
PALMIRO TOGLIATTI ALL’VIII CONGRESSO DEL P.C.I.
di Redazione
Le ragioni che hanno portato alla vittoria del NO nella battaglia referendaria sulla Giutizia sono l’ennesima prova di quanto sia radicata nel nostro paese una connessione sentimentale nei confronti della nostra Costituzione, soprattutto tra i giovani.
Un amore che arriva da lontano, dalla lotta partigiana e dalla Prima e democratica Repubblica con i suoi partiti di massa, con la passione politica che li animava, che hanno trasmesso ai nostri nonni e padri ed è giunto fino a noi.
Dal lavoro che queste formazioni politiche hanno svolto in tutto il nostro territorio – ma in modo particolare dalla tenacia del Partito Comunista Italiano, voluto da Palmiro Togliatti, con le sue 10mila sezioni territoriali e 50mila cellule di fabbrica – deriva l’amore per la discussione politica, per la cura nella selezione dei candidati, che non potevano essere degli improvvisati ma delle persone scelte perché onorevoli di ricoprire ruoli istituzionali e avevano l’obbligo di rappresentare la parte migliore del paese. Questo bisogno di gente pulita nelle istituzioni nasceva anche dalla straripante corruzione e violenza del precedente sistema politico monarchico/fascista. Situazione in cui siamo ricaduti oggi.
Per queste ragioni i padri costituenti hanno dato così tanta autonomia alla magistratura dal potere politico.
Molte delle persone che sono andate a votare per il NO solitamente non votano per i partiti che siedono nel Parlamento della seconda e piduista Repubblica, non si riconoscono nei truffaldini meccanismi introdotti da questi partiti, in primis il sistema elettorale maggioritario. Il più grande imbroglio contro la democrazia nata dalla Resistenza.
Nel progetto eversivo della Loggia massonica P2, il famigerato Piano di rinascita democratica, erano previste modifiche della Costituzione che tutti i partiti della seconda Repubblica si sono adoperati ad apportare: riduzione dei parlamentari; modifica del Titolo V (Parte II) che disciplina l’organizzazione degli enti territoriali (Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni). Elezione diretta dei Presidenti di Regione. Introduzione del principio del pareggio di bilancio. Modifiche al voto dei Senatori. Modifiche costituzionali che progressivamente dovevano svuotare la Carta e portarci verso un sistema angloamericano con il presidenzialismo e la fine del ruolo centrale del Parlamento rispetto all’esecutivo, che come dice la parola stessa deve eseguire la volontà che merge dal dibattito e dalla mediazione parlamentare.
Tutti queste modifiche, di un golpismo massonico strisciante, servivano solo ad avvantaggiare i massocapitalisti nostrani e quelli internazionali che volevano avere le mani libere di fare ciò che continuano a fare ancora oggi, ovvero depredarci di tutte le risorse e le conquiste che, grazie all’applicazione delle norme costituzionali, ci avevano fatto diventare la quarta potenza mondiale. Ma soprattutto un paese più civile nonostante il terrorismo e le stragi di ogni colorazione ,ma tutte politicamente convergenti contro i comunisti, i suoi alleati e la Costituzione.
Ebbene proprio quel livello di scontro con l’imperialismo e le sue mire sul nostro paese, ha reso ancora più forte l’attaccamento alla Costituzione e ai suoi principi.
Oggi aleggia nelle persone del nostro paese una malinconica nostalgia per gli anni in cui tra la nostra Costituzione e i partiti politici non c’era una distanza siderale come oggi. Si sente l’esigenza di tornare a fare politica a livello di massa, c’è voglia di partecipazione, di democrazia reale. Quindi a questa esigenza deve rispondere oggi la politica. Ma non ci sembra che le odierne formazioni politiche siano in grado di farlo.
Serve un ritorno alla buone pratiche della Prima Repubblica e far rinascere i partiti di massa fondamentali per la democrazia, con forti idalità e il Partito Comunista Italiano ne è stato il migliore esempio in tal senso, è stato la punta più avanzata sia a libello di ideali, moralità che di prassi democratica.
La democrazia l’abbiamo conosciuta nelle cellule e nelle sezioni territoriali di quel Partito che ha avuto dei dirigenti emersi nella lotta al fascismo sin dagli anni Venti, che ha saputo con le sue lotte e iniziative editoriali diffondere quella egemonia che nasce dal confronto e che tramite i libri degli Editori Riuniti, i sui giornali come L’Ordine Nuovo, Comunismo, l’Unità e i periodici come Rinascita, Il Contemporaneo, Cronache Meridionali, Critica Marxista, NoiDonne, Realismo, Rassegna Comunista, Pagine Rosse, Società, Il Soviet, la Nostra Lotta, Lo Stato Operaio, Vie Nuove, ha formato per decenni, come diceva Pasolini, la parte migliore del nostro paese.
Oggi buona parte di quei militanti e votanti del P.C.I., traditi dall’illecito Congresso del 1991, non votano più per i partiti della seconda e piduista Repubblica non trovano in essi quella continuità democratica conquistata con la lotta al fascismo. Quelle persone sanno che a difenderli dall’arroganza dei massocapitalisti sono rimasti solo due cose: la Costituzione e tutti quei magistrati e uomini/donne dello Stato che ancora credono nei valori di civiltà contenuti nella Costituzione.
Con la vittoria del NO si vedono gli effetti positivi e la forza che deriva dell’UNITA’ delle masse popolari e questo ci dovrebbe spronare a ripensare alla ricostruzione di quel Partito Comunista Italiano, palestra di vita e della nostra democrazia.
Proprio grazie alla discussione democratica e all’esperienza acquisita da parte dei comunisti nella lotta al terrorismo stragista lanciamo un appello a tutti i compagni e ai sinceri democratici di vigilare perché l’attuale governo è anche espressione di formazioni che nei momenti di diffficoltà dei massocapitalisti, hanno fatto del terrorismo e delle stragi strumenti di lotta politica, inventandosi finti movimenti e finti rivoluzionari o strumentalizzando singole persone prive dei necessari strumenti per capire in che mani sono finite e facendogli commettere atti scellerati ma a loro utili per generare paure ed esigenze irrazionali di governi forti e restringimenti delle libertà democratiche per le masse popolari.