
Le due principali vittime del golpe a tappe dei massocapitalisti e della loro loggia Propaganda 2

di Andrea Montella
Vogliono cambiare, i fascisti al governo, ancora una volta e per interessi di bottega il sistema elettorale maggioritario, che noi abbiamo giustamente chiamato antidemocratico, non per un vezzzo da nostalgici comunisti legati alla prassi della Prima Repubblica, ma per ragioni di sostanza e di merito. Vediamo allora come funzionava la democrazia in Italia dal 1948 al 1993 e se il sistema elettorale che la doveva garantire era in linea con i principi della Costituzione.
Durante la Prima Repubblica l’Italia si è avvalsa di un sistema proporzionale puro, proprio come volevano i padri costituenti. Il 2 giugno 1946, ci fu l’elezione dell’Assemblea Costituente e questo è stato un gran passo verso una vera democrazia. Votavano donne e uomini a suffragio universale, con un sistema di tipo proporzionale puro, a scrutinio diretto, libero e segreto. Quella fu la prima volta nella storia italiana in cui in una consultazione politica nazionale i partiti ottenevano un numero di seggi in Parlamento che rifletteva esattamente la percentuale di voti espressi nel paese. Non c’erano premi di maggioranza e il territorio era suddiviso in grandi circoscrizioni plurinominali. Avevamo ottenuto finalmente una vera democrazia parlamentare dove i lavoratori in particolare e le classi subalterne erano i veri sovrani.
Come funzionava il voto nella democratica Prima Repubblica
Il voto di preferenza: Sulla scheda l’elettore sceglieva il simbolo di un partito e poteva scrivere il nome di uno o più candidati di quel partito per esprimere la preferenza.
I candidati eletti: I seggi vinti da una lista andavano ai candidati che avevano ricevuto più voti personali di preferenza.
Nessuna soglia di sbarramento: Alla Camera non esisteva una percentuale minima di voti per entrare in Parlamento, permettendo a tanti partiti piccoli o regionali di avere voce. Era garantito un vero confronto tra le forze politiche e sociali.
I meccanismi delle due Camere
La Camera dei deputati: I seggi venivano assegnati con il metodo dei quozienti e dei resti più alti a livello nazionale. I voti che avanzavano nei collegi venivano raccolti in un unico collegio nazionale per distribuire gli ultimi seggi rimasti.
Il Senato della Repubblica: La Costituzione imponeva l’elezione su base regionale. Si votava in collegi uninominali dove vinceva chi prendeva il 65% dei voti. Se nessuno arrivava al 65%, i voti di tutti i candidati del partito venivano sommati a livello regionale e i seggi venivano ripartiti in proporzione.
Effetti del sistema
Massima rappresentanza: Ogni corrente politica e ogni piccola voce della società trovava spazio in Parlamento.
Poiché nessun partito singolo poteva raggiungere il 50%+1 dei voti da solo, era scongiurata ogni possibile dittatura anche la più mascherata come quelle con il premio di maggioranza, oggi tornato di moda. I governi nascevano sempre tramite alleanze (i cosiddetti “governissimi” o pentapartiti) formati dopo lunghe trattative tra i partiti, in particolare attorno alla Democrazia Cristiana. Con le regole della Prima democratica Repubblica anche i comunisti avrebbero avuto il diritto di governare se avessero avuto la maggioranza dei voti relativi durante le elezioni.
Quando il P.C.I. di Enrico Berlinguer superò alle elezioni europee nel 1984 la Democrazia cristiana, e Belinguer pagò con la vita quella vittoria, gli USA e la NATO con i loro infiltrati nei partiti e nelle istituzioni, prima distrussero il Partito Comunista Italiano e poi proposero il referendum del 1993. Prendendo a pretesto le malefatte di Bettino Craxi, Tangentopoli e le stragi atlantiche/mafia, Mario Segni promosse il referendum, appoggiato dal Pds di Achille Occhetto e dai Radicali di Pannella per sottrarci la democrazia più avanzata in Occidente sostituita dal sistema elettorale all’americana, che ha preso il nome di Mattarellum da Sergio Mattarella che lo ha scritto.

Nasceva così la seconda Repubblica e i partiti nulla fecero per contrastare l’eversione in atto, anzi facilitarono l’ascesa dell’eversivo piduista Berlusconi e della sua personale formazione politica, Forza Italia.

Per questa ragione noi sosteniamo che l’attuale governo di fascisti, vuole passare tramite la proposta di riforma elettorale che reintroduce il famigerato premio di maggioranza del fascistissimo Giacomo Acerbo. La legge Acerbo (1923) fu la prima norma a introdurre un forte premio di maggioranza in Italia. Voluta dal governo fascista di Benito Mussolini, prevedeva che la lista che avesse ottenuto almeno il 25% dei voti si vedesse assegnati i due terzi dei seggi alla Camera, trasformando una vittoria relativa in un controllo politico assoluto del Parlamento.
In questo Acerbo e Mussolini costruirono il passaggio da un sistema elettorale parzialmente democratico alla dittatura. E Giorgia Meloni copia. E l’opposizione, governata dalla massoneria, come il governo, non chiamano i lavoratori alla lotta in difesa della democrazia nata dalla Resistenza antifascista e non chiedono il ritorno delle regole democratiche della Prima Repubblica. Ognuno fa la sua parte per imporre, come fecero nel 1993, la volontà dei massocapitalisti atlantici.
Finto governo, finta opposizione le due gambe del compasso massonico, strumento utile per fare cerchi che nel linguaggio militare stanno a simboleggiare l’accerchiamento e che è mosso da un’unica mano: la massoneria.
Ma la nostra Costituzione ci fornisce, se decidiamo di usarla, lo strumento per sconfiggere questi settari e i suoi piani eversivi ed è l’articolo 18 che dice: “Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare”. E qual è l’associazione segreta per eccellenza se non la massoneria?