
di Redazione
E’ morta Emma Bonino: ecco che i massocapitalisti tramite i loro pennivendoli e politici subito a farne un ritratto da grande statista e a richiedere i funerali di Stato. Come mai tanto zelo nei confronti di una militante del Partito Radicale a guida Pannella?
La risposta più esaustiva si trova nel pamphlet del 1978 dei radicali e antifascisti bolognesi La Rosa rubata. Libro bianco sul Partito radicale (editore Lito Mila). Tra le pagine del testo dei radicali bolognesi c’è un capitolo che parla di una tipografia romana collocata in via Dandolo 10, dove si stampavano le pubblicazioni del Partito radicale di Marco Pannella ma anche di Lotta Continua. E cosa si scopre seguendo i radicali bolognesi su quella tipografia, che fa subito sorgere una ovvia domanda: come mai nessuno, proprio nessuno, dei tantissimi direttori che si susseguirono alla guida di quel giornale, fu pungolato dalla curiosità di sapere di chi era la tipografia che stampava “Lotta continua”? La “Tipografia Art-Press”, che si trovava nei locali della stessa redazione in via Dandolo al numero 10.
La storia nasconde aspetti davvero molto strani. Perché? Ma perché, al medesimo indirizzo, esisteva la Dapco. E la Dapco era l’editrice del “Daily American”, il giornale degli americani di Roma. Risultava di proprietà di una società il cui amministratore unico era uno statunitense, Robert Hugh Cunningham.
Chi era costui? Nato a Lovelville, nell’Ohio, il 10 gennaio 1920, Robert Hugh Cunningham era un collaboratore eminente di Richard Helm, quando Richard Helm era capo della Cia. Chi lo dice? Lo dice e lo scrive Victor Marchetti, nel libro “Culto e mistica del servizio segreto”, edito in Italia da Garzanti. Qualcuno, a questo punto, obietterà: il pubblicare il “Daily American” non potrebbe essere una pura attività collaterale, privata, del signor Robert Hugh Cunningham? Ci sono però alcuni problemi che complicano la faccenda. Eccone uno: appena arrivato a Roma, e cioè nel ’68, questo signor Cunningham aveva come socio un vecchio americano ultrasettuagenario, tale Samuel Meek, che aveva amministrato il “Daily American” dal 1964 e agiva, anche lui, per la Cia. Sia pure solo come fiduciario, non come vero e proprio agente. L’agente vero era Robert Hugh Cunningham.
Tutto qua? Obietterà qualcuno che un conto è la Dapco e un conto è la Art-Press, la tipografia che stampava “Lotta continua”. Difatti: la società Dapco si costituì, sempre a Roma, il giorno 1 dicembre 1971, con atto a rogito presso il notaio Domenico Zecca.
Due cose diverse? Pare di no, invece, perché i soci della Art-Press risultano tre: Cunningham padre, madre e figlio. Amministratore della Dapco: Cunningham senior. Amministratore della Art-Press: Cunningham junior. Che si chiama come il padre: Robert Hugh Cunningham.
Si dirà: un conto è il padre, un conto è il figlio. Ci sono tanti figli che sono dissimili dal proprio padre, completamente diversi, contrapposti. Vedremo, più avanti, che non è così.
Nel ’71, intanto, avviene un’altra cosa strana, stranissima. Presso la cancelleria delle società commerciali, esistente nel tribunale civile e penale di Roma, due signori presentano un documento dal quale risulta che accettano di diventare “amministratori della Spa Rome Daily American con deliberazione dell’assemblea ordinaria del 27 settembre 1971”. Come si chiamano questi due signori? Uno si chiama Matteo Macciocco, nato a Olbia (Sassari) il 1 aprile 1929, domiciliato a Milano in via Turati 29. Il secondo si chiama Michele Sindona, avvocato, nato a Patti (Messina) l’8 maggio 1920, domiciliato a Milano in via Visconti di Modrone 30. Entrambi dichiarano che a loro carico non esiste alcuna delle cause di ineleggibilità e, precisamente, di non essere interdetti, inabilitati, falliti, né condannati a una pena che comporti l’interdizione dai pubblici uffici e l’incapacità di esercitare…
Nel ’71, dunque, Sindona succede a Cunningham senior, nella gestione del “Daily American”. Giornale che fallisce, subito dopo il fallimento di Sindona. E a sostituire il “Daily American”, ecco che compare, a Roma, un altro quotidiano per cittadini Usa in Italia. Si chiama “Daily News”. I suoi proprietari? Robert Hugh Cunningham senior e Robert Hugh Cunningham junior. Toh! Forse questa è un’altra storia. E però, proprio mentre fallisce il “Daily American”, succede che “Lotta continua” cambia tipografia, non si lascia più stampare dalla Art-Press. È nata infatti una nuova società, che si è fissata la durata “fino al 31 dicembre 2010”. Nome: “Tipografia 15 giugno”. Soci: Angelo Brambilla Pisoni, Pio Baldelli, Marco Boato, Lionello Massobrio e Gianni Sofri, fratello del più noto Adriano. Tutti quelli che si presentano davanti al notaio di Roma, che stavolta è Franco Galiani, si dichiarano cittadini italiani. L’ultimo della fila, no. Questo è un cittadino statunitense, che si chiama Robert Hugh Cunningham junior.
Sempre lui. Il figlio, ormai ha preso il posto del padre. E si muove meglio del padre, perché non soltanto si dà da fare (molto bene) con quelli di “Lotta continua”, ma tiene sotto controllo (sotto controllo?) anche le frange accalorate di “Autonomia”, di cui divulga su giornali e riviste le idee più eversive, più deleterie.
