martedì, Ottobre 13

NELLE PAGINE DEL LIBRO DI PINO ADRIANO: L’INTRIGO DI BERNA – Diplomatici, generali, agenti segreti: la verità sulla fine della guerra in Italia – LA SPIEGAZIONE DEI VALORI CHE TENGONO UNITI I MASSOCAPITALISTI OCCIDENTALI

di Andrea Montella

Per capire il presente carico di guerre massocapitaliste – dalla Palestina, all’Ucraina/Russia, all’Iran – che hanno lo scopo di rapinare le immense risorse della Russia e dell’Iran, bisogna fare un passo indietro nella storia e andare in profondità sui valori che tengono unite le classi dominanti occidentali sia in versione “democratica” che in quella totalitaria nazifascista.

A tal proposito ci vengono in soccorso le pagine del libro di Pino Adriano che analizza gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale quando l’Italia è divisa in due dalla Linea gotica con la minaccia nazista agli alleati che – in caso di un loro attacco – Hitler e le sue armate risponderanno con una ritirata strategica facendo “terra bruciata” del nostro paese e verranno rase al suolo tutte le industrie e le infrastrutture del Nord Italia, comprese le centrali elettriche delle Alpi, mentre le armate della Wehrmacht confluiranno nelle fortezze alpine per combattere fino all’ultimo uomo.

Contemporaneamente alle minacce i nazisti, servendosi di abilissimi mediatori (agenti svizzeri e fiduciari della Santa Sede) e avvalendosi dei servizi segreti delle SS fanno sapere agli americani che sono disposti a trattare: non ci saranno distruzioni né spargimento di sangue a condizione che agli ottocentomila armati tedeschi sia consentito di rientrare in patria per respingere l’invasore sovietico.

Anche se gli americani non possono infrangere il patto di alleanza che li vincola ai sovietici, la prospettiva di conquistare l’Italia senza più combattere è molto allettante. Si apre così a Berna la trattativa: nome in codice, Operation Sunrise che fa emergere le differenze valoriali tra le forze in campo.

I principali protagonisti della Operation Sunrise: Allen Dulles, capo della filiale di Berna dell’Office of Strategie Services americano, e il generale delle SS Karl Wolff, plenipotenziario tedesco in Italia e pupillo di Himmler e Hitler.

Ora vediamo dalle pagine 158 e 159 del libro e dalle parole del generale nazista Karl Wolff quali sono gli elementi che uniscono gli occidentali:

… Sarà pure stato un gioco di società, alimentato dall’euforia del momento, ma perché tanto entusiasmo di fronte alla prospettiva di una «resa incondizionata»? Eppure come dice Dollmann, l’incontro con Dulles aveva reso Wolff «arcisicuro». E questo è il nodo: perché il plenipotenziario nutriva tanto ottimismo?

Cinque giorni prima, a villa Besana, Wolff aveva discusso con Dollmann i risultati del primo contatto con svizzeri e americani. Erano emersi elementi incoraggianti, a cominciare dalla disponibilità degli americani a trattare con le SS. Il professor Husmann aveva tratteggiato un futuro per i tedeschi di buona volontà e le parole di Paul Blum erano suonate come una conferma: «… gli alleati hanno bisogno, per la ricostruzione, di tutti gli uomini di buona volontà. E chiunque dia il suo aiuto per accorciare la guerra…». Poi Wolff, discutendo con Parrilli, aveva detto: «E’ impossibile che gli occidentali vogliano permettere la bolscevizzazione della Germania. Perché non dovrebbero servirsi di noi per mantenere l’ordine nell’Europa centrale?». E il barone lo aveva spinto ad incontrare gli americani per «aprire loro gli occhi» sulle conseguenze per l’intera Europa di un’occupazione sovietica della Germania. Quando era partito per la Svizzera, Wolff aveva in tasca un promemoria per Dulles concordato con l’ambasciatore Rahn. Secondo quell’appunto, dopo la resa in Italia le armate di Kesselring avrebbero occupato la Germania sud-occidentale impedendo «la costituzione di un ultimo ridotto di difesa delle Alpi» e garantendo «la continuità della sovranità tedesca in quelle regioni». In treno verso Zurigo, discutendo con Husmann, Wolff aveva riconosciuto che la guerra era perduta ma aveva continuato a difendere i propri ideali nazisti. Infine aveva incontrato Dulles, che lo aveva invitato a parlare con franchezza. E non c’è motivo di ritenere che Wolff non l’abbia fatto. Il generale delle SS era profondamente convinto, e continuò a sostenerlo anche dopo la guerra, che gli ideali nazisti fossero la più alta espressione della civiltà occidentale. Wolff credeva fermamente nella superiorità della razza ariana e nella necessità di ergere una barriera contro l’invasione cosacca, contro la barbarie dei mongoli slavi. E’ possibile che Wolff non abbia affrontato con Dulles questi argomenti?…

Quando, però, i russi scoprono questo sporco gioco, la fiducia fra Est e Ovest si incrina pericolosamente. Gli occidentali gettano con quella Operation Sunrise le basi per la Guerra Fredda.

Il nazista Wolff aveva ragione nelle sue razziste affermazioni sui comuni valori che univano le classi al potere in Occidente. Questi razzistici disvalori, in particolare l’anticomunismo, sono ben presenti nella testa e nelle pratiche dei politici attuali ai vertici dell’Europa e degli Usa e si riscontrano nelle loro razzistiche politiche in Palestina, in Africa, in Asia, in America latina e in tutto il Medioriente e nel finanziamento e propaganda a favore dei movimenti e dei crimini dell’estrema destra in tutto il mondo.

L’unica alternativa possibile è una visione superiore in termini valoriali che solo la prospettiva del Comunismo può dare e che parta da un’unificazione dell’Europa sui principi sanciti dalla nostra Costituzione antifascista che sono: eguaglianza, pace e lavoro. Valori che devono unire i popoli europei dal Portogallo alla Russia. Ed è solo l’inizio…

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