
di Thierry Meyssan
Gli Stati Uniti e la Russia vogliono concludere la pace in Ucraina il più rapidamente possibile. Il problema è diverso da quello che si crede: sembra che gli straussiani — i discepoli di Leo Strauss — già infiltrati nelle amministrazioni Obama e Biden, oggi siano sostenuti dagli europei. Ma sono proprio loro ad aver scatenato questo inutile conflitto.
Rete Voltaire | Parigi (Francia) |8 settembre 2026

Il sostegno del gran rabbino Jonathan Markowicz ai criminali in colletto bianco sta facendo riemergere un’ondata di antisemitismo in Ucraina, Paese già teatro di gravi crimini. Markowicz è membro della setta Chabad, come lo sono Volodymyr Zelensky e Benjamin Netanyahu.
La guerra israeliana contro gli arabi prosegue in Palestina, Libano, Siria, Iraq e Yemen. La guerra statunitense in Ucraina e Iran non accenna a finire. Il presidente Donald Trump sta tentando di tirar fuori gli Stati Uniti dal pantano slavo in cui lo ha sprofondato il predecessore Joe Biden, nonché da quello da lui stesso causato con l’attacco ai persiani. Infine c’è la guerra contro i Paesi dell’Estremo Oriente che il Giappone si appresta a scatenare.
Le guerre sono mostri facili da innescare ma molto difficili da fermare. Secondo la stampa statunitense, il direttore della CIA John Ratcliffe si è recato a Mosca per porre di fronte a un ultimatum il presidente Vladimir Putin. Sembra che in realtà sia andato a discutere con gli omologhi di come stanno evolvendo questi conflitti e del modo migliore di mettervi fine prima che si diffondano nel mondo.
Pare finito il tempo in cui gli straussiani [1] andavano a minacciare la Russia e la costringevano a fare marcia indietro. L’ultima loro offensiva risale alla visita al ministero degli Esteri russo, dall’11 al 13 novembre 2021, di Victoria Nuland, vice del segretario di Stato Antony Blinken. Nuland alzò la voce e riuscì a irritare i diplomatici russi che reagirono inviando a Washington, il 17 dicembre 2021, una proposta di trattato di pace. Non avendo ricevuto risposta i russi riconobbero le due repubbliche del Donbass, Donetsk e Lugansk, e il 24 febbraio 2022 intervennero militarmente in Ucraina per fare rispettare la Risoluzione 2202 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Con l’elezione di Donald Trump, la sua amministrazione ha spazzato via questi fomentatori di guerra, ma la pace è sempre di là da venire. La propaganda atlantista non si stanca di ripetere che l’operazione militare speciale è «una guerra di aggressione ingiustificata e non provocata della Russia contro l’Ucraina, quindi una grave violazione del diritto internazionale e dei principi della Carta delle Nazioni Unite». È slogan ripetuto in ogni consesso internazionale, ripreso nei dispacci delle agenzie di stampa, nonché da tutti gli Occidentali.
È un’affermazione falsa, completamente falsa: l’impegno di Germania, Francia e Russia a fare rispettare gli Accordi di Minsk è parte integrante della Risoluzione 2202 del Consiglio di Sicurezza. Sostenere che la Russia, intervenendo in Ucraina, ha violato il diritto internazionale dovrebbe costringere i francesi ad ammettere che il loro intervento in Rwanda per porre fine a un genocidio, con l’avallo del Consiglio di Sicurezza, è stato in realtà un’invasione di questo Paese. Eppure tutti gli osservatori sanno bene che la Francia non ha mai voluto annettere il Rwanda, ma solo salvare una popolazione (anche se i servizi segreti francesi approfittarono dell’operazione per esfiltrare i responsabili del genocidio).
Oggi gli ucraini vivono sotto un regime non democratico, dove il potere è occupato da un usurpatore: secondo la Costituzione, da maggio 2024 il presidente legittimo non è più Zelensky, bensì il presidente della Verkhovna Rada (il parlamento), Ruslan Stefantchuk, che dovrebbe ricoprire la carica ad interim. La popolazione è sommersa da una propaganda quotidiana che la induce ad accettare la visione del mondo di Dmytro Dontsov (1883-1973) e la sua divisione razziale esposta da Yurii Lypa (1900-1944). Nel Paese è ormai opinione consolidata che gli ucraini non sono slavi, ma vichinghi, depositari dell’immemorabile missione di porre fine al male incarnato dai «moscoviti», che sconfiggeranno nella battaglia finale, quella della fine dei tempi.
I libri di Dontsov e Lypa (Nazionalismo, Lo spirito della nostra antichità, Solidarietà razziale, La dottrina del Mar Nero) in Ucraina sono best seller. La loro lettura è obbligatoria per i soldati ucraini, come lo fu quella del Mein Kampf per i loro nonni. La diffusione di questa propaganda è finanziata dall’Unione Europea, anche se questi libri non sono tradotti nelle altre lingue europee. Su Wikipedia, la voce dedicata alle opere razziste di Yuriy Lipa esiste solo in ucraino e russo. Nelle altre lingue viene semplicemente presentato come “dottore”.