Verso gli anni Ottanta, prende a languire lo slancio di “Lotta continua”. Il giornale si spegne proprio mentre, negli Stati Uniti, appare la nuova stella, quella di Ronald Reagan. A questo punto, da parte di Cunningham junior non c’è nemmeno più la preoccupazione di nascondere quello che, effettivamente, rappresenta.
E Reagan, appena eletto presidente degli Stati Uniti, lo nomina responsabile dell’informazione in Europa per il partito repubblicano. Robert Hugh Cunningham jr diventa l’uomo più reazionario dell’équipe di Washington. Rambo tra i Rambo. Ed è ancora un giovanotto: ha appena superato i quaranta. Come i suoi coetanei di “Lotta continua”, del resto. I quali adesso – con l’affare Calabresi – sono nelle grane. Alcuni, almeno.
Ma lo sapevano, quegli sprovveduti, con chi avevano a che fare?
Torniamo ai vari massoradicali a guida Pannella/Bonino
I radicali bolognesi ne La Rosa Rubata del 1978 aprono uno scontro politico contro Marco Pannella per le aperture al fascista Armando Plebe. La seconda strategica apertura ai fascisti – dopo quella del governo Tambroni nel 1960 – fatta dai massocapitalisti internazionali e NATO per riabilitare il Movimento sociale italiano e utilizzarlo per contenere la crescita del Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer.
La vicenda de La Rosa Rubata rappresenta una delle scissioni e delle polemiche interne più dure della storia del massoradicalismo italiano negli anni Settanta.
Al centro della durissima contestazione mossa dai dissidenti e dai militanti dei radicali bolognesi (tra i cui animatori spiccava la figura del professor Giuseppe Caputo) c’era l’accusa a Marco Pannella di aver tradito la natura antifascista e libertaria del partito, favorendo una serie di pericolose ed ambigue aperture verso l’estrema destra.
Il casus belli: l’apertura ad Armando Plebe
Il principale motivo di scontro fu il dialogo e la convergenza transregionale che Pannella stava tessendo con figure fuoriuscite o vicine alla destra neofascista. Il caso più clamoroso fu quello di Armando Plebe, noto filosofo che agli inizi degli anni Settanta era clamorosamente passato dal marxismo al Movimento Sociale Italiano (MSI), venendo eletto senatore nelle liste missine nel 1972.
Quando Plebe si allontanò dal MSI per aderire alla scissione moderata di Democrazia Nazionale, Pannella — coerentemente con la sua visione di un Partito Radicale “transpartitico”, aperto a chiunque decidesse di condividerne singole battaglie referendarie o sui diritti — non rifiutò il dialogo con lui e con altre frange della destra.
Le accuse dei dissidenti ne La Rosa Rubata
I radicali bolognesi, storicamente legati ai movimenti studenteschi, alla sinistra libertaria e alla tradizione antifascista della città, vissero questa strategia come una provocazione intollerabile. Il libro bianco, significativamente intitolato La Rosa Rubata, un esplicito riferimento al simbolo della rosa nel pugno, che i dissidenti ritenevano sottratto e snaturato dal vertice romano, formulò accuse precise:
Inquinamento ideologico: Pannella veniva accusato di “spregiudicatezza tattica”, disposta a sdoganare esponenti legati al neofascismo pur di allargare il fronte referendario o far parlare del partito.
Mancanza di democrazia interna: Il saggio denunciava la gestione verticistica e personalistica di Pannella, descritta come un’autocrazia capace di soffocare il dibattito delle sedi locali (come quella di Bologna) a favore di una linea decisa esclusivamente a Roma.
Ambiguità pericolose: La contestazione non riguardava solo Plebe, ma un’intera indagine condotta dalla base bolognese su presunti tentativi di infiltrazione o di dialogo del PR con ambienti della destra extraparlamentare o della “maggioranza silenziosa”.
La pubblicazione del libro bianco segnò la rottura definitiva di quel gruppo con la leadership di Pannella, rimanendo negli archivi della storia politica italiana (come i documenti del Fondo Flamigni o del Fondo Gracci) come una delle più vive testimonianze delle frizioni tra l’antifascismo militante della base e il provocatorio “trasversalismo” pannelliano.
L’operazione pannelliana è la tipica politica e azione di una formazione di stampo massonico che consiste nell’azione di infiltrazione trasversale nelle varie formazioni politiche per controllarne le scelte. E’ la stessa operazione svolta dalla loggia massonica atlantica P2 di Licio Gelli che ha fatto nascere la seconda Repubblica che ha riportato i fascisti al governo.
Marco Pannella è stato uno degli avversari più radicali contro le inchieste sulla massoneria svolte dalla magistratura italiana e dai vari politici e studiosi che, in linea con l’articolo 18 della Cotituzione contro le associazioni segrete, volevano giustamente impedire al vero partito dei capitalisti di realizzare i loro disegni eversivi.
Le caratteristiche politiche principali di questo gruppo radical borghese sono state il viscerale atlantismo e anticomunismo, unite a un radicale filosionismo e sprezzo nei confronti delle conquiste sociali del mondo del lavoro, a favore unicamente dei diritti borghesi, ovvero quelli individuali. La loro cultura politica ha indotto nei movimenti extraparlamentari la sovrapposizione tra le terroristiche posizioni mazziniane con quelle comuniste di Karl Marx.
Per tutto quanto ha fatto Emma Bonino la seconda e piduista Repubblica la onora con i funerali di Stato. Onore già riconosciuto al “nobile” golpista e piduista Edgardo Sogno, uno dei massimi eversori atlantici del nostro paese e al piduista Silvio Berlusconi.