

- America sconclusionata
- 21 Marzo 2026
- di Ennio Remondino
I prezzi salgono e le altre navi passano. Teheran stila una lista «esclusiva» per attraversare lo Stretto di Hormuz. Dalla Casa Bianca urla contro gli alleati, e il padrone di casa ottiene le basi della Gran Bretagna. Ma non basta, avverte Chiara Cruciati. Sempre più analisti parlano di una crisi lunga, i danni alle infrastrutture potrebbero trascinarsi per anni.
Trump nello Stretto non sa uscirne
«Il prezzo del carburante che sale, le previsioni nere degli analisti e le navi altrui che la lista ‘esclusiva’ di Teheran esenta dal blocco di Hormuz sono un mix troppo esplosivo per un leader permaloso come Donald Trump. Incapace di autocritica per un’operazione che un senso non ce l’ha, e nemmeno una strategia, con qualcuno deve pur prendersela».
Vittoria inventata, colpe scaricate
Colpe a giorni alterni. Ieri di nuovo ricadute sugli alleati della Nato, nel solito bilioso attacco dell’opportunista che mangia dalla mano tesa americana ma non offre mai. «Senza gli Usa, LA NATO è UNA TIGRE DI CARTA – ha scritto ieri sul suo Truth Social – Ora che la battaglia è militarmente VINTA con pochissimo rischio per loro, si lamentano per i prezzi alti del petrolio ma non vogliono aiutare ad aprire lo Stretto di Hormuz…CODARDI, ce lo RICORDEREMO». Alla fine la Gran Bretagna si è un po’ piegata, concedendo agli Usa l’uso delle proprie basi per «operazioni difensive» contro il sistema missilistico iraniano utilizzato per «attaccare le navi nello Stretto di Hormuz».
Le ‘creative’ vittorie militari
Dopo la rabbia, alla Casa bianca, Trump aveva rifatto l’elenco delle vittorie militari che Washington avrebbe archiviato, sostenendo che la battaglia è vinta ma la guerra continua: ieri funzionari statunitensi hanno riportato alla Reuters del dispiegamento in atto di migliaia di marine in Asia occidentale. Obiettivo Hormuz, il peggior incubo. «Lo è talmente tanto che, secondo Axios, starebbe ragionando di un’occupazione via terra della strategica isola di Kharg da cui passa il 90% delle risorse energetiche dell’Iran. Teheran è ben consapevole che quella lingua di mare è la più potente arma a sua disposizione e sfida Trump: chiuso alla navigazione da venti giorni, lo stretto riapre solo per gli ‘amici’».
L’arma (nota da sempre) di Hormuz
Un corridoio di mare riservato, solo su autorizzazione del Corpo delle Guardie rivoluzionarie. Lo doveva pur sapere anche Trump prima di seguire Netanyauh nella sciagurata avventura. Troppo abituato a imporli i divieti non sopporta di scoprire che ora li dovrà subire, e molto altro. Intento dalle Stretto in guerra, passano nove navi-container. Tra i paesi autorizzati ci sono Cina, India, Pakistan, Malesia e Iraq.
Quello che non passa grazie a Trump
Anche se noto meglio ripetere: «da quello Stretto passa il 20% del traffico globale di greggio, uno snodo la cui centralità fa il paio con la portata della produzione di gas e petrolio dei paesi del Golfo. Dopo i raid israeliani sul giacimento iraniano del South Pars (a Tel Aviv importa poco purché la guerra si estenda nello spazio e nel tempo), è saltata anche quella linea rossa, non prendere di mira l’infrastruttura che tiene su buona parte dell’economia globale».
Sottovalutato l’allarme fame
E se in pochi sembrano preoccupati dall’allarme del World Food Programme («Se il conflitto dovesse protrarsi fino a giugno, altri 45 milioni di persone potrebbero trovarsi in condizioni di grave insicurezza alimentare»), l’amministrazione Trump un timore ce l’ha, ed è tutto interno. È riassumibile nel sondaggio condotto da Reuters/Ipsos: il 55% degli statunitensi è «in qualche modo» colpito dall’aumento del prezzo del gas e un altro 21% lo è «moltissimo».
Il greggio verso i 200 e il mondo in ginocchio
Una tendenza che rischia di peggiorare, insiste il Manifesto: «Ieri al Wall Street Journal funzionari sauditi hanno detto di ritenere possibile che il prezzo del greggio possa toccare quota 180 dollari al barile entro fine aprile se Hormuz resta inaccessibile». Il timore di una crisi di lungo periodo, con Chris Waller, del consiglio dei governatori della Federal Reserve degli Stati uniti, che usa la parola proibita. «Non dico di una recessione ma di un improvviso peggioramento dell’economia più grave di quel che pensavamo».
L’America di nuovo ricca e potente?
Goldman Sachs prevede un aumento dei prezzi che potrebbe trascinarsi fino al 2027 anche se l’offensiva terminasse entro la prossima estate a causa dei gravi danni subiti dalle infrastrutture del Golfo e di conseguenza di una minore produzione. E non è detto che nello Stretto torni tutto alla normalità. Fonti della sicurezza iraniana, parlando con la Cnn, hanno avvertito: «Hormuz non tornerà a operare alle condizioni pre-guerra».