
di Redazione
Dopo la notizia dell’educatore del liceo francese di Roma sospeso dal lavoro per dei post di solidarietà col popolo palestinese, dalla Regione Lazio arriva una nuova notizia di “bavaglio”. Questa volta si stratta di una circolare “riservata” fatta arrivare a tutti dirigenti scolastici dall’Ufficio scolastico regionale (quindi l’articolazione territoriale del Ministero), con la firma di Anna Paola Sabatin, riprodotta in questa pagina.
Nella “velina” il genocidio (oggetto di un processo presso la Corte della Nazioni Unite) in corso in Palestina ad opera delle forze di occupazione israeliane diventa “scenari internazionali di crisi”; i dirigenti, in ragione di ciò, sono invitati a “prevenire iniziative o comportamenti che possano turbare la serenità degli studenti e delle studentesse”.
Ma cosa potrebbe turbare gli allievi, per la dirigente pubblica? Che si accosti in qualsiasi modo il ricordo dello sterminio degli ebrei e quanto sta accadendo a Gaza, dove a quasi 4 mesi dal 7 Ottobre già l’1% della popolazione – di cui 10000 bambini – è stata uccisa dalle forze di occupazione israeliane. Un confronto che invece turba le coscienze di tutte e tutti gli insegnanti democratici e antifascisti, che non hanno mai rinunciato a ricordare, a tenere viva la memoria dell’orrore nazista, e che oggi hanno il cuore spezzato di fronte all’orrore perpetrato a Gaza.
E così, invece della solita circolare che invita a celebrare la Giornata della Memoria, la dott.ssa Sabatini invia alle e ai dirigenti scolastici del Lazio una vera e propria velina segreta di stampo fascista, un tentativo di intimidazione e controllo al di fuori di ogni regola costituzionale e di legge. Che invita tutti i dirigenti a segnalare tempestivamente iniziative “non conformi”. Ci chiediamo quanti dirigenti scolastici saranno ben lieti di compilare e segnalare “liste nere”? Concorrendo a creare un clima mefitico di censura e repressione nelle scuole.
Ma poi non conformi a cosa? A quanto, non a caso, ricordato dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, che in un documento in 12 punti, reso pubblico da Fanpage, fornisce istruzioni a uso interno per la commemorazione del 27 Gennaio: tra queste, ribadire l’unicità della Shoah e ascrivere alla categoria dell’antisemitismo ogni critica allo Stato di Israele e alle sue politiche. Il genocidio con il bollino doc, insomma, è uno solo, anche se ora i perseguitati si sono trasformati in carnefici.
Queste raccomandazioni arrivano poi insieme all’invito del ministro Piantedosi a non tenere manifestazioni a sostegno della Palestina nel giorno della memoria. Singolare che ciò arrivi quando al governo ci sono gli eredi politici di chi ha determinato e appoggiato l’Olocausto ebraico, che oggi si ergono a custodi della “serenità e regolarità” della Memoria di quel genocidio, mostrando contemporaneamente una certa accondiscendenza nei confronti di quelli in corso oggi e usando gli stessi metodi di allora: controllo, censura e repressione.
Dopo la presa di posizione della Corte internazionale di giustizia ci sarà una tregua di 35 giorni in Palestina e la restituzione degli ostaggi. Ma non basterà a risolvere la situazione. Per questo serve tutta la nostra solidarietà alla Palestina e l’invito di Piantedosi non fermeràà le manifestazioni.