sabato, Settembre 19

L’EX PRESIDENTE DEL KOSOVO THAÇI

Balcani

16 Settembre 2026

di Remocontro

Il tribunale internazionale sui crimini di  guerra nella ex Jugoslavia, ha giudicato colpevole di crimini di guerra l’ex presidente Hashim Thaçi, e lo ha condannato a 25 anni di carcere (i procuratori ne avevano chiesti 45). Crimini di guerra commessi tra il 1998 e il 2000, durante la guerra in cui Thaçi guidò l’Esercito per la liberazione del Kosovo (UÇK), l’organizzazione paramilitare di separatisti albanesi che combatté contro l’esercito serbo per ottenere l’indipendenza del Kosovo.

Condanna pesante per crimini gravi

Il tribunale speciale dell’Aia ha ritenuto l’ex presidente kosovaro responsabile di gravi reati. Thaçi era accusato di vari crimini di guerra e contro l’umanità, inclusi persecuzione, arresto e detenzione illegali, tortura, omicidio, trattamenti crudeli e sparizioni forzate. Insieme a lui erano imputati per gli stessi crimini anche Kadri Veseli, Jakup Krasniqi e Rexhep Selimi, altri militari dell’UÇK poi diventati politici kosovari. Sono stati condannati rispettivamente a 18, 25 e 13 anni di carcere.

Crimini di guerra e non contro l’Umanità

Thaçi e gli altri sono stati giudicati responsabili solo di crimini di guerra. Secondo i giudici ci sono prove sufficienti per dire che arrestarono e tennero prigioniere in condizioni disumane centinaia di persone in Kosovo e Albania, accusandole senza prove di essere collaboratori dei serbi. I giudici hanno detto inoltre che ci sono prove sufficienti per dire che gli ex membri della milizia inflissero intenzionalmente gravi sofferenze fisiche e psicologiche a persone che non prendevano parte attiva alle ostilità, torturandole e in qualche caso uccidendole per le torture subite. Hashim Thaçi in particolare è stato giudicato colpevole di ben 96 omicidi. Gli imputati sono stati invece scagionati dall’accusa di aver commesso crimini contro l’umanità.

Il Kosovo Oggi

Oggi il Kosovo è un piccolo stato non riconosciuto da tutti i membri delle Nazioni Unite. Ma fino ai primi anni Novanta era un territorio che faceva parte, come provincia autonoma della Serbia, della Repubblica socialista di Jugoslavia, una federazione a sei repubbliche che includeva anche Croazia, Slovenia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia e Montenegro. Quando tra il 1991 e il 1992 la federazione si dissolse, il Kosovo restò provincia della Serbia all’interno di quanto ne rimaneva, ossia la più piccola Repubblica Federale di Jugoslavia, composta solo da Serbia e Montenegro.

Il nazionalismo serbo di Milosevic

Nel 1990, su pressione della Serbia, l’autonomia del Kosovo venne abrogata e il presidente Milošević avviò una dura campagna di serbizzazione del territorio, in cui la popolazione è prevalentemente albanese. Il tentativo di assimilazione forzata generò scontri tra esercito serbo e milizie paramilitari pro indipendenza che durarono anni e che alla fine del decennio sfociarono in una guerra. Il movimento militare di separatisti albanesi UÇK in quegli anni fu responsabile di una serie di azioni di guerriglia contro l’esercito serbo, arrivando anche a controllare intere zone del territorio kosovaro.

L’eredità UÇK dibattuta

Per la Serbia l’UÇK fu un’organizzazione terroristica; e prima dell’inizio della fase più violenta della guerra nel 1999 gli Stati Uniti e le Nazioni Unite descrissero le sue azioni come terroristiche (ma non la inserirono mai nella lista ufficiale del terrorismo). Al contrario molti kosovari e albanesi la ricordano ancora oggi come un movimento di liberazione.

Il verdetto era attesissimo in Kosovo, dove nel centro della capitale Pristina era stato installato un maxi schermo che trasmetteva in diretta dall’aula. Si sono presentati moltissimi sostenitori di Thaçi e dell’UÇK, con cartelli con il volto dei quattro imputati e la scritta: «La loro libertà è l’unica giustizia». Dalla piazza è poi partita una marcia di protesta spontanea verso la sede di un’istituzione dell’Unione Europea.

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