analogamente a ogni forma di capitale d’impresa non solo per licenziare bensì per occupare in nero la forza lavoro, utilizzando in particolare i migranti, quelli che hanno approvato le regole antinquinamento sulla carta e mai fatte rispettare, oppure stimolato un consumismo sfrenato con merci futili o nocive alla salute e soprattutto fra i giovani un nichilismo ideologico e culturale purché aiutasse il consumismo. E si potrebbe continuare.
Cosa è il nazismo o il fascismo, negli anni Trenta del XX secolo è stato ben definito dalla Internazionale comunista, come l’organizzazione dello Stato al servizio degli elementi più aggressivi del capitale finanziario. Tale definizione vale ancora adesso.
Quindi prima di imputare il pericolo nazista alla AFD o quello fascista a Vox o a Vannacci e spacciarsi come baluardi della lotta al nazifascismo denigrando la BSW come organizzazione rosso-bruna, bisogna seguire quanto diceva Mao Zedong, che sintetizzo: “in ogni processo bisogna sempre individuare qual è la contraddizione principale”; ed ancora: “bisogna creare una netta linea di demarcazione tra noi e il nemico”.
Che vuol dire ciò nella realtà attuale?
Il nemico principale è l’oligarchia finanziaria che comanda la UE rappresentata dai politici che guidano le sue istituzioni e che in questo momento esprimono una politica di guerra e di espansione imperialista, in primis verso la Russia, in secundis non denunciando il blocco economico che strangola il popolo cubano, l’aggressione all’Iran, inoltre coprendo o tollerando oppure quando il gioco è troppo scoperto criticando in forma blanda la politica di Netanyau ma non le strutture al servizio dell’imperialismo dello Stato sionista che ha scatenato tante guerre verso i Paesi arabi e verso l’Iran (“ha fatto il gioco sporco per conto nostro”, parole del cancelliere Merz), che ha imposto l’apertheid al popolo palestinese e che ha appoggiato tutte le guerre dell’imperialismo americano.
Certo tutti i movimenti di ispirazione fascista potranno essere in futuro assoggettati e posti al servizio dell’imperialismo europeo o americano e di questo bisogna tener conto, ma i nemici verso i quali in Italia bisogna creare una netta linea di demarcazione non sono solo quelli del centro-destra ma anche il PD, che come partito nel suo insieme, si è posto in prima persona al servizio della oligarchia finanziaria europea caratterizzata da riarmo e guerra alla Russia, nonché dal mantenimento di una mentalità e di una pratica coloniale che si dimostra in situazione specifiche.
E non soltanto come avvenne nel 1981 con l’Inghilterra che impose all’Argentina una sanguinosa sconfitta per sostenere che le Malvinas erano e sono britanniche oppure la Francia che mantiene colonie in Polinesia o la Spagna che sostiene che l’enclave di Ceuta è spagnola, mentre ha tutto il diritto di rivendicare che Gibilterra fa parte del suo territorio e se la Gran Bretagna lo detiene è colonialismo puro. Come rappresenta resti di una mentalità coloniale e di grandeur gollista ciò che si legge nel programma elettorale di Melenchon, vale a dire che “la nazione francese risiede in quattro continent”i, perché in Africa si parla francese, come pure nelle piccole colonie rimaste in Asia e America Latina. Per le regioni dell’Ucraina storicamente russe e che parlano il russo questo discorso non vale, come non vale per Taiwan e guai se la Russia vuole liberarle o se la Cina pensasse di liberare Taiwan, anche se molti Stati europei hanno le relazioni diplomatiche con Pechino, un domani se lo facesse l’accuserebbero di imperialismo.
Conclusione: riflettere sulla formazione di Sara Wagenknecht per costruire in Italia una forza comunista che cominci a radicarsi nella società, individuando la contraddizione principale per creare un ampio Fronte Costituzionale e Antifascista con una netta linea di demarcazione fra noi e il nemico (il centro destra e il PD) è il compito principale che oggi abbiamo di fronte.
Ritengo pertanto da condividere ampiamente l’iniziativa del PCI del 19 settembre di riunire le altre forze di ispirazione comunista e antifascista a difesa della Costituzione per una discussione aperta e approfondita e che possa avere anche uno sviluppo elettorale per riuscire ad imporre nel Parlamento italiano la voce dei comunisti, così come è riuscita a fare Sara Wagenknecht, analizzando concretamente le contraddizioni del suo Paese nel contesto europeo ed internazionale.