lunedì, Agosto 10

L’IMPERO PERSIANO DI CIRO IL GRANDE, DI DARIO E DI SERSE

C’era una volta…

29 Marzo 2026

  • di Giovanni Punzo

L’impero persiano da cui nasce l’Iran. Tra il 522 e il 486 a.C. sovrano assoluto dell’imperio persiano fu Dario I,  preceduto sul trono da Ciro il Grande. Poi fu Serse che nella battaglia delle Termopili sconfisse l’allora avversario occidentale greco. Ma è Dario la figura che sconfina ancora nella leggenda, col nome legato alla trasformazione dell’impero persiano nella massima espansione, alla riorganizzazione interna e alle spinte di conquista che ne derivarono.

Alle origini dell’Impero

Il suo primo atto di comando fu l’ascesa stessa al trono dal quale per prima cosa rimosse uccidendolo l’usurpatore, un fratello del re scomparso che non voleva abbandonare il potere, o – come si disse in seguito – un sedicente fratello del re che ne aveva assunto il ruolo. L’anno successivo Dario e i suoi alleati sconfissero infine un altro usurpatore legittimando Dario come autentico imperatore. E Dario divenne uno statista completo che riformò l’impero, creò un sistema giudiziario basato su leggi scritte e soprattutto impose un efficiente sistema fiscale. In considerazione infatti della grande estensione territoriale, l’impero fu suddiviso in ‘satrapie’, ponendovi a capo un funzionario dai poteri praticamente illimitati e direttamente dipendente dall’imperatore. Sebbene oggi l’espressione sia poco usata, vale la pena di ricordare che in tempi recenti definire ‘satrapo’ una persona, non era affatto un complimento. L’altra grande opera fu la costruzione di una lunga strada che attraversava l’impero e ne collegava le principali città unificandole in un solo impero.

Dario e la Grecia

Le guerre persiane, come raccontato dalla storiografia greca, ebbero inizio intorno al 490 a.C. protraendosi per oltre mezzo secolo: si trattò di una serie di eventi epocali tanto che loro narrazione da parte di Erodoto costituisce la prima fonte di un ciclo unico, primo nella storia del mondo, segnato da trattative, alleanze, spedizioni e battaglie. Le città greche non costituivano al tempo un unico soggetto politico e militare: sorse allora una rete di alleanze per contrastare il nemico, ma alla fine – nonostante il pericolo esterno fosse stato contenuto e sancita una forma di pace – i dissidi si verificarono tra le città greche e principalmente tra Atene e Sparta e le diverse città collegate. Non tutti gli aspetti e gli episodi di questa fase di guerre sono però chiariti dal punto di vista storico: ad esempio Tucidide, l’altro grande storico greco, dopo la battaglia di Salamina (450 a.C.), non parla più del nemico persiano, forse perché vuole arrivare in fretta al suo tema principale, ovvero la guerra del Peloponneso. Sono stati anche avanzati dei dubbi sulla stessa pace di Callia, dal nome dell’ambasciatore e negoziatore (la cui data è incerta tra il 470 o il 449 a.C.), che secondo altri storici come Diodoro Siculo o Isocrate, fu effettivamente firmata, mentre al contrario Calistene e Teopompo la negano. Non fa chiarezza nemmeno Plutarco che pur ammettendo le trattative condotte, sostiene che non diedero vita ad un trattato vero e proprio.

Le guerre persiane

Delle guerre persiane l’immagine più diffusa resta quella della difesa delle città greche, dove in maniera ineguale esisteva una forma di partecipazione popolare al governo, e l’assolutismo spietato degli orientali. Ancora oggi insomma sembra di vedere la configurazione del conflitto tra Oriente e Occidente. Un’altra immagine forte risalente ai quei conflitti è del resto quella della ‘proskynesis’ (l’inchino), un gesto di sottomissione al potere – introdotto ufficialmente poi da Alessandro Magno – che mai un greco avrebbe tributato ad alcuno dei suoi governanti.

Il mito di Dario

Tra i primi a creare il mito del grande imperatore che avrebbe potuto conquistare il mondo intero ci fu il greco Erodoto: lo storico racconta infatti del ‘sogno di Serse’ che in una visione fantastica aveva scorto le grandi ali di un suo successore al trono persiano che un giorno avrebbero coperto il mondo. Le prime componenti del mito furono quindi da una parte le testimonianze celebrative all’interno dell’impero e riportate da decine di iscrizioni ufficiali, ma dall’altra il timore e la cautela del mondo greco per un potente vicino. Non è casuale che il più antico documento scritto in lingua persiana sia proprio una di queste iscrizioni, in forma di resoconto storiografico e propagandistico che nello stesso tempo ribadisce l’identità persiana e la fede nello zoroastrismo, l’antica religione. Le lotte e il declino dell’impero persiano, che alla fine fu sconfitto dall’islam, misero in ombra il passato glorioso, ma forse non tutti se ne dimenticarono.

Shah Reza Palevi copia occidentale sbiadita

Da queste immagini lontane nel tempo il regime dell’ultimo shah Reza Palevi ne fece un uso ampio e anacronistico, essendo trascorsi più di due millenni, per rappresentarsi come riformatore laico della Persia: l’insistenza al limite del cattivo gusto sulla discendenza dell’esercito del moderno Iran dagli Immortali di Dario era parte di questo sogno che però non fu eccessivamente gradito al potente clero sciita. Il mito del nuovo imperatore, rovesciato dalla rivoluzione khomeinista, sembrava fondato tuttavia su un estremo realismo, dalle ardite ingegnerie industriali, ma anche da una spietata repressione poliziesca.

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