lunedì, Giugno 8

L’INDUSTRIA DELLA DIFESA RUSSA, GUERRA O NON GUERRA

L’industria della Difesa russa, guerra o non guerra

«Il 2026 per la Russia e la sua industria della Difesa, ‘verifica’ dell’ apparato industriale militare e sistema economico che lo sostiene, per una pianificazione di medio-lungo termine», avverte Lara Ballurio su Analisi Difesa, giornalista e analista geopolitica specializzata in Russia e Repubbliche dell’ex blocco sovietico. Rapporto molto tecnico ma estremamente interessante.

Capacità militari e macroeconomia

La crescita della spesa militare russa accelera dopo il 2022 e tende a stabilizzarsi nel 2025–2026: «il passaggio dall’emergenza alla gestione strutturata dell’economia di guerra», dai dati SIPRI. E nuovo programma statale di riarmo di lungo periodo. Non più brevi cicli, ma ‘secondo una logica di continuità decennale’. Quelle che in rete vengono definite «stal’nye girljandy», (ghirlande d’acciaio), spesso liquidate come soluzioni improvvisate, ma in realtà la risposta più diretta alla trasformazione del campo di battaglia osservata dal 2023 in poi.

La minaccia dominante

La minaccia dominante ora arriva dall’alto, attraverso droni economici, e ‘strutture reticolari sopra torretta e scafo che anticipano la detonazione hanno l’obiettivo di anticipare la detonazione, e ridurre l’impatto sulla corazza. Non l’invulnerabilità del mezzo, ma maggiore probabilità di sopravvivenza. Non solo la perfezione tecnologica, ma l’efficacia sul campo, con soluzioni ‘grezze’ ma efficaci. La stessa logica dei sistemi anti-drone. Il 28 gennaio l’agenzia TASS ha riferito che la holding ‘High Precision Systems’, del gruppo Rostec, ha consegnato per la prima volta alle forze armate russe i ‘complessi Zubr’, progettati per individuare piccoli UAV (Unmanned Aerial Vehicle) destinati alla protezione di infrastrutture critiche.

Droni la nuova arma

Sul fronte anti-UAV, il ‘Center for Unmanned Systems and Technologies (CUST)’, parla di sistemi laser contro i droni nel 2026”. Di fatto la minaccia UAV viene trattata come permanente e di sistema. Sempre nuovi droni e nuovo proiettili contro. E la difesa anti-UAV, ci spiega la specialista, «viene integrata in sistemi esistenti, senza richiedere nuove piattaforme, riducendo tempi, costi e complessità logistica». Una gara sul campo di battaglia. Nuove varianti di droni d’attacco a lungo raggio, avverte il britannico IISS (International Institute for Strategic Studies), e l’aumento della velocità tra attacco e risposta all’adattamento della difesa. «Accanto a questi sistemi di impiego quotidiano sul campo. Il 9 gennaio scorso, Reuters è tornata a parlare del missile ipersonico Orešnik, definendolo un missile balistico a raggio intermedio e ricordando come il suo impiego in Ucraina sia stato finora raro». Più segnale politico-militare, più che come strumento per sostituire le campagne di droni e missili convenzionali.

Deterrenza nucleare, Bielorussia e navi

Modello analogo a quello adottato dagli Stati Uniti con i loro alleati NATO: Minsk come piattaforma mentre la gestione delle testate resta russa, come le bombe B61 Usa in Europa. «Se il dominio terrestre e aereo mostra adattamento rapido, quello marittimo incarna la continuità strategica». A partire dal sottomarino nucleare Perm del marzo scorso, con particolare attenzione all’Artico. Quindi le tecnologie per l’operatività sotto i ghiacci, aprendo la strada ad un’organizzazione più stabile e sistemica dell’apparato industrial-militare. Una sorta di ‘corsia preferenziale’ sui tempi per ricerca e introduzione operativa (Voentech), con il supporto della GISP (Gosudarstvennaja Informacionnaja Sistema Promyšlennosti, Sistema informativo statale dell’industria).

Apparato militare ed economia russa

Secondo il New Eurasian Strategies Centre (CEST Centre), think tank indipendente con sede a Londra e Washington D.C., l’economia russa è entrata in una fase nella quale la spesa militare resta prioritaria ma cresce il carico fiscale. L’adattamento contabile di un sistema che ha già incorporato la guerra nella propria normalità economica. Le analisi convergono nel segnalare che il comparto della difesa russo entra nel 2026 in una dinamica di stabilizzazione sotto vincoli crescenti. Le valutazioni del SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) indicano che l’incremento della spesa militare registrato negli anni più intensi del conflitto tende a rallentare, mentre secondo Bloomberg la crescita dei settori direttamente legati alla difesa dovrebbe assestarsi nel 2026 su ritmi moderati, nell’ordine del 4-5 % annuo. Il passaggio a una gestione ordinaria dell’economia di guerra, ormai integrata nei meccanismi di bilancio, programmazione industriale e sostenibilità macroeconomica.

Export di armi

Putin ha dichiarato che nel 2025 i ricavi derivanti dall’export di armamenti hanno superato i 15 miliardi di dollari, facendo riferimento a circa 340 progetti di cooperazione con 14 Paesi. Obiettivo 2026, aumentare in modo significativo le esportazioni, con particolare attenzione ai Paesi della CSTO, (Trattato di Sicurezza Collettiva) e della CSI (Comunità degli Stati Indipendenti), organizzazioni di cui Mosca assumerà la presidenza nel 2026, e all’ulteriore espansione delle relazioni con diversi Stati africani.

«Letti nel loro insieme –conclude Lara Ballurio-, il quadro finale. Nel 2026 la Russia non introduce solo nuovi sistemi d’arma: consolida un modello che combina pragmatismo industriale, deterrenza strategica e pianificazione economica. È in questa intersezione tra capacità militari e sostenibilità macroeconomica che il 2026 si configura come banco di prova per la trasformazione di una resilienza emergenziale in una struttura permanente».

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