giovedì, Aprile 9

PROVOCAZIONE FASCISTA AL LICEO LIVI DI PRATO. IL FASCISMO NON E’ UN’OPINIONE, E’ UN CRIMINE. (Giacomo Matteotti) – E VA PERSEGUITO DALLO STATO

di Redazione

Come redazione ci rincresce molto dover segnalare ciò che sta succedendo nei confronti del Liceo Livi di Prato, ma in quanto antifascisti ci sentiamo obbligati a NON sottovalutare la situazione.

Qualche mattina fa, durante il regolare ingresso al Liceo, studenti, studentesse e il personale scolastico si sono trovati di fronte uno striscione che riportava la seguente frase:

Come si può notare, lo striscione è stato firmato dall’organizzazione politica di Gioventù Nazionale e Azione Studentesca, che, per chi non lo sapesse, è un movimento studentesco italiano di estrema destra che nasce nel 1996 come ramo studentesco di Azione Giovani (organizzazione giovanile di Alleanza Nazionale), che nel 2009 confluì in Giovane Italia, ovvero nell’organizzazione giovanile del Popolo della Libertà.

Presentata l’appartenenza ideologica di chi ha prodotto e firmato tale striscione, non ci resta che chiederci il perché di questa provocazione. La risposta la troviamo grazie ai social media dell’organizzazione di estrema destra; riportiamo qui di seguito le prove.

Il Liceo Livi viene preso di mira da giovani militanti di destra perché questi non considerano necessario né valido che vengano avviate regolarmente attività di sensibilizzazione, prevenzione e più in generale di educazione civica all’interno di un liceo pubblico.

Giovani di estrema destra, che parlano a sproposito di “impegno per la Nazione”, senza tener minimamente di conto della storia di questo paese e dei valori costituzionali nati grazie alla lotta di Resistenza al Nazi-fascismo. Purtroppo si sa, che la destra vive e sopravvive grazie ed esclusivamente a campagne di propaganda in cui si mutano le informazioni riguardanti la realtà che viviamo, così da manipolare le persone a loro vantaggio. E pensiamo che quello striscione sia una delle tante dimostrazioni.
Assurdo che si giudichino delle o degli insegnanti per svolgere il loro lavoro secondo la volontà della nostra Costituzione. Per fortuna questo Paese ha ancora delle forti basi antifasciste, infatti i docenti e le docenti si sono riunite per rispondere, punto per punto, alla provocazione ricevuta.

Alleghiamo qui di seguito l’articolo del Manifesto sull’argomento e la lettera di risposta dei docenti.

“SE L’ANTIFASCISMO E’ REATO, CI CONSIDERIAMO COLPEVOLI – Da un articolo pubblicato oggi sul Manifesto, apprendiamo che la nostra scuola ha destato l’interesse dei giovani di Azione studentesca, che su una loro pagina social pubblicano una circolare interna, quindi privata, per ‘denunciare’ un’attività di antifascismo “spacciato come programma didattico”, intesa come “festival del pensiero unico”. Il post prosegue alludendo ai “metodi poco accademici, all’intolleranza e alle aggressioni dei tanti contro i pochi”, si conclude infine con dei consigli alla dirigente e agli insegnanti su come si deve fare scuola, cioè “insegnando il pensiero critico, la voglia di libertà e di impegno per la nostra Nazione” (sic).
Nel mondo alla rovescia in cui stiamo vivendo, capita dunque che noi, insegnanti dell’Istituto Livi, dobbiamo difenderci dal “delitto infamante” di antifascismo, lo facciamo, fintanto che ne avremo la possibilità, con alcune osservazioni:
L’antifascismo non è uno sfizio o una forzatura ideologica di qualche esagitato, ma un dovere costituzionale di ogni insegnante. Esso discende dalla nostra Carta, frutto della lotta di liberazione e della Resistenza, che alla XII disposizione transitoria finale mette in guardia da ogni rigurgito di restaurazione neofascista. Sappiamo che i fenomeni storici non si ripetono mai integralmente, ma la conoscenza del passato può dare strumenti di decodifica contro la propaganda, le semplificazioni demagogiche, l’ignoranza prepotente che porta sempre a forme – magari nuove – di autoritarismo.
-Essere antifascisti, come testimonia proprio la Costituzione, non è la caratteristica di una determinata parte politica, ma è la premessa di tutte le forze e di tutti gli individui che si riconoscono nella democrazia italiana. Antifasciste furono tutte le forze, che attraversando l’intero arco parlamentare da destra a sinistra, contribuirono alla Resistenza prima e alla stesura della Costituzione poi. Usare la categoria di antifascismo per designare un’appartenenza politica precisa è dunque una mistificazione sul piano ideologico e un errore marchiano sul piano storico.
Sempre la Costituzione (siamo fissati, ma non abbiamo altra stella polare nel mare in tempesta che è la cronaca nazionale e internazionale di questi tempi cupi) all’art. 33, concede fiducia agli insegnanti, riconoscendo la loro libertà in quanto educatori di organizzare attività didattiche in piena libertà e nel rispetto dei vincoli dettati dalla Carta stessa, che come detto è intrinsecamente antifascista. Tali attività riguardano anche l’educazione civica, materia trasversale che ha come finalità quella di dare delle sollecitazioni, appunto “civiche”, inerenti al vivere associato, ai nostri studenti.
Altro dunque che “festival del pensiero unico”, la scuola è la piazza delle diversità, il luogo di incontro di culture ed etnie diverse che cercano di trovare un punto di convivenza nel sapere come strumento di libertà ed emancipazione. Sono proprio questi principi di rispetto e di inclusione che spesso faticano a manifestarsi al di fuori delle nostre aule e a cui teniamo in modo particolare. La scuola è il luogo dove davvero si prova a rendere vivo l’art. 3 della Costituzione, lottando ogni giorno in modo attivo contro ogni forma di discriminazione.
Dunque nessun “catechismo politico”, la nostra idea di insegnamento è laica e rispettosa di ogni orientamento culturale, ma non può essere ciò che forse vorrebbero questi giovani nostalgici, cioè “la scuola fascista in cui lo studio è concepito come formazione di maturità che attua il principio d’una cultura del popolo, ispirata agli eterni valori della razza italiana e della sua civiltà” (Carta della scuola fascista, 1939)
. Quanto alle allusioni un po’ melliflue della “vigliaccheria dei tanti contro i pochi” non è chiaro a chi e a cosa ci si riferisca: siamo contro ogni forma di violenza e condanniamo ogni intimidazione, anche quella di chi affigge striscioni a caratteri cubitali vagamente minacciosi all’esterno di una scuola (è successo più volte al Livi).
Concludiamo dicendo che le liste di proscrizione e le raccomandazioni mafiosette (“la scuola farebbe meglio…”) non ci dissuaderanno dal fare in piena serenità il nostro lavoro: non siamo eroi, come pelosamente in altri tempi alcuni politici ci definirono, vogliamo solo essere cittadini liberi che difendono un prezioso “organo costituzionale” (così la scuola pubblica secondo Piero Calamandrei) e che agiscono nei modi e nei metodi tracciati proprio dalla Carta Costituzionale, legge fondamentale del nostro Stato”.

Va detto chiaro e tondo che il sistema politico che ci governa stia provando in ogni modo a minare le basi antifasciste di questo paese, che sia limitando il voto ai fuori sede per il referendum sulla magistratura, o minacciando la libertà individuale di insegnare o quella di sviluppare un pensiero critico. Pensiero critico che la scuola fascista non ha mai prodotto, perché creata solo per indottrinare le persone e normalizzare la cultura fascista. Come redazione sosteniamo la lotta portata avanti dai docenti del Liceo Livi, consigliando loro di intraprendere un percorso legale con la magistratura, cosicché questi episodi vengano limitati e segnalati, ma sopratutto per mandare un segnale forte a queste organizzazioni neofasciste, NON volute da chiunque abbia a cuore la storia dell’Europa, dell’Italia ma più in generale dell’umanità. Nessuno cosciente delle disgrazie causate dal Fascismo vuole vedere il proprio paese alla deriva culturale a cui stiamo assistendo, perché sono le basi reali per nuove forme di dittatura. Detto questo, ci teniamo a sottolineare come il Fascismo viva di poca fantasia e copi modelli di controllo sociale risalenti a prima della nascita di Cristo, l’esempio calzante è quello di Silla, vissuto nell’82 a.C e che stilò la lista dei suoi oppositori politici.

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