Di conseguenza, nessuno osa contestare il gruppo che porta avanti questa ideologia, soprattutto in questi anni in cui il governo ha sequestrato e distrutto milioni di libri che veicolano il «Male» (sic). Tuttavia i giovani hanno manifestato in tutto il Paese per sostenere il proprio idolo, l’ex ministro della Trasformazione Digitale e poi della Difesa, Mykhailo Fedorov, l’unico politico che ha osato evocare pubblicamente tutto il male che pensa di questi ideologi. Queste manifestazioni sono state le più imponenti che il Paese ha vissuto dal colpo di Stato del 2014 e dal rovesciamento del presidente democraticamente eletto Viktor Janukovyc.
Dopo aver diffuso un video di nove minuti [2] in cui chiedeva lo svolgimento di elezioni e dopo aver incassato il cortese rifiuto dall’usurpatore Zelensky, Fedorov ha lasciato la patria. È diventato consigliere del ministro della Difesa italiano, lui che denunciava i fuggiaschi e aveva proposto, con successo, di sostituire la carne da cannone con i droni [3].
Il presidente Trump, che ha riallacciato i rapporti con gli interlocutori russi, ha mandato i suoi emissari di fiducia, l’amico nonché socio in affari Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, a incontrare di nuovo il presidente Putin. La stampa statunitense, da sempre allineata agli straussiani – le cui figure mediatiche, dopo aver cambiato sei volte casacca, appartengono da diversi anni al Partito Democratico – sostiene che i colloqui sono stati cortesi, ma gelidi. In realtà non ne sappiamo nulla, possiamo solo osservare che i due missi dominici si sono precipitati a Kiev per sondare la controparte.
Dal canto suo l’usurpatore Zelensky ripete alla stampa che cercherà di ottenere armi dagli Stati Uniti. Ma il presidente Trump non solo non intende farlo, ma vuole far rimborsare agli europei le armi che il predecessore Biden aveva consegnato all’Ucraina, ritenendole un dono fatto a nome dell’Unione Europea e che dunque deve essere pagato da quest’ultima, non dai contribuenti statunitensi.
A corto di denaro, gli europei non sono in grado di rimborsare queste somme esorbitanti. Si difenderanno sostenendo che nessuno ha costretto Biden a essere generoso. Trump non ha alcun dubbio che Biden fosse un presidente illegittimo che ha abusato del proprio potere per servire gli interessi dei neoconservatori europei piuttosto che dei propri cittadini. Infatti è ormai assodato che due milioni di stranieri votarono alle elezioni presidenziali statunitensi del 2020. Ricordiamo che per votare non è necessario esibire un documento di identità nei seggi elettorali. Trump non ha più bisogno di parlare di elezioni rubate perché è ormai accertato che la frode non è avvenuta nei seggi, bensì nelle liste elettorali.
Negli Stati Uniti la riforma delle liste elettorali sta sfociando in una vera e propria rissa. La classe dirigente si faceva beffe della messinscena elettorale fintantoché ha avuto la certezza che, conformemente alla Costituzione, il voto dei cittadini era solo consultivo. Fin dalla fondazione degli Stati Uniti il presidente viene eletto da un collegio elettorale di alcune centinaia di persone designate non dai cittadini, ma dai governatori degli Stati federati [4]. Se le liste elettorali venissero riformate, dovrebbero essere centralizzate e lo scrutinio diventerebbe probabilmente un’elezione a suffragio diretto.
A Kiev i missi dominici dovranno anche assicurarsi che l’amministrazione presidenziale non stia pianificando alcuna misura coercitiva per eliminare un’eventuale opposizione. Sui social network stanno circolando reazioni molto negative all’appoggio del grande rabbino Jonathan Markowicz, che si è fatto garante davanti alla giustizia dell’ex viceministra della Giustizia, Iryna Mudra. Ebbene questa signora, diventata numero due dell’amministrazione presidenziale, fu arrestata per corruzione nel caso Forrest Gump, uno sviluppo particolare dell’affare Midas [5]. Dopo le dimissioni di Andreii Yermak e la fuga del socio di Zelensky, Timour Minditch, molti ucraini prendono atto che un buon numero di malversazioni ruotano attorno alla setta fondata dal rabbino Menachem Mendel Schneerson (1902-1992), considerato dai discepoli il messia. Alcune organizzazioni ebraiche ucraine hanno addirittura lanciato l’allarme su possibili pogrom. Il tandem Witkoff/Kushner cercherà di placare l’isteria locale, ma è evidente che la popolazione ucraina è stanca di tutto ciò che le viene imposto. Dopo tre anni di malgoverno riusciranno gli Stati Uniti a mettere ordine nel caos da essi stessi creato?
Traduzione
Rachele Marmetti






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[1] “È agli Straussiani che la Russia ha dichiarato guerra”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2022.
[2] «Звернення Михайла Федорова до українського народу», YouTube, 18 серпня 2026 року.
[3] «Limogé par Zelensky, recruté par Meloni : le rebond surprise de l’ex-ministre ukrainien de la Défense Mykhaïlo Fedorov», Olivier Tosseri, Les Échos, 2 septembre 2026.
[4] How Democratic Is the American Constitution?, Prof. Robert A. Dahl, Yale University Press (2002).
[5] “L’Operazione Midas provoca la caduta della classe dirigente ucraina”, 14 novembre 2025. « « WC en or » pour le « portefeuille de Zelensky » et son « agence de mannequins » qui construit des drones », par Alfredo Jalife-Rahme, Traduction Maria Poumier, La Jornada (Mexique), 20 novembre 2025. “Epstein, Yermak e Zelensky”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 17 febbraio 2026.


