

- Israele
- 18 Dicembre 2025
- di Vittorio Da Rold
Colpo di scena al processo per corruzione contro il premier israeliano: una piccola astuzia che rivela molto del vero stato di salute del sistema politico locale. L’udienza del processo è stata interrotta dopo che il primo ministro ha portato in tribunale il presidente del Parlamento paraguaiano a mostrare gli improrogabili impegni nei confronti del paese sudamericano.

Sceneggiata ed ennesima prova di forza
Il primo ministro si è lamentato con vigore attraverso i suoi avvocati con i giudici per essersi rifiutati di annullare l’udienza nel suo processo per corruzione e per far capire che gli impegni erano davvero pressanti e non prorogabili ha dato addirittura appuntamento al presidente del Parlamento del Paraguay Raul Latorre direttamente in aula dove è stato accompagnato dal Presidente della Knesset, il parlamento monocamerale israeliano, Amir Ohana.
Democrazia israeliana al limite
Sembra una storia paradossale sullo stato di salute della democrazia israeliana e al limite del rispetto della separazione dei poteri costituzionali ma come riportano sia il Times of Israel che Haaretz l, il primo ministro d’israele, Benjamin Netanyahu detto Bibi, uno dei politici più longevi del paese e molto divisivo sia all’esterno sia all’interno di Israele, ha organizzato un incontro con il presidente della Camera dei Deputati del Paraguay, Raúl Latorre, addirittura presso il Tribunale Distrettuale di Tel Aviv, dopo che domenica i giudici del suo processo per corruzione avevano respinto la sua richiesta di annullare l’udienza.
‘Ma qui comando io’
Insomma Netanyahu non l’aveva presa bene e si era lamentato con i giudici, per la loro decisione di ascoltare la sua testimonianza dalle 9:00 alle 11:30 di mattina, riporta con meticolosa precisione il reporter del Times of Israel. Il premier aveva comunicato ai giudici che avrebbe incontrato Latorre in tribunale e che poi avrebbe dovuto andarsene per prepararsi a un altro incontro alle 12:30 con l’ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale in Siria, Tom Barrack.
Il potere della forza sopra tutti
Sebbene inizialmente i giudici gli avessero detto che la loro decisione era da considerarsi inappellabile e definitiva, in seguito ad ulteriori pressanti richieste e precisazioni di Netanyahu in tribunale dopo l’inizio dell’udienza, e dopo una breve consultazione tra i giudici e gli avvocati della difesa e dell’accusa, i giudici hanno poi concordato di terminare l’udienza alle 10:20, hanno riferito i media ebraici. Insomma il premier, che ha avuto l’appoggio di Donald Trump per la concessione della grazia, ha ottenuto un rinvio dimostrando che la sua agenda era davvero fitta di impegni inderogabili.
Il Paraguay conferma il suo nome
Una volta fuori dall’aula il presidente del parlamento del Paraguay Latorre ha dato pubblicamente il suo sostegno a Netanyahu. «Ti ammiriamo e ti consideriamo uno dei principali leader del mondo libero», ha dichiarato Latorre a Netanyahu. Soprattutto libero, per ora, di poter rinviare le domande dei giudici in vista delle prossime elezioni previste nel 2026. Inutile aggiungere che Bibi ha già fatto sapere che si ripresenterà per un nuovo mandato perché «è sicuro di vincere e seppellire la soluzione dei due stati».

Tre filoni di reato
Il processo è estremamente complesso: è composto da tre differenti filoni, corrispondenti a diversi capi d’accusa; i media israeliani li definiscono come “casi”, adottando la numerazione progressiva usata dagli inquirenti.
Caso 1000
Nel caso 1000 Netanyahu è accusato di avere accettato l’equivalente di circa 250 mila euro di regali di lusso per sé e sua moglie, tra cui gioielli, sigari e champagne, dal produttore di Hollywood Arnon Milchan e dall’imprenditore australiano James Packer. In cambio Netanyahu avrebbe cercato di prolungare la durata di alcune esenzioni fiscali che avrebbero favorito Milchan, e l’avrebbe aiutato anche in altri affari economici. Il primo ministro avrebbe anche fatto pressioni sul governo degli Stati Uniti per far ottenere a Milchan un visto per gli Stati Uniti.
Caso 2000
Netanyahu è accusato di aver discusso un possibile scambio di favori con Arnon Mozes, l’editore di Yediot Aharonot, uno dei principali giornali israeliani. Mozes avrebbe promesso al primo ministro una copertura più favorevole se in cambio Netanyahu avesse promosso delle misure per mettere in difficoltà il suo principale concorrente, il giornale Israel Hayom. I due sono accusati di aver discusso dell’accordo, ma non di averlo messo in pratica.
Caso 4000
Riguarda un presunto accordo tra Netanyahu e Shaul Elovitch, azionista di maggioranza della principale azienda di telecomunicazioni israeliana, Bezeq. Secondo l’accordo, Netanyahu avrebbe fatto pressioni sullo stato per favorire gli affari di Elovitch, che in cambio avrebbe garantito al primo ministro una copertura favorevole sul suo sito di news Walla.
Gli inquirenti hanno cominciato a indagare su Netanyahu nel 2017 e il processo (che comprende tutti e tre i casi) è cominciato nel maggio del 2020. Finora sono stati sentiti più di 300 testimoni. Prima della richiesta di grazia. Netanyahu aveva cercato anche di ottenere una qualche forma di immunità parlamentare, che però gli era stata negata.