

14 Giugno 2026
- di Giovanni Punzo
Lo spionaggio tra Israele e Stati Uniti scoperto solo adesso? Spiare le mosse del nemico è del tutto normale, ma altrettanto importante è lo spionaggio tra alleati o ‘amici’. Una lunga tradizione, antica e diffusa almeno quanto lo è la pratica della raccolta di informazioni e perfino azioni parallele all’insaputa degli alleati.
‘Sulle balze del Trentino, pianteremo il Tricolore’
Nel 1882 il regno d’Italia sottoscrisse un’alleanza politico-militare con l’impero d’Austria e la Germania: si trattava di un atto di realismo politico per evitare l’isolamento internazionale e soprattutto controbilanciare l’influenza francese in Mediterraneo, ma anche di una scelta che cozzava con gli ideali del Risorgimento, ovvero tre guerre d’indipendenza combattute contro l’impero austriaco per unificare la Penisola. Una parte dell’opinione pubblica insorse, ma non restava ormai che normalizzare i rapporti con l’impero e adattarsi. Eppure, nonostante le apparenze formali, soprattutto nelle zone a cavallo del confine, la raccolta sistematica di informazioni continuò fino allo scoppio della I Guerra mondiale. Il fenomeno particolare che si verificò fu quello che si potrebbe oggi definire un’intelligence ‘di massa’ perché a fornire informazioni su strade, mulattiere, sentieri, fontane o nuovi rifugi non furono solo gli specialisti – ovvero ufficiali che compivano specifiche ricognizioni -, ma anche alpinisti o semplici escursionisti che al rientro compilavano una relazione ufficialmente rivolta agli altri appassionati e ai periodici associativi, ma che che finiva spesso anche sulla scrivania di qualche comandante di presidio di frontiera. La situazione da ambo le parti si acuì gradatamente sulla spinta delle tensioni internazionali del periodo: dopo l’annessione unilaterale della Bosnia-Erzegovina da parte dell’Austria-Ungheria nel 1908 si ebbe una prima escalation e, dalla parte opposta, si inasprirono i controlli sui movimenti degli italiani dopo la guerra di Libia estendendosi ad esempio anche ai normali traffici commerciali o ai lavoratori stagionali che si recavano in Trentino per la stagione agricola.
Stalin e Truman
Un altro momento in cui ovviamente si praticò diffusamente lo spionaggio tra alleati o amici ‘temporanei’ fu la Seconda Guerra mondiale. È noto che tra i servizi segreti dell’Italia di Mussolini e la Germania nazista non sempre sia corso buon sangue e – nonostante il Patto d’acciaio – i servizi tedeschi si installarono a Roma con un’eccellente copertura in una elegante via dei Parioli ancora prima che le relazioni italo-tedesche raggiunsero il culmine. Nell’oscura stagione di Salò i rapporti peggiorarono e la resa tedesca in Italia fu trattata senza che alcuna autorità italiana ne fosse al corrente. Non diversamente accadde altrove: gli inglesi ad esempio non rivelarono agli americani tutti i progressi da loro compiuti nella decrittazione dei codici tedeschi. Confusioni ed ambiguità si ebbero anche in Francia nel complicato rapporto tra i servizi gollisti e gli alleati la cui azione non fu sempre coordinata. Il neo presidente degli Stati Uniti Harry Truman annunciò a Stalin durante la conferenza di Potsdam che sarebbe stata presto impiegato per costringere il Giappone alla resa un nuovo ordigno dalle straordinarie capacità e Stalin fece finta di essere sorpreso perché in realtà i servizi russi erano a conoscenza da tempo del progetto Manhattan da almeno due fonti diverse: dall’Inghilterra, dove erano stati infiltrati agenti sovietici, poi trasferiti negli Stati Uniti e dall’accademia delle scienze dell’URSS in quanto uno scienziato russo si era accorto che da mesi un gruppo di colleghi russi non pubblicava più articoli o saggi. L’analisi di informazioni raccolte sul campo coincise insomma con l’analisi delle fonti aperte, ossia la lettura della produzione scientifica.
‘Koreagate’, lo shah Rezha Palevi e il caso Pollard
Nel 1976 fu scoperta una trama spionistica alla quale in seguito fu dato il nome di ‘Koreagate’. L’agenzia di spionaggio della Corea del Sud, oltre a raccogliere informazioni nel mondo politico americano, si appoggiava al miliardario e uomo d’affari Tongsun Park, che aveva contattato una decina di membri del congresso degli Stati Uniti che, in cambio di una somma di denaro piuttosto consistente, avrebbero dovuto influenzare l’assemblea per il mantenimento di un robusto contingente di truppe Usa nel paese asiatico. Successe un finimondo, ma l’uomo d’affari – nonostante un processo federale – alla fine se la cavò collaborando con gli inquirenti e riuscendo a ricomparire nel 1992 tra i protagonisti di un altro scandalo: il tentativo ordito con il dittatore Saddam Hussein e con alti funzionari delle Nazioni Unite per aggirare le sanzioni e che passò alla storia come ‘Oil-for-food Program’. Da ricordare anche un’azione ‘parallela’ svolta dal regime dello shah Rezha Palevi, all’epoca saldamente legato agli Stati Uniti: per colpire e distruggere la parte dell’opposizione iraniana che si trovava nel paese nell’ambiente delle università, fu ordita una rete segreta della Savak che agì completamente all’insaputa degli Stati Uniti in maniera alquanto spregiudicata. Ultime le relazioni tra i servizi Usa e quelli di Israele: dopo il primo reciproco riconoscimento nel 1951 i rapporti non furono sempre tranquilli. Il più grave scandalo fu la vicenda di Jonathan Jai Pollard, cittadino americano di origine ebraica ed ex analista della US Navy, primo statunitense condannato per spionaggio per aver passato documenti segreti ad un alleato. Scoperto nel 1985 e condannato all’ergastolo, la sua vicenda e i tentativi di ottenerne la liberazione attraversarono quattro amministrazioni della Casa Bianca, fino alla liberazione nel 2015 e e la sua partenza per Israele dove attualmente vive
Insomma, storpiando un verso famoso di una poesia di Lorenzo il Magnifico “Chi vuol esser lieto, spia”