
di Redazione
È di qualche giorno fa la notizia, data dal Sovrintendente Nicola Colabianchi, che la direttrice tanto amata da Fratelli d’Italia e dal Governo, Beatrice Venezi, ha ricevuto l’incarico, a partire da ottobre 2026, di Direttore musicale del teatro la Fenice di Venezia. Come Meloni anche lei vuole essere declinata al maschile, quindi non direttrice, ma direttore.
L’incarico lo ha ottenuto all’unanimità dal consiglio di indirizzo della Fondazione La Fenice, compreso il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, anche perché – come ha dichiarato il Sovrintendente: “è un ottimo direttore d’orchestra e perché è una donna che a soli trentacinque anni si è già affermata a livello internazionale”.
Le professoresse e i professori che compongono l’Orchestra non sono dello stesso parere e hanno inviato una lettera al Sovraintende, in cui chiedono la revoca della nomina di Beatrice Venezi, contestando il metodo – la nomina appresa dai giornali, in barba agli accordi presi in sede sindacale – e il merito: “il direttore Venezi non ha mai diretto né un titolo d’opera né un concerto sinfonico pubblico in cartellone alla Fenice. Il suo curriculum non è minimamente paragonabile a quello delle grandi bacchette che, in passato, hanno ricoperto il ruolo di Direttore Musicale di questo Teatro”.
Poi, in nome del merito che sembra così fondamentale per questo governo da averlo appiccicato al ministero dell’Istruzione, la lettera dei musicisti denuncia: “Venezi non ha mai diretto nei principale teatri d’opera internazionali, né il suo nome compare nei cartelloni dei più importanti festival del panorama musicale mondiale“.
Le conseguenze di questa decisione sono già visibili: “A sole ventiquattr’ore dall’annuncio si registrano disdette da parte di abbonati storici”.
Nata nel 1990 a Lucca, Beatrice Venezi è figlia dell’immobiliarista Gabriele Venezi, in passato candidato per la formazione neofascista Forza Nuova. Insomma una bella nomina in nome “dell’amichettismo” così criticato dalla nostra presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che invece sta continuando l’eradicazione nelle istituzioni culturali (Rai in primis) di chiunque abbia anche una lontana parvenza di idee democratiche.
Forse nella sua colonizzazione culturale Meloni tiene particolarmente al teatro di Venezia perché pensa che si parli della Fenice, il gruppo della destra radicale eversiva creato nel 1971, con base a Milano, strettamente collegato a Ordine nuovo, che si raccoglieva intorno alla testata omonima stampata a Brescia, dove esisteva una sezione distaccata diretta da Marcello Mainardi. Il nome rimandava alla mitologia classica cara all’estrema destra e al simbolo del regime dei colonnelli greci che aveva preso il potere con il colpo di Stato del 1967.