venerdì, Maggio 22

PARIGI SOCIALISTA E FRANCIA PIU’ A DESTRA CONTRO MACRON

Francia

24 Marzo 2026

  • di Massimo Nava

Amministrative in Francia. Voto fortemente identitario, per Massimo Nava. Identitario nel senso che gli elettori hanno preferito premiare la propria area culturale e politica di tradizionale appartenenza piuttosto che la suggestione delle alleanze che avrebbero potuto modificare il risultato finale. Larga maggioranza anti Macron, sottolinea il Corriere, mentre gli elettori di sinistra hanno bocciato il patto elettorale fra il partito socialista e la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon.

Parigi e la sinistra riformista

Un richiamo alla coerenza di valori riformisti da cui è scaturita la vittoria a Parigi, per nulla scontata alla vigilia, dato che il neo sindaco Emmanuel Grégoire appariva in difficoltà contro un’agguerrita candidata della destra come l’ex ministra della Cultura e della Giustizia Rachida Dati. Inoltre si avvertiva un’aria di cambiamento nella Capitale dopo un quarto di secolo di ininterrotto governo della «gauche». Non è stato così. Parigi, nonostante polemiche e contestazioni che hanno segnato l’epoca di Anne Hidalgo, resta culturalmente ancorata a una sinistra riformista ed ecologica, capace in questi decenni di imporre una forte trasformazione urbanistica. Basti l’esempio di centinaia di chilometri di piste ciclabili e la moltiplicazione di aree pedonali.

Sul voto pesa ovviamente la composizione sociale dei quartieri periferici, dove risiedono studenti, lavoratori, immigrati di ultima generazione e la non piccola area intellettuale e radical chic. Non casualmente, il neo sindaco ha attraversato la Capitale in bicicletta per recarsi al municipio.

La sinistra urbana

Nel solco delle simpatie tradizionali, la sinistra resiste anche a Marsiglia e Lione, ovvero nelle due più grandi città della Francia dopo Parigi. È un altro segnale significativo del panorama nazionale, dove tuttavia si registra una tendenza di segno opposto: la forte avanzata nei piccoli centri del Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella. Tendenza che conferma gli umori oggi maggioritari dei francesi, ma lascia nell’incertezza le previsioni per la battaglia presidenziale del 2027. Di fatto, nonostante la propaganda ossessiva, la domanda di sicurezza, la paura per le ondate migratorie, le grandi e medie città fanno ancora barriera contro l’estrema destra e in molti casi rimangono fedeli alla tradizione politica della rispettiva municipalità.

Periferia a destra senza straripare

Le dinamiche del RN (la destra estrema) e di La France Insoumise (la sinistra estrema) non hanno prodotto i risultati sperati. (LFI ha conquistato Roubaix ma non ha vinto a Tolosa, l’RN non è riuscito a conquistare Nîmes, Tolone e Marsiglia nonostante lo slancio della vigilia). Da mesi l’estrema destra sembra destinata a governare la Francia con i suoi leader che vantano un ampio un ampio vantaggio nei sondaggi a un anno dalle elezioni presidenziali. Ma le vittorie elettrizzanti della base restano ancora un miraggio, anche se con questo partito tutti dovranno fare i conti. «Il Rassemblement National e i suoi candidati hanno ottenuto la più grande avanzata della loro storia», ha dichiarato il leader Jordan Bardella, che festeggia soprattutto il successo di Eric Ciotti, ex esponente della destra tradizionale a Nizza, portando la quinta città francese sotto il controllo dell’estrema destra. Ma l’obiettivo più ambito e mancato era Marsiglia.

Destra tra gli estremi

Il voto «identitario» di cui abbiamo parlato condiziona anche le alleanze a destra. I repubblicani ex gollisti hanno fatto in generale corsa per conto proprio, senza cioè ricercare l’appoggio dell’estrema destra. Una manovra elettorale che fra l’altro avrebbe potuto cambiare le cose a Parigi. Il voto identitario premia come detto l’estrema destra di Eric Ciotti a Nizza e la destra riformista e popolare dell’ex premier Eduard Philippe a Le Havre, ponendo quest’ultimo fra i «papabili» nella corsa all’Eliseo. Fra i grandi sconfitti, l’ex premier François Bayrou, che perde lo storico feudo di Pau e le liste di riferimento del presidente Emmanuel Macron. A Lione, l’ecologista Grégory Doucet, dato per perdente nei sondaggi, si è avvicinato a LFI e ha ottenuto uno dei rari successi dell’alleanza di sinistra. Ma a Tolosa, Clermont-Ferrand o Limoges, le alleanze tra PS e LFI sono state dei fallimenti.

Alleanze a sinistra

Il successo di Parigi e Marsiglia e il risultato di Lione complicano comunque la vita del partito socialista, certamente in ripresa, ma lacerato al proprio interno proprio sul tema delle alleanze a sinistra. Alleanze spesso imbarazzanti, ma talvolta necessarie per vincere. Il segretario Olivier Faure aveva rifiutato qualsiasi accordo con LFI a livello nazionale, ma aveva anche ammesso, con un’acrobazia retorica, che potessero esserci fusioni a livello locale. Gioveranno alla riflessione interna il cordoglio per la scomparsa avvenuta oggi (lunedi) di Lionel Jospin, l’ex premier vittorioso alle elezioni politiche anticipate nel solco della «gauche plurielle», poi sconfitto alle presidenziali del 2002 e eliminato al primo turno dal padre di Marine, Jean Marie Le Pen.

Valutare con prudenza

In conclusione, l’elevata astensione consiglia la cautela quando si tratta di trarre conclusioni categoriche da queste elezioni che confermano la frammentazione della politica francese e il peso locale dei partiti tradizionali (i socialisti e la destra repubblicana) che continuano a governare nella maggior parte dei comuni nonostante il loro declino a livello nazionale. Un rebus per i politologi.

Rispondi

Scopri di più da l'Unità2

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere